Cluster, skill, data scientist… quali saranno le professioni di domani?

Secondo il World Economic Forum, nei prossimi anni, l’evoluzione del mondo del lavoro – accelerata dalla tecnologia, dal digitale e dell’automazione – determinerà la nascita di 133 milioni di nuove opportunità occupazionali, a fronte di 75 milioni di posti di lavoro destinati a scomparire.

Carlo Raspollini

Quali saranno i lavori del futuro? O meglio quali saranno le specializzazioni più richieste, le nuove professioni che molti di noi ancora non conoscono o non ne individuano appieno le caratteristiche. Il World Economic Forum individua 7 cluster (categorie/gruppi) professionali e 5 categorie di skill (abilità / competenze) che definiranno i lavori emergenti dei prossimi anni. Le competenze digitali e quelle “umane” s’incrociano, le soft skill (ovvero le competenze di programmazione) si affiancano alle capacità tecniche e di business. Credetemi non è stato facile districarsi tra le ipotesi di nuove professioni, i termini sono tutti in inglese ma la traduzione letterale non spiega nulla, sono termini che avviano a mondi e a materie per me ancora in gran parte sconosciute o di difficile immaginazione. Comunque -ho pensato- che se riesco a spiegarle per me, forse sarà utile anche ad altri che come me pensano a quali strade consigliare a figli e nipoti.

Più che scrivere un articolo su un tema, di cui non sono competente, preferisco fornire qui una traduzione basica per avviarvi alla comprensione di quegli articoli che troverete in abbondanza sul web ma dai quali sarà difficile ricavare un’informazione chiara, se non siete già esperti di questa materia. Quindi è un cane che si morde la coda, un po’ come il famoso Comma 22: «Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo.» Una norma -questa- che regolava il comportamento degli aviatori americani durante la seconda guerra mondiale, ma che in realtà non è mai esistita se non nel romanzo (Catch 22 di Joseph Heller). Tuttavia negli anni ’70 era molto in voga tra i detrattori della guerra in Vietnam. Oggi con le nuove professioni mi trovo un po’ come quei contestatori di allora a cercare di comprendere un mondo il cui senso un po’ mi sfugge.

Comunque mi viene da dire: “è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare!”

Le stime per il 2020-22 andranno riviste a seguito della pandemia

Il World Economic Forum è una fondazione senza fini di lucro, con sede a Cologny, vicino a Ginevra, in Svizzera. Nata nel 1971 per iniziativa dell’economista ed accademico Klaus Schwab. Secondo questo benemerito istituto, che ha usato dati di Linkedin e Burning Glass Technologies, per elaborare il quadro delle professioni future, si creeranno 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro a fine 2020 e continueranno a crescere fino a 6,1 milioni di opportunità di impiego nel 2022. Questi lavori del futuro richiederanno un preciso set di competenze sia tecniche (skill digitali) sia di business, sia “umane” (soft skill). Ora il Covid19 avrà certamente rallentato questa corsa ma non l’ha interrotta anzi, credo che ci sarà un’accelerazione in tutte le attività on line.

Noi stessi forniamo i dati con cui pensano di gestire le nostre vite

Ogni volta che ciascuno di noi acquista un telefono cellulare e lo attiva, mette a disposizione di innumerevoli società coinvolte nelle comunicazioni i propri dati personali. Le professioni del futuro riguarderanno la gestione di quei dati. Tutta la montagna di informazioni che noi stessi inseriamo nel web, anche attraverso i social e sui quali si scatenano a tratti iniziative tese a tutelare una privacy che ormai va via via sempre più dissolvendosi come neve al sole e questo grazie al fatto che è difficile, per non dire impossibile, vivere nella società moderna senza cadere nella “rete”, intesa proprio come internet. Vuoi perché non possiamo fare a meno del telefono o dei telefoni, dei televisori, delle carte di credito, dei controlli digitalizzati. Quindi molte delle professioni future riguarderanno il Data Scientist, ovvero lo scienziato dei dati, colui che sa come elaborarli, leggerli, interpretarli, suddividerli, in altre parole trasformali in business.

Come si trasformano in affari e moneta sonante i dati dei cittadini del mondo?  Vendendoli a chi ne ha bisogno, per vendere a loro volta, per gestire, per manipolare, per indirizzare. È quello che già succede da anni e non ce ne siamo ancora resi conto del tutto. Su Facebook continuiamo a parlare di concetti e principi dell’800, mentre siamo già numeretti e moneta sonante per le imprese multinazionali. Più discutiamo di libertà individuali e più sprofondiamo nella melma del controllo esterno.

