Dobbiamo decidere adesso se e come vogliamo vivere

Stiamo esaurendo le risorse del pianeta. I mari e la terra sono invasi da polveri sottili inquinanti e da microplastiche che contaminano atmosfera, falde acquifere e alimenti. Il nostro modo di vivere provocherà altre epidemie.

Carlo Raspollini

Non voglio spaventare nessuno ma invitarvi a una banale riflessione. Così come procede il mondo non va. Non andiamo avanti. Siamo noi a crearci i problemi da soli. Il pianeta se ne può fregare se aumenta la temperatura media, se c’è l’effetto serra, se si innalzano i mari e tutto è pervaso da nano particelle di plastica inquinante. Se la fauna e la flora del pianeta subiscono delle mutazioni, ciò non impedirà alla Terra di fare il suo percorso nel cosmo. A sparire sarà l’umanità. In sé non è un problema, lo è per noi che non vogliamo smettere di goderci la vita.

Malattie, epidemie, fame, disastri ecologici. Tutto quello che recherà danno alla nostra salute e alla nostra sopravvivenza, ci porterà lentamente a una situazione di insostenibilità. Non voglio prefigurare qui conflitti o pandemie ma la situazione di tensione fra le grandi potenze per motivi di potere commerciale e militare questo comporterà.

Violenza e gossip ci interessano più del nostro futuro

Vedo che sui social network e sui mass media siamo tutti molto presi dal gossip e dalle vicende personali di attori e cantanti. Ci preoccupiamo molto della violenza che attraversa la società tra chi la esercita sui più deboli come una forma di superiorità e dominio, terrorizzando la maggioranza e chi la esercita in famiglia scagliandosi contro mogli e figli e talvolta anche sugli animali. Siamo sempre pronti a dividerci in due fazioni, guelfi e ghibellini di qualsiasi battaglia, da quella sportiva a quella sui migranti, da quella sulle liti tra conduttori in tv, a quella sulle vicende matrimoniali di star del cinema. Alla stessa maniera trattiamo le vicende degli scontri religiosi o delle vertenze sindacali. Bianco e nero. Non c’è altro. Estremisti, altro che maggioranza silenziosa. Ora che i social hanno dato parole alle masse, le maggioranze non sono più silenziose. Urlano e dicono stupidaggini.

Siamo allarmati dalla pandemia e dal rischio di essere assaliti da un nemico invisibile e, per questo, negato da qualcuno, ma letale a suo modo, contro chi ha fragilità pregresse o contro chi lo sfida spavaldamente. Tante malattie ci accompagnano nella vita senza che riusciamo a vederne una soluzione in tempi accettabili. Le crisi economiche si ripetono e connettono città, paesi e continenti, non si capisce bene se volute o subite. Se c’è chi le programma e le gestisce o se è la nostra ansia di potere e controllo che le determina, giacché -se le risorse sono finite- chi spreca sta togliendo ad altri la possibilità di vivere.  Come quella notte sul Titanic, si beve e si balla mentre la nave affonda. Così molti di noi negano la realtà. Non la vogliono vedere.

La vita nei piccoli centri se ben serviti da ogni comfort è la più adatta al nostro modo di essere

Cambiare stile di vita non è facile ma si può fare

Cambiare stile di vita non è facile. Per pigrizia mentale e per convenienza. Leggo tanto egoismo rispetto a queste problematiche. Se una bambina di 16 anni ha il coraggio di urlare in faccia ai rappresentanti del mondo che le stanno rubando il futuro, in molti la applaudono e l’ammirano ma in tanti la deridono e addirittura riescono a provare rancore ed odio per lei che dice solo la verità. Non è facilmente comprensibile. Chi c’è dietro? La solita frase che serve a sputtanare qualsiasi protesta. Dietro l’angolo c’è la vita, la possibilità di continuare il nostro viaggio su l’unico pianeta azzurro che ci è dato conoscere. Casa nostra. Non lo staterello, la provincia, le praterie e le montagne, pur meravigliose che siano, che chiamiamo enfaticamente “patria” e identifichiamo con una bandiera e la mamma. Casa nostra è questo pianeta. La casa di tutti noi.

Non mancano idee e progetti futuri che mirano a dare nuovi equilibri e nuovi assetti all’umanità e alle nostre traballanti società. Sulla sostenibilità ambientale si fanno molti esperimenti e ci sono ormai illuminanti esempi di smart cities, ad emissioni zero, con un nuovo assetto sociale. Scoperte formidabili ci danno l’opportunità di trarre energia dal sole e dal vento. Presto anche dal mare. Solo pochi anni fa c’era chi derideva questa opportunità, dicendo che non sarebbe mai stato possibile fare a meno dell’energia atomica o del petrolio.

Masdar la smart city che sorge negli Emirati arabi uniti

Chi vive di petrolio sa che finirà

Gli stessi Emirati Arabi Uniti ci hanno già pensato. Sanno che finirà e per darsi un futuro di agiatezze, hanno riprogettato i loro deserti trasformandoli in città del divertimento e del tempo libero. Già loro pensano a come non farsi danno, alla smart city, ecosostenibile a emissioni zero. Insomma si può cambiare. Si può sprecare meno. Si può vivere con meno lussi e stare meglio in tanti di più. Eppure questo viene negato da chi ha tutto e talvolta visto con sospetto anche da chi tutto non l’ha mai avuto e non sa a cosa aspirare, limitandosi al day by day.

