Cosa ci attende prossimamente

Automazione, cambio delle professioni, auto che si guidano da sole, telelavoro, nomadismo digitale ma anche il rischio di nuove pandemie, il riscaldamento globale che comporterà danni per l’ambiente del pianeta e soprattutto sarà difficile discernere le notizie vere dalle fake news. Andremo su Marte ma questo non ci aiuterà a risolvere i problemi della Terra.

Carlo Raspollini

Tutti vorremmo saper e cosa ci attende. Quando usciremo, se sarà possibile, dalla pandemia Covid 19 e se non interverranno altre epidemie. Che ne sarà delle nostre economie disastrate, della concorrenza tra gli imperi colossi cinesi e americani, dell’insorgere dei nuovi stati ma soprattutto del crescente strapotere della finanza internazionale e delle multinazionali farmaceutiche, che con gli enormi proventi dei vaccini potrebbero decidere di intervenire, a loro vantaggio, sui settori delicati della salute e dell’alimentazione.

In genere le previsioni futuristiche hanno sempre qualcosa di infantilmente appagante per chi le immagina e per chi spera in un cambiamento che vada a migliorare il presente. Di solito è corretta l’analisi che sceglie le linee guida del presente, per identificare le direttrici dello sviluppo nel prossimo futuro, nel bene e nel male. Ossia che tanto i vantaggi delle scoperte tecnico scientifiche potranno farci avanzare come crearci nuovi problemi ed anche le realtà negative del presente non potranno sparire per magia, ma continueranno a presentarci un conto salato. Prepariamoci quindi a tante novità buone e cattive.

Automazione e Forza Lavoro

Sicuramente il prossimo decennio vedrà l’incremento dell’automazione. Il risultato dell’automazione e dello sviluppo dell’intelligenza artificiale è un ovvia riduzione della occupazione. Già lo si è visto in questi recenti anni che la tendenza nel mondo occidentale è per una riduzione della forza lavoro da destinare verso altre occupazioni. Ma sappiamo che riciclare forza lavoro non è facile, soprattutto se non c’è stata una preparazione in tal senso.

Una ricerca del World Economic Forum 2018  ha prospettato la perdita di 75 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo, entro il 2022, a causa dell’automazione, compensata dalla nascita di 133 milioni di posti di lavoro. Se questo fosse vero ci sarebbero aumenti delle occupazioni e miglioramenti nel tessuto sociale. Ma non si specificano quali siano le fasce d’età che godranno di questo incremento e per l’aria che tira, viene da pensare che molti over 40 e 50 avranno serie difficoltà a riciclarsi, mentre le nuove generazioni, più duttili e con una formazione più adatta al cambiamento professionale, potrebbero più facilmente introdursi nel mondo del lavoro. Ma anche qui il discorso non è univoco. Ci sono società che già si organizzano in tal senso e realtà che ancora sono ferme a una istruzione ottocentesca.

Le macchine del futuro saranno in grado di gestire senza supervisione, generare articoli di notizie accattivanti e automatizzare completamente molti lavori, incluso il lavoro di segreteria di base e gli investimenti. Allo stesso tempo, e come effetto collaterale di tale progresso, aumenterà anche il divario cognitivo tra persone e macchine, il che significa proprio che il grado di intelligenza che separa l’AI dagli umani diventerà sempre più grande e non certo a nostro vantaggio.

Veicoli autonomi

Sarah Kaufman, direttore associato del Rudin Center for Transportation della New York University, svela che gran parte degli anni 2020 sarà caratterizzata dall’ascesa dei veicoli autonomi. “Tutti e tutto si sposteranno nelle flotte. Flotte di taxi, camion UPS, biciclette e droni. Nessuna proprietà del veicolo in città. Le persone viaggeranno come parte di una rete online di intelligence più ampia. Terranno traccia del calendario, dell’umore, della composizione fisica e delle esigenze di viaggio di quella persona: saranno abbinate al veicolo giusto “. Tutti i veicoli per strada si muoveranno in perfetto ordine per evitare collisioni e conflitti. Si sposteranno più lentamente, in modo sicuro.