L’Esperto dell’Intelligenza Artificiale è un’altra branchia di occupazione che è già molto richiesta. Che fa? Lo dice la parola stessa. Si occupa dei robot, dei computer, delle macchine che debbono elaborare strategie, risolvere problemi, anche banali e quotidiani, ripetitivi. Come pulire la casa, fare la spesa, accendere o spegnere interruttori a tempo ma anche affrontare calcoli complessi, far funzionare videogiochi, effetti cinematografici e televisivi, insomma il mondo della computeristica.

Le macchine dovrebbero “pensare” come noi

Ma attenzione, ci sono anche le esigenze “umane”, non possiamo immaginare di vivere in una realtà completamente organizzata da macchine, anche se queste dovrebbero “pensare” ciò che noi gli abbiamo detto di fare e quindi la nuova progettazione dovrà rispettare l’ambiente e la nostra socialità, oggi abbastanza compromessa da un virus, figuriamoci domani! Questo professionista di cui vi sto parlando si chiama Chief Sustainability Officer, ovvero responsabile della sostenibilità. Accanto a lui lavora il Product Analyst, l’Analista di prodotto, colui che aiuta l’azienda a vendere meglio il prodotto, appunto, individuando nel mercato gli obbiettivi giusti, che, tradotto, siamo sempre noi suddivisi per sesso, età, professione, luogo di residenza, titolo di studio, hobbies, valori etici, se ce ne saranno ancora.

Tra le branchie segnalate più gettonate c’è anche il Preparatore atletico. Questa informazione mi pare molto patetica. Tutta questa popolazione di eterodiretti incapsulati in categorie di utenti che per migliorare la propria vita sono costretti a cedere parti della privacy, per poi cadere come obbiettivi delle vendite di qualsiasi cosa: saponette come auto, come case o come partner di coppia, sono anche gli stessi cui si inviano messaggi mirati per indurli a votare in un modo piuttosto che in un altro, li si bombarda con fake news e foto e video affinché si convincano sempre più delle idee e delle credenze che hanno acquisito in una vita che altri hanno disegnato per loro. Mi ricorda molto “Truman Show” e non è un caso. Avendoli ben shakerati seduti davanti a uno “smart working” bisognerà dare loro una palestra e un preparatore atletico per tenerli in vita più a lungo, o almeno il tempo necessario ad essere sfruttati a pieno e poi gettati via perché “non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese” ( frase riferita agli anziani ammalati di Covid 19 di Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, 1° novembre 2020), anche se poi il governatore si è arrampicato sui vetri per dire che la frase non corrisponde al suo pensiero. Forse avrebbe bisogno di un Data Scientist che gli spieghi il significato delle cose che scrive.

Sarebbero 96 le nuove professioni del futuro

In totale sarebbero 96 i lavori del futuro secondo lo studio pubblicato sempre dal World Economic Forum col titolo “Jobs of Tomorrow: Mapping Opportunity in the New Economy”. Non ve le elencherò tutte, le scoprirete da voi se lo volete, mi limito a raggrupparle in 7 categorie:

Data & AI, (Dati e altro)

Care Economy, (Economia assistenziale)

Green Economy, (Economia verde)

Engineering & Cloud Computing, (Ingegneria e servizi informatici immagazzinati)

People & Culture, (Gente e Cultura)

Product Development, (Sviluppo del Prodotto)

Sales, Marketing & Content. (Vendita, Marketing e Contenuti)

Digitalizzazione e fattore umano crescono insieme

Ovvio che l’informatizzazione, la raccolta dei dati e la loro gestione sono alla base di ogni attività futura. Questi dati però non basta raccoglierli una volta sola, bisognerà fare di questo lavoro un procedimento continuo, che si rinnovi almeno ogni tre mesi, per aggiornare le informazioni con la realtà sociale in continua trasformazione. Che me ne faccio dei dati raccolti a marzo quando arriva l’autunno? La signora Rossi avrà cambiato casa, avrà un figlio in più, avrà altre esigenze e altre paure in seguito agli avvenimenti che sono intervenuti nel frattempo. Quindi i dati si raccolgono sempre e si impacchettano ad ogni nuova richiesta in base alle necessità del cliente.

Questo vale per la gran mole di dati di Care Economy, quelli relativi alla salute, per la quale si prevede una richiesta del 37% di tutte le future opportunità di lavoro. Radiologi, fisioterapisti, gerontologi, ginecologi, epidemiologhi saranno molto richiesti. Lo stesso fattore umano influenzerà la domanda per il Marketing, Sales & Content che riguarda gli specialisti della vendita (marketing), i Social media Assistant, i produttori e autori di contenuti (?), gli specialisti di e-commerce, che come saprete, ha avuto una forte impennata con la pandemia e non credo che si esaurirà con il ritorno alla normalità.

