Le città più smart. Il futuro è qui!

Sono città che gestiscono in maniera intelligente le loro risorse, cercando di essere autosufficienti energeticamente e migliorare la qualità della vita dei loro abitanti. Vediamo quali lo sono già.

Carlo Raspollini

Essere una città intelligente, significa stare al passo con le innovazioni e con la rivoluzione digitale. Significa avere connessioni wi-fi in qualsiasi luogo, sviluppare infrastrutture capace di interconnettersi tra loro, strade percorse da auto a guida autonoma, incroci regolati da semafori che riconoscono le esigenze del traffico, avere insomma un alto livello di tecnologia high-tech.

Saranno queste le città del futuro? Tutto farebbe pensare di si. Ma il futuro si costruisce da adesso e per questo già vi sono numerosi esempi di città intelligenti e ormai molte fanno a gara per esserlo più di altre. In queste città le cose si scambiano informazioni tra di loro, gli impianti di illuminazione sono in grado di riprodurre la luce del giorno. Sono luoghi in cui esiste un buon rapporto nelle relazioni sociali e anche tra le componenti urbane: le aree residenziali e quelle verdi dei parchi, le aree industriali e quelle agricole. In queste città è possibile produrre alimenti in maniera innovativa e praticare una mobilità sostenibile fatta di bike sharing, car sharing e auto ibride o elettriche. Per questo la smart city è organizzata con sensori che generano dati i quali possono alimentare servizi sempre più evoluti ed in tempo reale, ma anche permettere alle amministrazioni una gestione sempre più efficiente.

Londra e New York ai primi posti

Secondo la settima edizione dello IESE Cities in Motion Index 2020, Londra è per il secondo anno consecutivo la città più smart del mondo. Al secondo posto c’è New York, terza Parigi. Questa classifica è redatta da Pascual Berrone e Joan Enric Ricart, della Business School, che analizzano ogni anno il livello di crescita qualitativa di 174 città. I criteri analizzati riguardano economia, ambiente, governance, capitale umano, proiezione internazionale, mobilità e trasporti, coesione sociale, tecnologia e pianificazione urbana. Per essere chiari la governance comprende i processi di governo di uno stato o di una amministrazione relativamente a un sistema sociale attraverso leggi, norme, comunicati.

Il primo posto di Londra è dovuto al fatto che è ben posizionata in quasi tutte le dimensioni: è prima per capitale umano e proiezione internazionale, seconda per governance e pianificazione urbana, ed è tra i primi 10 posti per dimensioni di mobilità e trasporti e tecnologia. La sua peggiore performance può essere vista nelle dimensioni della coesione sociale (64 °) e dell’ambiente (35 °). La coesione sociale è il tallone d’Achille anche per New York e i recenti fatti di violenza che accadono negli States dimostrano che il fenomeno razzista è ben lungi dall’essere superato. Tuttavia occupa da sempre i primi posti per occasioni di lavoro e sviluppo economico.

Essendo una delle principali destinazioni turistiche del mondo, Parigi è particolarmente forte per la sua proiezione internazionale. Si distingue anche per le dimensioni della mobilità e dei trasporti (2) e del capitale umano (6), che guarda alla capacità di una città di attrarre, nutrire e sviluppare talenti. La sua peggiore performance può essere vista nelle dimensioni della coesione sociale (74 °) e dell’ambiente (48°). 

Nelle prime dieci figurano anche altre città. Tokyo occupa il quarto posto ma è la prima città smart asiatica. Una delle più forti in economia, ambiente e capitale umano ma fragile come coesione sociale che, vedremo, è un problema molto diffuso.  Reykiavik, la capitale islandese, grazie alla geotermia e alla fonti idroelettriche è una delle più efficienti dal punto di vista della sostenibilità energetica, ma è debole nell’economia e nella pianificazione urbana. Copenaghen particolarmente avanzata nella tutela ambientale e nella governance ma fragile nella pianificazione urbana.  Berlino, forte in mobilità e trasporti, l’attenzione al cittadino ma debole nella tutela ambientale.  Amsterdam, per la sua proiezione internazionale e il fascino che esercita sui turisti ma debole in coesione sociale. Singapore, la prima a lanciare un sistema di taxi senza conducente. Hong Kong, la migliore per lo sviluppo e la diffusione della tecnologia (telefoni cellulari).

