Che vestiti indosseremo grazie alla tecnologia?

Noleggeremo abiti alla moda, compreremo quelli che si smacchiano da soli e che cambiano colore a comando o in base alle emozioni. Abiti fatti con le fibre di ananas e cactus. Biodegradabili, super tecnologici. Che analizzano i nostri dati biomedici durante l’attività sportiva. Insomma cambierà il nostro modo di vestire.

Carlo Raspollini

Il livello delle ricerche e degli studi fa capire che il futuro è tra noi, che si progetta e si inventa ogni giorno qualcosa che potrebbe cambiare i nostri modi di vivere domani. Per questo è importante parlarne, in tutti i settori, per essere informati e perché ognuno di noi, potrebbe diventare ideatore di un meccanismo o di un oggetto risolutore di un problema futuro.

Sembra che come per i CD dei film, i mezzi di trasporto e le case anche per l’abbigliamento funzionerà una specie di car sharing. La proprietà non è più un obbiettivo, se ne può fare a meno di investire molti soldi in cose che poi non useremo che in qualche occasione. In America già funziona. Ma gli anglosassoni hanno meno pretese dei latini e sono molto più formali e attenti all’apparire.

Un’altra tendenza è quella di produrre abiti con le stampanti 3D, che già sono in grado di realizzare oggetti solidi come gioielli e scarpe. Per i tessuti ci sono ovviamente dei problemi ma nel giro di qualche anno si troverà una soluzione.

Il futuro dell’abbigliamento, per esempio, ci riserva molte sorprese e novità. Alcune sono già in essere e prenderanno sempre più piede nei prossimi anni. Ve ne segnaliamo alcune tra quelle più interessanti e incredibili.

Gli abiti da sposa da sempre i più noleggiati

DRESS YOU CAN

DressYouCan, ovvero il primo servizio di noleggio fashion: abiti di alta moda di importanti stilisti, capi vintage e capi dal taglio moderno. L’azienda milanese DressYouCan  mette a disposizione il look giusto per ogni evento: matrimoni, cerimonie, cocktail party, aperitivi eleganti o eventi informali, comprese le riunioni di lavoro o un incontro speciale. 

Nell’armadio di DressYouCan oltre agli abiti di moda, si trovano accessori e scarpe, firmate dai più grandi brand (Manolo Blahnik, Christian Louboutin e Jimmy Choo)

Scegli l’abito e/o i capi che preferisci (scarpeborseaccessori) tra le collezioni del catalogo. In base alle date il cliente fissa i tempi del noleggio. Sia la consegna che il ritiro possono avvenire anche al domicilio. I capi andrebbero provati qualche giorno prima per essere certi che vadano bene ma c’è anche la prova a casa, con possibilità di resa immediata, se non andassero bene. Addirittura ti adattano l’abito su misura: più lungo, più corto, più stretto o più largo, tutto compreso nel prezzo. C’è anche un’assicurazione. Con 5€ sparisce lo stress per eventuali macchie o piccoli danni. I capi, una volta riconsegnati, vengono lavati, disinfettati e rimessi a nuovo per il noleggio successivo. Il negozio è a Milano ma possono spedire i pacchi in tutta Italia, ovviamente necessitano di qualche giorno in più di tempo.

THE PANGOLIN

La stampa in 3D viene utilizzata per le parti non flessibili. Se si vuole stampare un capo di abbigliamento in 3Dbisogna usare unsistema a rete. Cioè si stampano le singole parti e poi vengono assemblate.  È il caso del famoso Pangolino, un abito che trae ispirazione dal mammifero che porta questo nome, con un corpo coperto da un armatura a scaglie di cheratina. È stampato con “un elastomero potenziato con nanotecnologie”. In modo da dare all’abito la flessibilità necessaria ad indossarlo ma anche l’effetto armatura. Solo che per produrlo la società ha impiegato 10 stampanti e 500 ore di lavoro, per poi assemblare le varie componenti. L’interesse per la stampa in 3D è molto forte perché permette di economizzare ma ancora non siamo arrivati alla tecnologia giusta per riuscire a farsi i vestiti in casa da soli con questo sistema, ci vogliono ancora le abili mani delle sarte.