Green Economy, un settore in forte espansione

La maggior richiesta è per la salute, vendita e la gestione dei dati

Anche nel settore People & Culture ci sarà una notevole richiesta di professioni come il Talent Acquisition, lo scopritore di talenti. Quello che una volta si chiamava “cacciatore di teste”, in pratica niente di selvaggio (o forse si) sono coloro che cercano figure professionali ad hoc per certi ruoli aziendali. Così come la ricerca del personale da impiegare, ora si chiama Information Technology Recruiter, ma in praticasarebbe colui che cerca gli impiegati giusti per le mansioni al momento scoperte. Niente a che vedere coi “navigator” per carità. Questo fatto di usare una terminologia nuova in inglese deve far gongolare i “bocconiani” di nuova generazione, asserragliati nel loro fortino, con un idioma assolutamente incomprensibile ai più. Ma come vedete non si tratta di nulla di stupefacente, se non il fatto che bisognerà sapere l’inglese e conoscere a mena dito i software più diffusi sul computer, non solo Word e Microsoft Excel.

Nel Sales, Marketing & Content la richiesta sarà del 17%, nel Data & Al 16%, Engineering & Cloud Computing 12%, People & Culture 8%, Green Economy 1,9%.  Ma il più forte incremento di richiesta sarà per Data & Al +41%, Green Economy + 35% ed Engineering & Cloud +34%.  Ci sarà bisogno sempre più di chi sa analizzare i dati e gestirli. Soprattutto crescerà tantissimo il lavoro sulle Intelligenze Artificiali. Nessuna delle future attività delle nostre società potrà fare a meno della ricerca di informazioni, della conoscenza, della gestione dei dati e dell’applicazione degli stessi nelle strategie di vendita e nel raggiungimento degli obbiettivi stessi del commercio. Che saranno sempre più oggetto essi stessi di comparazioni, stime, valutazioni il più possibile scientifiche, pur se sappiamo che nel caso delle scienze sociali è ben difficile valutare con certezza le reazioni della gente. A questo mi aggrappo per avere una speranza che tutta questa programmazione non dico vada in tilt ma trovi elementi di criticità rispetto alle nostre capacità umane di reazione agli stati di eccessivo controllo. L’uomo è un animale intelligente e sa adattarsi ad ogni situazione, l’evoluzione ce lo dimostra, ma ci sono anche i punti di rottura, quelli che consentono grandi salti di qualità.

Competenze approfondite in informatica

Saranno cinque le macro aree delle competenze più richieste nella new economy: Business skill, Specialized industry skill, General & soft skill, Tech baseline skill e Tech disruptive skill. Tutti questi skill altro non sono che “competenze”. Vediamole per categoria.

Le Business skill sono le competenze necessarie per avviare o gestire un’impresa. Questa categoria include conoscenze in marketing, Project management, budgeting. Si lo so così non ci si capisce molto ma è semplice. Una volta si chiamavano ragionieri o al massimo dottori in economia e commercio, ed in pratica il lavoro è quello, solo che devi avere nozioni ben ferrate nella gestione dei software. Tutte le attività future non potranno fare a meno dei computer, dei programmi di gestione aziendale, delle tecnologie digitali e dei famosi dati di cui parlavo prima.

Le Specialized industry skill sono competenze specifiche di una determinata industria o settore, come per esempio video ed editing nel Marketing. Comunicare per immagini sarà decisivo in una società che corre sempre più veloce. Ci sono poi le cosiddette General skill (cross-funzionali o multidisciplinari) che servono in tutte le professioni e sono tipicamente rappresentate dalle competenze soft, come la leadership, la capacità di comunicare e mediare, la creatività, i problem solving, che vuol dire “risolutore di problemi”. Hai detto niente! Ce ne vorranno molti di questi professionisti. Mi fanno venire in mente quei film dove c’era il personaggio del “Risolutore” . Come in A Man Apart, una pellicola del 2003, del regista di F. Gary Gray con Vin Diesel; oppure Léon con Jean Reno, dove lui è uno spietato e algido assassino che non discute, spara! Succede quando trova un ostacolo e prova tenerezze solo per la piccola Natalie Portman, che gli capita tra i piedi sfuggita a una strage. O ancora Harvey Keitel che in Pulp Fiction di Quentin Tarantino interviene per 10 indimenticabili minuti dicendo “Sono il signor Wolf, risolvo i problemi!” In questi film i risolutori appianavano ogni difficoltà con l’acido o con il mitra. Speriamo che i “Problem solving” non decapitino dipendenti e non diano fuoco a branchie improduttive dell’azienda.