Fuori dalla top ten le città d’Europa dominano con 27 nelle prime 50. Le altre sono 14 città del Nord America, 5 asiatiche e 4 appartengono all’Oceania. La crisi dovuta al Covid 19 secondo i professori Berrone e Ricart impone un ripensamento delle strategie urbane e una spinta verso maggiori collaborazioni pubblico – privato e urbano – rurali.  Avere città in grado di dare risposte utili e intelligenti ci agevolerà nell’affrontare possibili crisi pandemiche future. Nell’elenco ci sono anche città italiane: Milano è al 42° posto, Roma al 67°, Firenze al 97°, più distaccate Torino e Napoli. Anche in Italia si tenta di formare una Rete delle Città smart ma ancora i risultati non si vedono.

Come coordinare le esigenze smart con le megalopoli?

Una delle tendenze mondiali in atto è la fusione delle grandi metropoli con le aree urbanizzate più contigue. Le città satellite vengono inglobate, assorbite in corpi urbani che crescono in maniera assurda, inverosimile. Sta succedendo a Pechino che via via ingloberà le vicine città di Hebei dove si concentra l’industria medio piccola e Tianjin dove si concentra il polo produttivo industriale. A Pechino invece spetta il ruolo di distretto culturale e tecnologico. La nuova città si chiamerà Jing Jin Ji e avrà una superficie stimata di 212.000 kmq, quasi come l’intero Kansas! I suoi abitanti raggiungeranno la cifra record di 130 milioni. Tanta gente insieme è una certezza di inquinamenti, traffico, malattie, problemi sociali. Per questo fin dal 2013 in Cina stanno pianificando questa megalopoli per renderla la più smart possibile.  Si stanno costruendo ferrovie ad alta velocità per agevolare i trasporti e i collegamenti tra i centri urbani. Anche New York, Tokyo, Shenzhen con la vicina Hong Kong e diverse città indiane come Mumbai corrono questo rischio. Per questo trovare soluzioni intelligenti è sempre più necessario per fare fronte ai problemi di urbanizzazione del prossimo futuro.

Secondo i dati dell’ONU oggi più della metà della popolazione mondiale vive in un grande città. Questo dato potrebbe arrivare al 65% nel 2050, quando 6.700 milioni di persone vivranno in una grande metropoli. È un dato che non tiene conto di altre variabili non prevedibili come le crisi economiche e le pandemie. In genere questi studi fissano le condizioni socio ambientali attuali per le prossime decadi ma non sempre le realtà sono immutabili, anzi. C’è chi sostiene che nel 2050 potremmo essere 2 miliardi in meno di quello che ipotizziamo. Il calo demografico dovuto a problemi economici si fa sentire in molti paesi occidentali e potrebbe rivelarsi decisivo per questo mancato incremento.

Smart cities sperimentali da tempo funzionano in varie parti del mondo

“Comunque sia che bisogna pianificare adesso le nostre città del futuro per renderle più efficienti, sostenibili ed intelligenti è fuor di dubbio. Città che hanno temperature medie elevate dovranno fare buon uso dei pannelli solari.  Si dovranno prevedere soluzioni urbanistiche tali da favorire la circolazione dei venti, per abbassare queste temperature.” Lo dice Daniel Gonzalez, esperto di urbanizzazione e direttore dell’associazione Smart City Cluster.

Masdar (Emirati Arabi Uniti)

Ci sono già esempi del genere in città come Songdo, al sud ovest di Seoul. Una città di 120.000 abitanti e con un 40% dei suoi 600 ettari di verde attrezzato. Tutto è digitalizzato e automatizzato. Per esempio il sistema di riciclaggio dei rifiuti che vengono catturati direttamente negli appartamenti e avviati al centro di smistamento e di incenerimento per produrre energia. Un sistema di piste ciclabili lungo 25 km consente l’uso della bicicletta e di altri mezzi non a motore per lo spostamento urbano singolo.