Ma come si è giunti all’idea di quest’abito?  Su FastComapany del 31 agosto di quest’anno si spiega che il punto di partenza è creare qualcosa che sia il riflesso di sé stessi. Visualizzare cioè quello che si sta pensando. Dopotutto ci sono 86 miliardi di neuroni nel nostro cervello, dalle loro combinazioni possono nascere idee e stili del tutto nuovi. Da qui è partito il Pangolin Scakes Project, dello stilista olandese Anouk Wipprecht, con il supporto per i circuiti integrati della JKU e dell’ingegneria medica G.tec. Ben 1024 sensori EEG hanno letto il cervello umano di una modella producendo un design sfaccettato come le scaglie di cheratina del pangolino. D’altra parte per stampare vestiti in 3D a casa non basterebbe solo la stampante, ci vorrebbero anche i tessuti adatti e tutte le componenti per cucire un abito.

Maglietta autopulente

VESTITI AUTOPULENTI

Questa idea futuribile prende lo spunto dalla necessità di ridurre l’inquinamento dovuto ai detersivi. Non funzionerà forse per tutti i capi più a contatto con la pelle ma per giacche e cappotti, che vengono lavati più di rado, potrebbe essere una invenzione geniale. Su Phoresta del 31 ottobre 2019 ho trovato un articolo che cita un esempio argentino. Sul Clarin di Buenos Aires è apparso la notizia dei “vestiti che non si lavano”. Le ricerche si basano sulle proprietà idrorepellenti di alcuni tessuti, tipo foglia di loto o buccia di pesca. Altre ricerche puntano a incorporare nei tessuti nano particelle di rame e argento che reagiscono alla luce solare, come fossero cloro e distruggono i batteri che danno cattivo odore togliendo le macchie più comuni di sporco.

Su Green Me è apparso un articolo di Francesca Mancuso che parla sempre di un’ idea messa a punto da due ricercatori dell’Università di Shanghai, Mingce Long e Deyong Wu, con un tessuto composto da nano particelle e biossido di Titanio (TiO2). Una sostanza che avrebbe il potere di uccidere i microorganismi causa di sporco e cattivo odore, solo con l’esposizione alla luce. Tuttavia pare che questo prodotto, secondo un’indagine condotta nel corso dell’estate dello anno passato dall’Università di Plymouth (UK), avrebbe dimostrato la sua potenziale pericolosità per la salute. Ammalarsi di tumore per avere la giacca auto pulente non vale la pena. Meglio fare il bucato o ricorrere al lavaggio a secco allora.

ABITI CHE CAMBIANO COLORE IN BASE ALLA TEMPERATURA

Anche quella del cambio di colore è una frontiera che da tempo ha dato i suoi frutti e potrebbe essere una delle scelte del futuro. Se la maglietta bianca s’è sporcata e non è auto pulente, invece di lavarla potrebbe diventare grigia e risolvere momentaneamente il problema. The Unseen sono un trio di stilisti londinesi che utilizzano la chimica, la tecnologia digitale e dispongono di una altissima capacità sartoriale per creare questa che non è più una novità.  Se ne parlava già nel 2015 su un articolo di Donna Cultura del 4 marzo. Lauren Bowker, Christa Leask e Jess Smith sono i progettisti degli abiti che cambiano colore. Bowker ha lavorato come consulente tessile nel trasporto aereo. Ha studiato moda e chimica in un Master presso il Royal College of Art. “Sono fermamente convinto che questa idea prenderà piede nei prossimi 50 anni”, dice Bowker. “Voglio davvero che The Unseen diventi un marchio iconico noto per aiutare l’innovazione e i nuovi materiali con un tocco magico.” Intanto Unseen esporrà presso il Museo della Scienza e dell’Industria a Chicago e il Cooper-Hewitt Smithsonian Design Museum di New York.

Ricercatori del College of Optics and Photonics (CREOL) della Università della Florida Centrale (UCF) hanno messo a punto il primo tessuto che cambia colore in base a un filato di fibre e pigmenti che ricevono impulsi elettrici da una batteria. (Notizia riportata da Expotextilnews il 18 marzo 2018) Il tessuto si chiama ChroMorphus, al posto dei LED integrati, viene utilizzato un processo di filatura in fibra per incapsulare fili metallici sottili, spesso solo nanometri, che trasportano correnti elettriche che corrispondono alle variazioni di colore emesse attraverso i pigmenti nel filato.