Secondo Lyndsay Wasser, copresidente del gruppo per la protezione della privacy e dei dati di McMillan l’impatto dei veicoli autonomi sarà molto ampio e con esso il car sharing. “Un certo numero di settori saranno interessati e le perdite di posti di lavoro sono inevitabili, comprese sia le organizzazioni a impatto diretto, come le società di taxi e di camion, sia i settori associati come l’assicurazione auto, le stazioni di servizio e le strutture di parcheggio”.(L. Wasser)

Cambierà, e lo sta già facendo, il modo in cui le persone pensano ai mezzi di trasporto. Non conviene investire in automobili, sempre più care, ingenti capitali da destinare alla famiglia o altri investimenti. L’auto è un bene condivisibile, perde subito di valore e comporta spese aggiuntive per le riparazioni e la manutenzione. Non conviene comprarla. Meglio se la si affitta per l’uso che se ne vuole fare e per un tempo limitato. Scaricandosi dei costi di manutenzione e dei rischi connessi.

Secondo Wasser “Molti consumatori probabilmente rinunceranno alla proprietà a favore degli ecosistemi di condivisione dei veicoli. Sebbene ci siano molti benefici previsti associati ai veicoli autonomi, come una maggiore sicurezza e mobilità per le persone che non sono in grado di guidare, la tecnologia è associata a rischi significativi. In particolare, un veicolo autonomo potrebbe essere utilizzato come arma se un hacker o un cyber-terrorista malintenzionato acquisisse il suo controllo. Il volume di dati generati dai veicoli autonomi genera anche reali preoccupazioni sulla privacy.”

Auto elettriche

Attualmente stiamo assistendo alla promozione dell’auto elettrica da parte dell’industria automobilistica. La pandemia ha rallentato la corsa e anche la produzione di batterie per questo genere di auto, che vengono quasi tutte dalla Cina. Ma non c’è dubbio che l’auto elettrica sostituirà quella con uso di carburanti fossili, soprattutto se si abbasseranno i costi per la produzione di energia elettrica tramite le fonti rinnovabili. Ma sta emergendo anche l’auto a idrogeno verde, che presuppone la produzione di elettricità sul posto, per elettrolisi, senza avere bisogno di batterie pesanti e comunque costose. L’auto a idrogeno è comunque un auto elettrica che produce energia grazie all’uso dei questo gas. Questi processi procedono molto lentamente per via delle esigenze industriali di smaltire le scorte e cambiare le linee di produzione ma non c’è dubbio che la via del risparmio energetico è l’unica perseguibile di qui ai prossimi decenni.

Nomadismo digitale

Le nuove occupazioni non prevedono la localizzazione in uffici e sedi centrali e periferiche. Molti lavori si potranno effettuare da remoto, grazie alla digitalizzazione, conference call, ecc. e questo ridurrà anche il problema del traffico urbano, decongestionandolo e garantendo una riduzione degli agenti inquinanti. Il lavoro stesso, dematerializzato, più creativo e pensato che fisico, non necessita di luoghi prefissati per lo svolgimento. Questo favorirà non solo una fluidità occupazionale maggiore ma anche un nomadismo professionale all’interno della stessa azienda in cui si esercita. Ovviamente questa è una tendenza che appena adesso la pandemia ha portato alla luce ma che ha dato ottimi risultati in termini di risparmio e di efficienza, per cui, si prevede un suo ampliamento. Che tra l’altro va di pari passo con l’aumento delle attività connesse all’e-commerce e alla distribuzione dei prodotti centralizzata, sul modello Amazon, Alibaba, e-bay.

Diminuzione delle aziende artigianali e dei piccoli negozi

La tendenza a non spostarsi più per avere i beni necessari a sopravvivere non coincide con il desiderio umano di socialità e di contatto fisico, pure messo a dura prova dalla pandemia. Molte piccole attività sono destinate a sparire sotto la spinta della crisi economica. In questo caso l’esperienza ci aiuta a capire un fenomeno che già si mostra preoccupante, per la chiusura di migliaia di piccole attività familiari che non reggono ai lockdown, non reggono la pressione fiscale anche se in presenza di aiuti e contributi pubblici. In un tempo medio lungo tuttavia questo fenomeno potrebbe affievolirsi o cambiare direzione. Siccome il contatto umano e la fiducia sono spesso alla base di un acquisto, nei grandi supermercati si sta tornando alla riproposizione di spazi simili a negozi, gestiti da figure professionali dipendenti ma in tutto e per tutto assimilabili ai vecchi esercenti. In questi piccoli negozi interni alla grande distruzione si possono trovare produzioni artigianali, confezioni o merci di difficile reperibilità, ricercate, anche di lusso, prodotti che escono dalla offerta indifferenziata e vanno a colmare l’esigenza di qualcosa di più personalizzato, come faceva il negozietto di una volta. I piccoli negozi insomma rientrano dalla finestra dopo essere usciti dalla porta.