Un altro esempio è la città di Masdar, nell’Emirato di Abu Dhabi. In questa città in costruzione, che terminerà nel 2025, la vita è adattata alle alte temperature del paese, così prossimo al deserto. Si mantiene refrigerata durante il giorno grazie a un sistema di venti incanalati nei tunnel per rifrescare le strade. L’energia del municipio proviene dai pannelli solari che la distribuiscono nei palazzi e negli uffici, per i consumi personali, i trasporti, il rinfresco e la deumidificazione dell’aria. L’obbiettivo degli Emirati è arrivare al giorno in cui il petrolio terminerà di produrre profitti per le loro casse, essendo completamente indipendenti da questo combustibile e con un’altra grande risorsa già avviata: il turismo. Il sistema di trasporti di Masdar prevede che si faccia a meno delle auto, in futuro, utilizzando invece cabine elettriche individuali che percorrono l’intera città in pochi minuti. La rete ha già 85 fermate ed è in funzione 24h al giorno per l’intero anno, senza soste.

Quello che sembrava impossibile ora si sta realizzando

Molte cose che pensavamo impossibili già si stanno realizzando.  Per esempio le strade cittadine potrebbero avere in dotazioni sensori che agevolano il sistema di mobilità delle auto senza guidatore. Queste auto invece che essere di proprietà, potrebbero venire noleggiate per il tempo necessario allo spostamento e poi lasciate in parcheggi, come avviene oggi con il carsharing.

Songdo, Incheon South Korea.

La città cantabrica di Santander è un buon esempio di nuova città sostenibile. Dispone di 20.000 sensori di controllo che forniscono i dati della CO2, rumore, umidità, livello del traffico. La base per costruire il progetto di città intelligente è avere i dati ma i dati da soli non servono a nulla se non c’è chi poi non sa come utilizzarli per portare benefici a tutti. Le città del pianeta emettono il 70% di biossido di carbonio del mondo, dovuto al traffico, ai riscaldamenti e alle emissioni delle fabbriche.  Se non si interviene subito, nel 2050 questo dato potrebbe duplicarsi. Per far si che una città migliori la propria sostenibilità non bastano le idee e le tecnologie occorre l’aiuto della popolazione, una popolazione responsabile e sensibilizzata può rendere la città in cui vive un luogo meno pericoloso e più a misura di persona.

Portland, altro esempio, è una città che ha saputo usare le tecnologie per aumentare la coesione sociale e la sostenibilità della vita in un contesto urbano.

Portland (Usa)

A Portland lo sviluppo urbano è controllato e diretto in base alla logica di non estromettere i terreni agricoli alla periferia della città ma di creare una contiguità tra città e campagna, dove vi sia una funzionalità e uno scambio. Gli agricoltori fanno maggior uso di tecnologie e di scambi commerciali con gli abitanti attraverso vendita diretta dei loro prodotti e l’occupazione urbanistica evita di invadere le aree destinate all’agricoltura e quindi protette. Si dà grande rilievo alla salute e alla sana alimentazione, incentivando il consumo dei prodotti locali, con vantaggio per i contadini che rispettano le norme sulla salute e sulla sostenibilità delle loro imprese. Portland è stata la prima città degli Stati Uniti a sviluppare questo tipo di pianificazione. Possiamo dire che i cittadini di Portland si cibano per la maggior parte con prodotti delle campagne circostanti. Questo mantiene un equilibrio urbanistico tra città e campagna e favorisce la salute e l’economia delle imprese e dei cittadini. Anche la pratica degli orti urbani è molto incentivata con un duplice obbiettivo: impegnare risorse umane di anziani e gente con molto tempo libero in pratiche utili economicamente e al tempo stesso mantenere aree verdi curate nel centro cittadino.

Il rapporto città campagna va ricostruito

Alcuni anni fa, dirigendo il programma Linea Verde per conto di Rai Uno, una trasmissione che sempre si era occupata di campagna, territorio e produzione agricola, decisi di cambiare linea editoriale avviando una serie che si occupasse del rapporto città-campagna. Eravamo nel 2011 e alla conduzione c’era Eleonora Daniele. Ci rendemmo conto che le periferie urbane erano diventate un terreno di scontro e di contraddizioni. Così iniziammo a girare alle periferie di Roma e Firenze, di Palermo, Napoli, Torino, Milano, Bari, Venezia e altre città ancora. L’invasione indiscriminata della cementificazione senza pianificazioni, aveva distrutto il paesaggio, emarginato gli agricoltori, creato problemi sociali. Non ha senso parlare di agricoltura in crisi se non si considera il ruolo delle città. La soluzione deriverà soltanto da un equilibrato e rinnovato rapporto tra questi due mondi.