ABITI CHE SI COLORANO IN BASE ALLE EMOZIONI

Ancora più incredibile il progetto della Philips che da almeno un decennio vuole realizzare vestiti che possono cambiare colore in base all’umore di chi li indossa. Il Bluebelle Dress è fatto a due strati, quello interno ha dei sensori biometrici che raccolgono le temperature e gli umori della persona e li ritrasmettono allo strato più esterno causando un cambio di colore. Sappiamo che alcune emozioni o stress provocano un cambio di temperatura corporea e anche livelli di sudorazione, questi a lorio volta influenzano i sensori che possono determinare un cambio del disegno o del colore dell’abito.

Trovo il progetto interessante ma più per un test psicologico che per uscire la sera al primo incontro. Non solo perché così si esaltano emozioni che spesso si vorrebbero nascondere ma anche perché si rischia di cambiare troppe volte il colore della camicetta, che magari potrebbe risultare non più intonata alle altre componenti dell’abito. Non vorrei passare da un blù intenso a un rosso vermiglio nel giro di pochi attimi e completamente fuori da ogni mio controllo.

ABITI CHE RIESCONO A TRATTENERE O A RILASCIARE IL CALORE

Ci sono poi in produzione abiti che si adattano automaticamente all’ambiente, mantenendo la giusta temperatura. Non si tratta di quelli che nascono già freschi o caldi a seconda dell’utilizzo ma di tessuti capaci di cambiare automaticamente le proprie proprietà per trattenere o lasciar andare il calore. Lo studio viene dal Maryland, negli USA. Sono tessuti fatti di nanotubi di carbonio che possono rilasciare il calore in condizioni di caldo umido e trattenerlo in condizioni di freddo secco. Il filo base è creato con fibre composte da due differenti materiali sintetici: uno assorbe acqua e l’altro è idrorepellente. Interagendo con il corpo umano funziona come un regolatore di temperatura nelle due direzioni.

Microsilk

ABITI BIODEGRADABILI

Gli esempi sono tanti e lo scopo è chiaro: evitare filamenti provenienti da derivati di combustibili fossili e quindi scarsamente o per nulla biodegradabili.  La startup Bolt Threads ha collaborato con la famosa designer Stella McCartney per portare sul mercato il micelio e la seta di ragno sintetica. Microsilk è un tessuto prodotto in modo sostenibile, filato dalle stesse proteine ​​di una tela di ragno e creato utilizzando la biologia, la fermentazione e la produzione tessile tradizionale.

I prodotti così realizzati saranno disponibili a partire dal 2021.

La società newyorkese Algiknit, sta creando filati degradabili a partire dal kelp, che è un alga. Il kelp è un organismo che si ricostituisce rapidamente e che cresce dieci volte più velocemente del bambù, per esempio, e assorbe CO2 più velocemente delle piante terrestri. Quindi doppia utilità, sia sull’ambiente che sull’abbigliamento.

Pinatex invece è una fibra basata sugli scarti della raccolta dell’ananas. La fibra è stata usata in una collezione di H&M ed in un’altra di Hugo Boss. Magari qualcuno di voi l’ha già nell’armadio.

Due fratelli messicani realizzano tessuti per borse ed interni di veicoli a partire dal cactus. Quello delle fibre vegetali è un settore vastissimo con enormi potenziali. Nell’ambito dei concetti di economia circolare e quindi di un riutilizzo dei materiali scartati o da gettare, l’immondizia può diventare una opportunità di guadagno per altre aziende.

L’italiana Orangefiber, come dice il nome, utilizza gli agrumi e persino un operatore di alta fascia come Ferragamo, ha usato tessuti derivati dal limone all’interno di una sua collezione.

Natural Coatings, invece, sviluppa biopigmenti sostenibili ed ha recentemente creato un pigmento nero derivato dagli scarti del legno. Il nero è tradizionalmente prodotto da una base di derivati del petrolio.

ABITI CHE RACCOLGONO DATI SENSIBILI SU DI NOI (per farne che?)