Sono le due filosofie che da sempre si confrontano. Chi progetta e programma il domani per avere di più, guadagnare di più, godere di più anche a scapito del resto del Mondo e chi vive alla giornata. Mira a vivere il presente senza porsi problemi per il domani. Nessuna delle due è valida. Programmare va bene, ma non per guadagnare a scapito di altri, ma per stare tutti meglio, per avere giorni singoli migliori sempre.

Una fattoria a economia circolare, The Circle nei pressi di Roma

É una questione di coscienza e di amor proprio

Non è mia intenzione fare qui proclami politici e chiamate alle armi, fondare partiti o entrare in quelli che già esistono per condizionarne le direttive. È un appello alle coscienze. Alla necessità di sopravvivenza ma con qualità. La questione che ci tocca tutti da vicino è quella dell’alimentazione. In tutta la mia vita ho sempre cercato di promuovere l’informazione che desse a ciascuno di noi la consapevolezza di scegliere quello che si vuole avere come alimentazione. Si lo Stato dovrebbe aiutarci, proteggere i deboli. Impedire le frodi. Ma lo Stato è fatto da persone, deboli e fragili, corruttibili. Dobbiamo essere noi stessi a conoscere e a sapere per non farci imbrogliare. La conoscenza fa la differenza. Non è facile ma non è impossibile. Anche in questo campo c’è pigrizia, difficoltà a capire e a lottare per i propri diritti. Quello alla salute è il primo e più importante di tutti.

Il futuro della ristorazione ma di più, della gastronomia, è nell’alimentazione sana e piacevole. Gusto con salubrità del cibo. La qualità non basta. Dobbiamo combattere contro chi, per profitto (sempre per profitto si commettono delitti contro l’umanità) cerca di rifilarci alimenti adulterati, insani, pericolosi. La risposta non è che ci si debba adeguare al costo per necessità. Se un olio extravergine d’oliva non è conforme ai criteri di salubrità e bontà, perché fatto con prodotti di sintesi o con olive macerate o sottoprodotti, non va bene per la nostra salute. Il fatto che sia accessibile alle nostre tasche non è una buona ragione per introdurre nell’organismo qualcosa che non ci fa bene, come il buon olio extravergine di oliva ma anzi, ci provoca disturbi, malattie e alla lunga intasa le nostre arterie e pregiudica la nostra sopravvivenza. Mangiare male aumenta i disturbi e le malattie. Ci costa di più in farmaci, ospedali e in visite specialistiche. E se non costa a noi costa alla società e abbiamo visto recentemente quanto e che problemone esso sia.

Dobbiamo ritrovare l’equilibrio con noi stessi e la natura

Non accettiamo di stare male, non accettiamo il dolore, non fa parte della nostra cultura. Siamo pronti a introiettare veleni, chiamateli zuccheri, additivi, conservanti, addensanti… chiamateli pure così ma sempre veleni sono per noi che non vogliamo rinunciare a comprare oggi quello che mangeremo fra un mese. È tanto comodo! Così come comprare la busta con tutto il pranzo già pronto. Lo devi solo scaldare. È così facile! Poi, quando ci sentiamo gonfi, appesantiti, con dolori e disturbi, pensiamo di risolvere tutto con la pillola (magica). Non è così. Quando riusciremo a sopportare rinunce, quando, guardando al passato, ritroveremo il feeling con i processi della natura, non la deturperemo, non le faremo danno. Guarderemo con sospetto un concentrato chimico che cura una cosa e ne danneggia altre. Capiremo che il nostro corpo e la nostra mente sono un tutt’uno e non si cura il fegato o  il colon ma lo stile di vita.  Allora ritroveremo quell’equilibrio che ci è sfuggito. Qualcosa si è rotto con la rivoluzione industriale. La società si è misurata con Dio, la scienza l’ha voluto imitare.

Ma noi non dobbiamo assomigliare a nessun Dio, imitarne i poteri, cercarne le capacità di controllo sulla natura e sull’Universo. Noi dobbiamo semplicemente vivere. Rispettano il prossimo e l’ambiente. Migliorando le nostre capacità e le nostre espressività. Godere di ciò che abbiamo e trasmetterlo alle generazioni future.  Oggi non lo stiamo facendo.

Carlo Raspollini
Carlo Raspollini
Nasce a Follonica, in Maremma. Si laurea in Scienze Sociali a Trento il 12.12.1973 con una tesi di Psicologia Sociale sulle Comunicazioni di Massa. Inizia subito a collaborare in Rai a varie rubriche radiofoniche dal 1971. Partecipa a Per Voi Giovani, Retroscena, vari sceneggiati musicali, Inonda, La Civiltà dello Spettacolo. Dal 1989 arriva in televisione dove, come Autore e -a volte- Produttore e anche Regista, idea e partecipa a numerosi programmi, tra i quali: L'amore è una cosa meravigliosa, Tua, varie prime serate di spettacolo, poi inizia a collaborare a Unomattina e contemporaneamente a Linea Verde, Linea Verde Orizzonti, La Prova del Cuoco, Storie Vere, Ciao Come stai?, Vitabella più vari speciali quasi sempre su Raiuno. Dal 2016 vive a Punta Cana, Repubblica Dominicana , dove si occupa di eventi gastronomici internazionali.

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