Nel medio evo il rapporto città – campagna era funzionale al buon governo, come testimonia la storia delle città italiane. Nel quadro “Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo” (1338-1339) del pittore Ambrogio Lorenzetti, conservato al Palazzo Pubblico di Siena, si vede una felice sintesi della vita tra cittadini e agricoltori che facilmente può tradursi in un disastro sociale se mal gestito. Tutto questo sapere è stato accantonato in nome di una superiorità delle esigenze cittadine, che invece si ritorce contro gli stessi abitanti.

Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo – Ambrogio Lorenzetti

Oggi ogni ristoratore apre aziende agricole, o ne cerca una per attingere a prodotti freschi e sani. In molti in città si mettono a gestire gli spazi di verde per farne degli orti. Addirittura si costruiscono palazzi con gli orti sui terrazzi. Molti cittadini cercano i loro prodotti organici nei mercatini dei contadini piuttosto che nei supermercati. Bisogna ricostruire il rapporto disastrato tra città e campagna. I cittadini di Portland forse non conoscono la storia di Siena ma hanno esattamente interpretato il senso di quel quadro.

Zenger Farm è una fattoria che produce per la comunità di Portland ma è anche un’azienda educativa che fa pian di educazione per ragazzi con le scuole di vario ordine e grado, fino all’Università. Altro esempio. La pioggia è un bene ma può tramutarsi anche in un problema. Quando arriva un acquazzone porta via dai tetti materiale inquinante. Allora l’acqua che scende dalle case viene convogliata nei Rain Garden, aiuole progettate apposta lungo le strade dei quartieri residenziali per raccogliere l’acqua piovana che, a contatto con certe piante in grado di decontaminarla, perde il suo potere negativo.

Vogliono fare di Portland una città agile ed efficiente, sana, sostenibile, colta ed equa e con un respiri internazionale per concorrere con Seattle e San Francisco. Ci riusciranno.

Santander, Malaga e Saragozza, le smart cities spagnole

Le città del futuro hanno compiti fondamentali. Combattere il riscaldamento globale del pianeta.  Creare spazi che generino ossigeno per diminuire la contaminazione. Incentivare l’uso dei mezzi che funzionano a energia pulita a scapito di quelli che usano combustibili fossili. Incentivare l’uso di mezzi elettrici, auto, moto e bus, ma anche delle biciclette, monopattini, skateboard. Fare in maniera che gli edifici producano, tramite pannelli solari e altri sistemi, l’energia che serve loro per alimentare le case, gli uffici e i negozi.

Le città incontrano spesso difficoltà a creare nuove opportunità economiche in un contesto di forte competizione, risorse limitate e mercati in crisi. Esperti di tutto il mondo vedono una possibile via di uscita nelle nuove forme di produzione, in particolare nella produzione collaborativa, innovativa e tecnologica, basata sulla condivisione della conoscenza. Tendenze che negli ultimi anni si stanno affermando in molte città postindustriali. Nuove risorse stanno emergendo grazie alla creatività e alle peculiarità delle diverse realtà sociali.

Un importante esperimento si sta realizzando in Spagna da alcuni anni per dotare tre città medie di servizi smart e renderle in prospettiva autosufficienti e ad emissioni zero. Su Key4Biz del 7 ottobre 2014 Flavio Fabbri sosteneva che “una nuova piattaforma smart city, testata negli ultimi tre anni, ha consentito in Spagna, nelle città pilota di Malaga, Santander e Saragozza, di promuovere l’utilizzo dell’internet of things congiuntamente alle smart grids, l’open data, il data mining, il cloud, il sensing e un avanzato sistema di servizi offerti ai cittadini su rete mobile.”

Non fatevi spaventare dai termini tecnici. In fondo si tratta di integrare i nuovi strumenti per progettare e semplificare la gestione dell’energia negli edifici e negli spazi pubblici, la gestione del trasporto e la mobilità, la sostenibilità ambientale. Tutti aspetti che fanno di una città una smart city. Che fine ha fatto quel progetto? Inizialmente si è proceduto con i sensori. Sono stati piazzati sensori in tutte le città interessate. Alcuni servono per individuare l’intensità luminosa e la presenza di persone o auto in maniera da regolare l’illuminazione e incrementarla quando passano persone o auto. Altri sono stati installati nelle case e, tramite una rete wireless nel quadro elettrico, si misura il consumo e si propone all’utente come ottimizzarlo per ridurre la spesa. Altri hanno la funzione di ridurre l’inquinamento acustico e ambientale (CO2) in città attraverso misurazioni.