Telefoni intelligenti

Con il 5G il telefono assume un ruolo di computer personale portatile tuttofare. I telefoni ci daranno consigli, ci ricorderanno impegni e doveri, ci assisteranno in ogni momento della nostra vita per ricerche, informazioni, contatti. Un maggiordomo sempre a disposizione.  Attraverso il telefono faremo acquisti, controlleremo e gestiremo l’economia di casa e gli elettrodomestici.

Sarà difficile distinguere la verità dalle fake news

Con l’espansione tecnologica nella comunicazione sarà sempre più difficile distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è. Questo perché le fake news sono un veicolo pubblicitario e di convincimento facile da utilizzare e di sicura presa su una popolazione sempre più resa ignorante dallo sviluppo sociale basato su insegnamenti incompleti, artefatti, mirati. Questo stato di cose avrà un impatto senza precedenti sulla nostra democrazia e sulla nostra coesione sociale, nonché su legge, privacy e sicurezza.

Sul sito di AECOC (Associazioni di fabbricanti e distributori) si legge: “Oggi il concetto di fake news si trova spesso nella vita dei cittadini. Sono notizie false realizzate per imitare alla perfezione le vere, da parte di agenzie di comunicazione per renderle virali nella rete. Il loro scopo è provocare reazioni nell’audience attraverso contenuti falsificati.” Per esempio per scatenare campagne di odio contro gli immigrati, o contro un alimento, o contro un personaggio politico.

Le previsioni sul futuro di Finn Brunton, professore associato di media, cultura e comunicazione presso la New York University, dicono che ci saranno diverse strategie di manipolazione legate a questa tecnologia. “La capacità di generare video per lo più sintetici o totalmente sintetici diventerà più facile e veloce, perfezionare il metodo consentirà di produrre video personalizzati e mirati su diversi soggetti”. Un po’ come la propaganda di Cambridge Analytica, ma con dei video personalizzati. Questa citazione non è di secondaria importanza. È ormai risaputo che quella società, fallita nel 2018 e sostituita da un’altra: Emerdata, ha contribuito a modificare il comportamento degli elettori in diverse consultazioni elettorali nel mondo occidentale e anche in altri continenti. Secondo un disegno della destra sovranista capeggiata da Stephen Kevin Bannon

Alcuni di questi falsi saranno grossolani ma molte persone cadranno comunque in questi trucchi, che prima di essere smascherati e bloccati faranno comunque danno.

Invece di trollare su Twitter per manipolare l’opinione pubblica, gli attori intenzionati alla persuasione “creeranno, rinforzeranno e amplificheranno piccole sottoculture isolate per spingere le loro idee e credenze sempre più nelle direzioni in cui i loro creatori vogliono vederli andare.”

Armi maneggevoli e sempre più letali

La incredibile diffusione dei droni nelle attività di ripresa è sotto gli occhi di tutto. Dai documentari alle riprese degli eventi matrimoniali, passando per le analisi ingegneristiche su strutture di grandi dimensioni e per la manutenzione di costruzioni, l’uso dei droni non ha quasi limiti. Dai piccolissimi da sfruttare in casa e in spazi angusti a quelli in grado di sollevare una persona. Si è pensato all’uso dei droni per la consegna di pacchi postali ma ancor di più è la loro applicazione di spionaggio militare e di attacco che preoccupa. Lo sviluppo e la diffusione dei droni autonomi possono avere conseguenze per l’emergere e la proliferazione di azioni terroristiche o dimostrative, che fanno uso di droni armati. Nei prossimi anni potremmo assistere al primo assassinio di un politico occidentale o di un personaggio pubblico, per mano di un drone azionato da remoto, o forse autonomo. (EDIT 5 gennaio 2020: il primo esempio è già accaduto in oriente con l’uccisione in Irak del Generale iraniano Soleimani). In definitiva chiunque può decidere di uccidere una persona con un mezzo che è in grado di volare fino all’obbiettivo, sfuggendo alle difese tradizionali. Ogni mezzo tecnologico comporta soluzioni migliorative e pericoli. È così da sempre e sempre lo sarà. Sta alle società darsi una tutela.

L’intelligenza artificiale potrebbe diventare un problema

L’intelligenza artificiale è destinata a diventare sempre più imprevedibile, e in alcuni casi inspiegabile e incomprensibile, sia per il grande pubblico che per gli esperti. Il problema degli anni ’20 potrebbe non essere più quello di creare una Intelligenza Artificiale super capace. Potrebbe essere quello di interrogare nel modo giusto una AI per comprendere la sua logica e il suo comportamento. In altre parole inizieremo la grande rincorsa, con forti possibilità di perderla. Se accadrà saremo fuori dai processi decisionali dell’AI, “lei” ci darà enormi problemi potenziali e forse anche catastrofi su vasta scala.

