2035: vivremo in città galleggianti?

In un articolo apparso su”Designboom” il 7 novembre 2019, a firma dell’architetto polacco Wojciech Morsztyn, relativo al progetto Ocean Community , si paventa un pericolo certo: l’innalzamento delle acque, dovuto al riscaldamento globale, sommergerà molte terre emerse del pianeta. In molti dovranno vivere sul mare.

Carlo Raspollini

Sono le 7.30 del mattino del 19 marzo 2035. È la festa del papà in Italia e sicuramente le mie figlie mi avranno fatto un pensierino. Lascio la camera in silenzio per non svegliare mia moglie e apro le cortine che impediscono la vista dalle vetrate della barca. Sono su una barca, o meglio una barca casa (“Pod”), attraccata a una delle isole flottanti a largo del Golfo di Napoli. È un progetto nato anni addietro per merito dell’architetto Wojciech Morsztyn, laureatosi in mobilità intelligente presso il Royal College of Art. Lo so non è facile da pronunciare, voi chiamatelo come fanno tutti Woiciek.

In passato quando la temperatura dell’atmosfera era più calda di 2-3 gradi, i mari erano più alti di 16 metri. Tuttavia la fusione dei ghiacci che ricoprono la Groenlandia e l’Artico ha fatto aumentare il livello degli oceani di 30 metri e non è finita qui, altri innalzamenti sono possibili per lo scioglimento completo dell’Antartide, potrebbero arrivare a 60-70 metri! L’innalzamento delle acque dovute al riscaldamento globale ha mandato sott’acqua parecchie zone costiere: Napoli per esempio e i campi flegrei. Venezia è scomparsa. Amburgo e San Pietroburgo sono in mano ai pesci. San Francisco e Lower Manhattan, ma anche New Orleans, Londra, Shangai, Edimburgo e l’isola di Formosa sono invase dalle acque e quasi sparite. La pianura padana è tornata ad essere un grande lago, quasi fino a Torino. Ferrara e Ravenna non ci sono più. Dappertutto è successo un disastro. In Olanda hanno provato a resistere con il loro ingegnoso sistema di dighe ma alla fine il mare ha prevalso e dopo una forte tempesta s’è ripreso Amsterdam e tutti i Paesi Bassi, la Camargue, gran parte delle isole caraibiche, il sud della Spagna, molte isole greche sono sparite e così le Maldive sono solo un ricordo.

Il catamarano enorme che solcava l’Oceano di Waterworld

Siamo su Waterworld

La Comunità internazionale era già intervenuta in anticipo con il sistema delle case galleggianti di lusso, perché ci sono anche i quartieri poveri sugli zatteroni che vivono praticamente in una palude, peggio degli Uru del Lago Titicaca, che ancora campano sulle isole flottanti di paglia. Le nostre barche/case galleggianti sono connesse a un isolotto circolare, quattro per volta. Qui abbiamo elettricità, acqua potabile filtrata dalla pioggia, un sistema di raffreddamento riscaldamento ad energia solare ed eolica. Le auto sono praticamente sparite, si usano solo in montagna e nelle zone non raggiunte dagli oceani. Lungo le coste ci si muove con jetski, droni volanti, elicotteri, imbarcazioni di vario tipo, meglio se a vela, quando il tempo lo consente.

Abbiamo dovuto rendere abitale il mare, visto che ci ha tolto la terra. A voi verrà a mente quel film con Kevin Kostner, Waterworld, dove l’umanità era costretta a vivere sul mare perché le acque avevano ricoperto i continenti. Beh è qualcosa di simile. Ancora delle terre emerse ce ne sono ma coloro che ci vivono non se la passano meglio di noi acquatici.

Noi abbiamo strutture commerciali interamente galleggianti, come banche, ospedali, supermercati, uffici e negozi nei centri commerciali. Tutto alimentato a energia solare ed eolica ma anche con il movimento delle onde e delle correnti marine. La nostra dieta è virata ovviamente molto sul pesce e sulle alghe marine. I prodotti della terra arrivano via droni ed elicotteri, che trasportano cassette di verdure e legumi. La carne è molto ridotta. Polli e conigli per lo più che si allevano facilmente. Gli insetti hanno preso il sopravvento sul resto del cibo, ma vengono tritati per farne polveri che poi servono per preparare composti proteici simili a pani o dolci.