Dr. Wolf, Harvey Keitel in Pulp Fiction

Le Tech baseline skill sono le competenze tecniche di base; per esempio, l’uso dei principali strumenti informatici (Windows). Fin qui tutto facile. Mi domando (perché non la si fa mai presente), se queste competenze specifiche prevedano un corso di studi che comprenda anche storia, geografia, filosofia, letteratura. Perché ho appreso, in tanti anni di professione, che senza una base culturale e formativa solida, qualsiasi specializzazione ha poche possibilità di risultare efficace.

Le Tech disruptive (tradotto:dirompente) skill sono invece competenze digitali più avanzate, che permettono alle persone di usare e progettare tecnologie capaci di impattare i modelli di business e il mercato del lavoro in modo significativo e duraturo. Includono Data science, Natural language processing, automazione e robotica, cybersecurity. Sono – come non è facile intuire ma ci proviamo ugualmente – le competenze più richieste per i professionisti delle categorie Data & AI e Cloud computing.

Ma la scuola è pronta ad assolvere queste formazioni?

Mi domando se le aziende, in particolare in molti Paesi europei, Italia compresa, siano preparate a questo tipo di restyling delle competenze dei propri dipendenti. Perché questo tipo di cambiamento è già iniziato e le nuove conoscenze sono già sul tappeto della lotta concorrenziale tra imprese multinazionali. Le soft skill sono destinate ad avere un impatto determinante anche sulle retribuzioni e sarà difficile per i dipendenti sottrarsi al fascino di un aumento di più del 40% sul proprio stipendio, qualora si fosse in possesso di certi requisiti conoscitivi. Resta un’altra criticità: l’Università e, più in generale, la scuola. La vedo terribilmente arretrata, avvinghiata su problemi basici come la preparazione degli insegnanti, la stabilità fisica delle strutture scolastiche, la difficoltà ad operare simultaneamente on line e in presenza e anche e soprattutto senza un indispensabile collegamento con il mondo del lavoro, con piani di studi obsoleti e programmi antidiluviani. In pratica la scuola fornisce una preparazione di base che poi necessita di un ulteriore approfondimento di studi di cui si incaricano le aziende. Per questo motivo Microsoft sta investendo molto per elevare i profili professionali con le nuove skill richieste dalle imprese. Forse è inevitabile che siano le imprese più interessate a caricarsi di questo onore che poi tornerà a loro vantaggio.

Prepararsi per le nuove professionalità del futuro richiede evidentemente il raggiungimento di forti specializzazioni, che non si troveranno tutte nelle Università e nella scuola, almeno per quello che riguarda i paesi mediterranei e non solo. Sicuramente la specializzazione non sarà sufficiente a fare carriera. Occorre sia accompagnata, come dicevo poc’anzi, da altre competenze culturali che chiameremo trasversali. Per esempio la conoscenza di lingue straniere. Più di una possibilmente. Si sta facendo largo la necessità di orientarsi verso lingue orientali come il cinese (dove il mandarino è la più studiata e parlata delle 10 lingue diffuse in Cina, con 1.117 milioni) o il giapponese (128 milioni), ma anche l’arabo, vista la quantità di popolazione (274 milioni) e il ruolo determinante di alcuni stati mediorientali nella business economy. Per adesso ancora fondamentali sono lo spagnolo, il tedesco e il francese ma in prospettiva anche l’Hindi sarà una delle lingue più parlate. Sicuramente inoltre sarà indispensabile la capacità di saper organizzare il lavoro, proprio e altrui. Bisognerà occuparsi di più compiti e avere una impostazione organizzativa ben radicata nella propria preparazione culturale. Solo questo aiuterà i migliori a farsi strada nelle carriere dirigenziali.

 

Carlo Raspollini
Carlo Raspollini
Nasce a Follonica, in Maremma. Si laurea in Scienze Sociali a Trento il 12.12.1973 con una tesi di Psicologia Sociale sulle Comunicazioni di Massa. Inizia subito a collaborare in Rai a varie rubriche radiofoniche dal 1971. Partecipa a Per Voi Giovani, Retroscena, vari sceneggiati musicali, Inonda, La Civiltà dello Spettacolo. Dal 1989 arriva in televisione dove, come Autore e -a volte- Produttore e anche Regista, idea e partecipa a numerosi programmi, tra i quali: L'amore è una cosa meravigliosa, Tua, varie prime serate di spettacolo, poi inizia a collaborare a Unomattina e contemporaneamente a Linea Verde, Linea Verde Orizzonti, La Prova del Cuoco, Storie Vere, Ciao Come stai?, Vitabella più vari speciali quasi sempre su Raiuno. Dal 2016 vive a Punta Cana, Repubblica Dominicana , dove si occupa di eventi gastronomici internazionali.

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