Nel 1999 il futurista Ray Kurzweil ebbe ha dire che una macchina superintelligente non sarebbe apparsa fino al 2045-2050 circa. Potrebbe ancora aver ragione. Per verificarsi nel prossimo decennio, questa evenienza richiederebbe un salto tecnologico notevole.

In ogni caso nei prossimi anni aumenterà la consapevolezza sociale sui pericoli rappresentati dall’AI, un po’ come oggi emerge la consapevolezza ambientale. Douglas Vakoch, astrobiologo e presidente del METI (Messaging Extraterrestrial Intelligence), afferma che, man mano che i computer acquisiranno potere e diventeranno più simili all’uomo nella funzione e nella forma, “ci sentiremo sempre più minacciati. Aumenterà il timore che le nostre creature possano superarci, e forse distruggerci “.

Il clima peggiorerà, nonostante tante buone intenzioni

Recentemente, grazie all’elezione di Joe Biden a presidente, gli Usa hanno deciso di rientrare a pieno titolo nel “Trattato di Parigi” per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030, dal quale erano usciti per la visione pericolosamente negazionista di Trump. Purtroppo si fanno molte promesse e molte dichiarazioni di buone intenzioni ma intanto si continuano a mandare nell’atmosfera gas che innalzano il valore medio delle temperature con grave pregiudizio  per i cambiamenti climatici. Già da quest’anno saremo costretti al ripetersi di crescenti disagi e catastrofi. Ondate di calore, siccità e inondazioni si ripresenteranno puntuali con le stagioni. Lo scioglimento della calotta polare sta facendo alzare il livello degli oceani, cambiando il corso delle correnti marine e con esso, il cambio climatico di ampie zone dei continenti. Per quanto sia necessario intervenire rapidamente non lo si farà mai abbastanza e in maniera omogenea sul pianeta. Il risultato di un intervento correttivo ha bisogno di tempo per manifestare i suoi effetti e nel frattempo?

C’è una concreta possibilità che le nazioni del mondo continuino a non raggiungere i loro obiettivi climatici. Al posto di accordi e trattati vincolanti a livello internazionale, è probabile che intraprenderemo i nostri primi sforzi goffi per riparare l’ambiente con altri mezzi, ad esempio la geoingegneria. Le soluzioni proposte includono sforzi per aumentare la riflettività delle nuvole, la costruzione di riflettori spaziali giganti, la fertilizzazione degli oceani, l’introduzione di aerosol stratosferici, tra le altre idee. Il problema con la geoingegneria, tuttavia, è che potremmo rovinare completamente il pianeta e danneggiare ulteriormente il clima.

Oggi potremmo ridurre tutte le emissioni di carbonio e molto probabilmente potremmo vedere continui aumenti di temperatura per i prossimi due decenni. Un evidente problema ambientale, ma anche politico.

Questa sfasatura dei tempi alimenta la protesta dei negazionisti che di fronte alla mancanza di risultati evidenti a fronte dei sacrifici della popolazione, avranno facile gioco per affermare che i sacrifici sono inutili e che il processo non è invertibile. Insomma la questione politica potrebbe incidere ancora molto sui risultati.

Medicina personalizzate e biotecnologie

Le biotecnologie continueranno ad avanzare durante i prossimi anni fino al 2030. Probabilmente ci vorranno altre due generazioni prima di vedere “bambini disegnati” geneticamente, ma nei prossimi 10 anni dovrebbero verificarsi importanti progressi in questo settore.

Allo stato attuale, gli scienziati negli Stati Uniti e altrove possono modificare geneticamente gli embrioni umani per la sperimentazione, ma le cellule devono essere distrutte entro pochi giorni. Come al solito questa opportunità scientifica scuote le coscienze e pone problemi etici di una enorme rilevanza.

Le previsioni sul futuro della medicina negli anni ’20 hanno una parola chiave: personalizzazione. La cosiddetta “medicina di precisione” dovrebbe finalmente fare la sua comparsa nel ventennio che è appena iniziato. Gli operatori sanitari personalizzeranno le loro terapie in base non solo alla genetica ma anche al contesto o allo stile di vita del paziente. Analisi genetiche ed AI consentiranno agli operatori sanitari di elaborare trattamenti personalizzati invece del nostro attuale approccio a misura standard.