È evidente che siamo già in grado di indossare magliette e capi di abbigliamento, come le scarpe da ginnastica, che potranno raccogliere un’enorme quantità di dati su di noi, sui nostri gusti, sulle abitudini, sugli spostamenti e sulle nostre performance, andando ad alimentare una montagna di informazioni che possono venire usati dalle aziende per avviare campagne commerciali ben indirizzate. Tutto questo già accade. Ciascuno di noi ha vissuto l’esperienza di essere subissato su internet da spot che propongono prodotti o servizi per i quali avevamo appena fatto una ricerca su Google. Cosa accadrà dei nostri dati legati alla privacy, su aspetti fisici, di salute, di preferenze sportive? In futuro, con la diffusione del 5G, i vestiti funzioneranno come una vera e propria interfaccia, incidendo sul modo in cui comunichiamo con il mondo connesso e tra di noi. Tutto questo è già realtà con i capi di allenamento della Enflux, che analizzano il corpo dell’atleta e forniscono immagini in 3D all’allenatore. Così come li forniscono al diretto interessato perché corregga le posizioni del corpo durante glie esercizi, allo stesso tempo quei dati possono interessare le aziende produttrici del settore per proporre acquisti mirati.

ABITI PER DORMIRE MEGLIO

OMsignal è un’azienda canadese che ha creato un abbigliamento attivo, da lavoro e da notte che raccoglie una serie di dati di tipo medico, senza che chi lo indossa se ne accorga, per aiutare a dormire meglio. I dati vengono inviati direttamente sullo smartphone. I suoi reggiseni, le t-shirt e le camicie sono realizzati in tessuto elasticizzato intelligente con sensori di ECG, respirazione e attività fisica, posizionati in modo strategico. Il dato viene raccolto, mandato nel cloud e lo si può consultare per imparare qualcosa di più su noi stessi. Ma al tempo stesso anche chi verrà in possesso di quei dati potrà usarli a suo vantaggio invadendo la nostra privacy.

Commander Trucker Jacket di Levi’s e Google

ABITI SUPERTECHNO

Un progetto tra Google ed il famoso marchio Levi’s, ci ha già dato una giacca super tecnologica che al solo tocco della manica consente di rispondere al telefono o inviare delle notifiche. Un’etichetta a scatto sul bracciale, interno del polsino, consente all’utente di conoscere le informazioni in arrivo, come per esempio una telefonata, facendo lampeggiare una luce sulla manica e utilizzando un semplice feedback tattile per farla vibrare.

A due anni dal lancio negli Stati Uniti della prima giacca smart (la Commander Trucker Jacket), Levi’s e Google rinnovano la collaborazione con il lancio della Levi’s Trucker Jacket con Jacquard by Google. “Lo scopo è sempre lo stesso”, afferma Paul Dillinger, vice presidente responsabile per l’innovazione di Levi Strauss: “Vogliamo dare al nostro cliente un capo capace di resistere al tempo e che gli permetta di tenere il telefono in tasca ed essere sempre connesso; mantenendo gli occhi sul mondo, anche se sta pedalando”.

CALZINI CONTAPASSI

Se per misurare i passi della camminata quotidiana siete ancora tra quelli che si avvalgono delle app sullo smartphone, dovreste esplorare Sensoria, una linea di calzini sportivi che fa esattamente la stessa cosa. Gli indumenti come T-shirt di Sensoria possono monitorare la frequenza cardiaca mentre i calzini rilevano la cadenza, l’atterraggio del piede e la forza dell’impatto.

MAGLIETTE CHE INVIANO ABBRACCI O TI FANNO VIBRARE CON LA MUSICA

La HugShirt è una maglietta, che risale al 2002, che ti consente di inviare abbracci a distanza! Incorporati maglietta ci sono attuatori che ricreano la sensazione del tatto e l’emozione di un abbraccio di una persona cara lontana. La Hug Shirt collega il Bluetooth al telefono grazie all’app e registra un abbraccio come se registrasse un film, quindi trasmette i dati dell’abbraccio tramite la rete al telefono del tuo amico e vengono immediatamente ricevuti tramite Bluetooth alla loro Hug Shirt! Puoi anche abbracciare i tuoi amici in tempo reale in tutto il mondo, se tutti hanno l’app aperta contemporaneamente.