Il Pod, la struttura mobile che galleggia

Un pod è una casa barca ancorata a una struttura galleggiante

La mia unità si chiama NA-236. È una barca – casa, un Pod, con due grandi moduli abitativi adibiti a salone e a camera da letto, con relativo bagno e cucina. In un’altra casa barca ormeggiata vicino, la NA-238, vivono le mie due figlie. Anche loro hanno grandi spazi: due camere da letto con bagno, un saloncino e un cucinotto per le necessità più impellenti, altrimenti vengono a mangiare da noi. Ogni Pod ha due livelli. Il piano superiore è adibito per lo più a sala, ufficio oppure a palestra. Nel mio caso è un ufficio, da dove svolgo il mio telelavoro on line. Nel caso delle mie figlie è ugualmente una sala di studio, da dove si collegano con la scuola sempre grazie ai computer. Le grandi aziende hanno sedi centrali dove ci si vede di tanto in tanto. Per lo più nei centri d’affari su terra ferma. Siamo in contatto continuo on line col telefono, che ormai assolve a tutte le funzioni vitali della nostra generazione.

I Pod rispondono alle diverse esigenze del mercato

I nostri Pod sono i più nuovi reperibili sul mercato. I primi costavano molto, adesso si possono avere per 100.000 € l’uno. Ma per chi può spendere ce ne sono anche di più grandi che possono arrivare fino al doppio del prezzo. Se hai da spendere allora ti conviene comprare una villa sulla terra ferma, in un residence protetto da guardie armate. In quel caso puoi spendere anche qualche milione di euro, oltre al condominio mensile. Solo i molto ricchi e i molto poveri vivono ancora là.  Separati da mura e da guardie armate.

Ovviamente non è scomparsa la delinquenza, anzi. Noi che viviamo sul mare abbiamo una copertura satellitare che ci protegge 24 ore al giorno e un pronto intervento di Guardia coste in caso di furti. Che si possa rubare un Pod è difficile, non accade da tempo. Sarebbero subito bloccati. Ma rubare nei Pod è possibile che accada, se sono molto rapidi e se sanno come e dove scappare. Ci sono degli slums in cui i ladri si rifugiano per non essere inseguiti. Luoghi in cui una pattuglia di guardie non riesce ad entrare. A meno che non si facciano delle retate, tipo rastrellamenti militari, con l’esercito e molti veicoli dall’aria, da terra e dal mare.

Una pianta di limoni da tenere sulla barca

Sto facendo colazione nella veranda con vista sul golfo e sul Vesuvio. Mia moglie si è appena alzata ed è pronta a bere il suo succo d’arancia. Io mi sono fatto una torta con avena e banane e un po’ di miele, prezioso. Finalmente arrivano anche le figlie. Hanno un pacco in mano. È il mio regalo. Lo scartiamo. Una pianta di limone! Avere una pianta sul Pod è una fortuna. È un gran regalo!

Certo se l’umanità si fosse resa conto di quale pericolo stavamo correndo nei primi anni 2000 e avesse fatto qualcosa contro il riscaldamento globale, forse oggi non staremmo in queste condizioni. Ma nonostante i richiami, le proteste, i libri e gli studi, i governi sono rimasti per lo più sordi ad ogni intervento che riducesse l’uso dei prodotti energetici fossili e le emissioni di CO2 sono continuate, fino a sciogliere l’intero Artico e gran parte dell’Antartide. Così siamo arrivati a vivere sul mare.

Carlo Raspollini
Carlo Raspollini
Nasce a Follonica, in Maremma. Si laurea in Scienze Sociali a Trento il 12.12.1973 con una tesi di Psicologia Sociale sulle Comunicazioni di Massa. Inizia subito a collaborare in Rai a varie rubriche radiofoniche dal 1971. Partecipa a Per Voi Giovani, Retroscena, vari sceneggiati musicali, Inonda, La Civiltà dello Spettacolo. Dal 1989 arriva in televisione dove, come Autore e -a volte- Produttore e anche Regista, idea e partecipa a numerosi programmi, tra i quali: L'amore è una cosa meravigliosa, Tua, varie prime serate di spettacolo, poi inizia a collaborare a Unomattina e contemporaneamente a Linea Verde, Linea Verde Orizzonti, La Prova del Cuoco, Storie Vere, Ciao Come stai?, Vitabella più vari speciali quasi sempre su Raiuno. Dal 2016 vive a Punta Cana, Repubblica Dominicana , dove si occupa di eventi gastronomici internazionali.

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