Su Wikipedia si legge che l’acronimo di Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats, CRISPR, è espressione traducibile con brevi ripetizioni palindrome raggruppate e separate a intervalli regolari è il nome attribuito a una famiglia di segmenti di DNA contenenti brevi sequenze ripetute (di origine fagica o plasmidica) rinvenibili in batteri e archei. In particolare, le CRISPR sono presenti nel locus CRISPR insieme ad altri elementi genici sia nei batteri che negli archei.

Jennifer Doudna è co-inventrice di CRISPR e biochimica della UC Berkeley (ha vinto il Nobel per la chimica). Ha dichiarato che, nei prossimi 10 anni, “potremmo vedere nuovi farmaci e approcci individualizzati basati su CRISPR per trattare e potenzialmente curare la maggior parte malattie genetiche intrattabili, come ad esempio la fibrosi cistica”In agricoltura i ricercatori applicheranno CRISPR per coltivare colture più nutrienti e robuste e stabilire “protezioni genetiche” per controllare la diffusione di malattie infettive come la malaria e virus Zika.

Gli anni ’20 potrebbero assistere ai primi tentativi di modificare geneticamente organismi viventi come le zanzare. Quando si inizia a modificare esseri viventi si sa dove si inizia e non si sa dove si va a finire. Si gioca a fare Dio (o a imitare la natura) ma senza esserlo. “Per garantire lo sviluppo responsabile di queste applicazioni ad ampio raggio”Doudna ha affermato che sarà “vitale continuare il discorso pubblico sugli usi e la regolamentazione” di queste potenti tecnologie.

La capacità di viaggiare nello spazio non risolverà i problemi della Terra

Infine, il prossimo decennio vedrà un drammatico aumento della nostra conoscenza del cosmo, e forse anche sapremo di più sulla vita extraterrestre. Quando si parla di vita extraterrestre non per forza si pensa ad esseri intelligenti capaci di dialogare con noi. Potrebbe trattarsi di amebe o di vita cellulare allo stadio iniziale. Assieme alla ricerca di vita si sta cercando opportunità di colonizzare altri pianeti per esseri in grado di procurarci materie prime che sulla Terra possono scarseggiare in futuro e per avere una opportunità di fuga, se si rendesse necessaria.

I telescopi di prossima generazione, come il James Webb Space Telescope e l’European Extremely Large Telescope, sono pronti a ridefinire la nostra conoscenza della galassia.

I progressi nella potenza di calcolo forniranno un grande impulso a SETI. Saremo in grado di scrutare i cieli alla ricerca di segni di nuovi pianeti abitabili ad un ritmo mai così veloce. Entro la fine del prossimo decennio l’umanità avrà censito un milione di stelle vicine. Si tratta di un numero abbastanza grande da darci qualche possibilità realistica di trovare opportunità di vita nel cosmo. In molti vedono in questa ricerca la probabilità di scoprire che non siamo soli nell’universo, io non ci credo, comunque più conosceremo e più alte saranno le probabilità. Intanto l’uomo cerca soluzioni ai suoi problemi creandone altri. Si perché colonizzare un pianeta con una condizione climatica e ambientale totalmente differente comporterà un adattamento da parte dei migranti e una possibile mutazione genetica degli stessi, con difficile valutazione sul futuro di quegli esseri e delle relazioni con il resto dell’umanità.

Carlo Raspollini
Carlo Raspollini
Nasce a Follonica, in Maremma. Si laurea in Scienze Sociali a Trento il 12.12.1973 con una tesi di Psicologia Sociale sulle Comunicazioni di Massa. Inizia subito a collaborare in Rai a varie rubriche radiofoniche dal 1971. Partecipa a Per Voi Giovani, Retroscena, vari sceneggiati musicali, Inonda, La Civiltà dello Spettacolo. Dal 1989 arriva in televisione dove, come Autore e -a volte- Produttore e anche Regista, idea e partecipa a numerosi programmi, tra i quali: L'amore è una cosa meravigliosa, Tua, varie prime serate di spettacolo, poi inizia a collaborare a Unomattina e contemporaneamente a Linea Verde, Linea Verde Orizzonti, La Prova del Cuoco, Storie Vere, Ciao Come stai?, Vitabella più vari speciali quasi sempre su Raiuno. Dal 2016 vive a Punta Cana, Repubblica Dominicana , dove si occupa di eventi gastronomici internazionali.

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