Poi nel 2004 è arrivata la SoundShirt, una maglietta che consente ai membri del pubblico non udente e udente di sperimentare la musica e l’AR migliorate dalle sensazioni tattili. Durante una performance dal vivo o virtuale chi lo indossa sperimenta fisicamente ogni passaggio musicale, strumenti diversi corrispondenti alle posizioni sull’indumento; per esempio il violino lungo le braccia. Porta i media alla vita per essere sentiti fisicamente, dal vivo, in tempo reale, sul corpo in un linguaggio tattile unico per ogni brano musicale eseguito, aprendo modi nuovi e diversi di creare immersione nella musica, nei giochi e nelle esperienze per tutti i pubblici.

www.cutecircuit.com

BORSE CON DIPLAY SUI QUALI PROIETTARE IMMAGINI

Potete diventare una sorta di social network ambulante, sempre con i prodotti di Cute Circuit, una casa di abbigliamento che produce borse ed abiti con dei display sui quali potete proiettare i vostri tweet o tutto quanto riguarda un certo hashtag a vostra scelta. Sempre che nel futuro avremo ancora Twitter ed useremo i social come oggi.

ABITI COME UNA SECONDA PELLE

Fabrican ha creato e brevettato un tessuto non tessuto Spray-on istantaneo, spruzzabile. Con sede a Londra, presso il  London Bioscience Innovation Centre ,  la tecnologia Fabrican cattura l’immaginazione dei designer, dell’industria e del pubblico di tutto il mondo.  È stata sviluppata per l’uso in applicazioni industriali, nonché in prodotti personali e sanitari, decorativi e di moda / abbigliamento.

La società britannica Fabrican ha sviluppato un modo per legare e liquefare le fibre così che i tessuti possano essere spruzzati da una bomboletta o da una pistola direttamente su un corpo o un vestito. Il solvente quindi evapora e le fibre si uniscono, formando un indumento aderente. Non solo per i vestiti, la tecnologia ha applicazioni domestiche, industriali, personali e sanitarie. Time Magazine la definì una delle migliori invenzioni del 2010.   Dopo che lo spray si asciuga, crea un sottile strato che può essere lavato via quando non serve più.

Questa tecnologia potrebbe avere applicazioni sanitarie utili se i prodotti spruzzati fossero anche terapeutici. 

ABITI CHE PRODUCONO ENERGIA (PER ALIMENTARE I NOSTRI DISPOSITIVI)

Un’altra applicazione davvero importante sarà quella che consentirà ai nostri movimenti e alla nostra energia naturale di diventare fonte energetica per alimentare i vari orologi, telefoni, tablet di cui ormai siamo perennemente dotati. Qualcuno chiama questo fenomeno “power dressing”, anche se, per ora, è stato affrontato attraverso micro batterie inserite nel tessuto o, con poca fantasia, grazie a pannelli solari cuciti sulla schiena.

I nostri corpi producono piccole correnti elettriche con il movimento di singoli strati di tessuto. È lo stesso effetto che si osserva quando si strofina un pettine contro un maglione. Si chiama carica triboelettrica, e permette ai materiali di diventare elettricamente carichi mentre si strofinano l’uno contro l’altro.

Inserendo strati di materiali diversi tra due elettrodi conduttori, le persone possono generare alcuni microwatt di potenza ogni volta che si muovono. Questa caratteristica ancora non esiste, non sono stati realizzarti abiti con queste capacità. Forse, con ulteriori studi, un giorno non lontano sarà possibile ricaricare alcuni dei device che  utilizziamo senza cercare la presa di corrente più vicina.

Carlo Raspollini
Carlo Raspollini
Nasce a Follonica, in Maremma. Si laurea in Scienze Sociali a Trento il 12.12.1973 con una tesi di Psicologia Sociale sulle Comunicazioni di Massa. Inizia subito a collaborare in Rai a varie rubriche radiofoniche dal 1971. Partecipa a Per Voi Giovani, Retroscena, vari sceneggiati musicali, Inonda, La Civiltà dello Spettacolo. Dal 1989 arriva in televisione dove, come Autore e -a volte- Produttore e anche Regista, idea e partecipa a numerosi programmi, tra i quali: L'amore è una cosa meravigliosa, Tua, varie prime serate di spettacolo, poi inizia a collaborare a Unomattina e contemporaneamente a Linea Verde, Linea Verde Orizzonti, La Prova del Cuoco, Storie Vere, Ciao Come stai?, Vitabella più vari speciali quasi sempre su Raiuno. Dal 2016 vive a Punta Cana, Repubblica Dominicana , dove si occupa di eventi gastronomici internazionali.

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