Santander – Cantabria (Spagna)

Santander è stata dotata di 20.000 sensori

Le città intelligenti in Spagna hanno smesso di essere il futuro e sono già il presente.  Santander è stata dotata di 20.000 sensori, distribuiti in tutta la città per tutti gli scopi di cui abbiamo già detto e i risultati si cominciano a vedere. Santander riesce a risparmiare un 30% dell’energia negli edifici pubblici. Lo sostiene Alvaro Cárdenas in un articolo su FIWOO del 5 novembre 2019. Inoltre è stata realizzata una app dove si offre ai turisti informazioni sempre aggiornate sulla città.

Santander ha perso circa 8.000 abitanti negli ultimi 10 anni. In parte compensato dall’arrivo di 5.300 nuovi abitanti nelle zone a nord della città.  Per lo più si tratta di spagnoli trasferitisi in altre città ma anche di stranieri.  La notizia è stata riportata da Fermin Mier, su Radio Santander, il 23 gennaio del 2020.  Questo fa si che la popolazione stia leggermente invecchiando. Il fenomeno si deve alla crisi economica che sta attraversando la Cantabria e rende comunque ancora più urgente che si attuino misure di investimenti e di nuova proposte di produzione, basate sulla collaborazione e l’ideazione professionale condivisa.

L’ex sindaco della città, Iñigo de la Serna, ebbe a dire a proposito che “Smart City non significa solo città intelligente ma una gestione intelligente della città. Ovvero una città che impiega la innovazione per offrire ai suoi abitanti più e migliori servizi, così come una maggiore informazione li avvicina.” Tutti i servizi pubblici della città, acqua, raccolta dell’immondizia, illuminazione… si debbono gestire insieme, così che la tecnologia ci aiuti a coordinarli e a prendere decisioni più rapide ed efficaci, mentre intanto l’amministrazione risparmia.

Santander è ormai un enorme laboratorio urbano (ha detto Gema Igual Ortiz, la nuova “Alcaldesa“) per la mobilità, la tecnologia, la salvaguardia ambientale ma ora lo sforzo va verso l’informazione verso i cittadini. Dando impulso alla amministrazione elettronica e app per i cellulari per offrire servizi sempre più utili e tempestivi.”  Gli eventi culturali, sportivi e gastronomici previsti per i prossimi mesi, Covid permettendo, troveranno quindi una città in cui tutto è interconnesso e ogni problema dell’utente si risolve in pochi attimi. Un sogno.

Malaga – Andalusia (Spagna)

Malaga ha risparmiato il 30% in energia, pari a 2,5 milioni di euro

Malaga ha ormai una flotta di veicoli elettrici, inoltre i sensori facilitano il parcheggio indicando al guidatore se e dove si trovano posti liberi. Si sta riducendo il consumo di elettricità del 30% grazie a una illuminazione pubblica intelligente, ovvero che sfrutta al massimo le ore di luce solare e si incrementa solo in presenza di persone e auto. In pratica si tratta di risparmiare 2,5 milioni di euro. L’installazione di una potente infrastruttura con più di 17.000 contatori e la grande area dove si è sviluppato il progetto con 50.000 abitanti, ne fanno qualcosa di unico realizzato in condizioni concrete.

Nel ranking delle città più smart del 2020 comunque Madrid è 25°, Barcellona 26° mentre Malaga è all’82° posto e Saragozza all’86°. Santander non è nemmeno considerata nelle 174. Ma questo non vuol dire. Un conto è la classifica dell’efficienza smart un conto è l’esperimento per diventare una smart city col tempo.

Madrid e Barcellona seguono la stessa via

Le due “capitali” spagnole non hanno voluto restare indietro rispetto a questi esperimenti delle altre medie città. Barcellona ha investito nella illuminazione pubblica, la eliminazione della spazzatura, il sistema di mobilità urbana e il laboratorio FAB (fabrication laboratory, ovvero servizi personalizzati digitalizzati). Sono i punti chiavi del suo tentativo di rendersi quanto più smart possibile. Nel caso di Madrid è stato recentemente creatolo spazio integrato intelligente (EII), primo in Spagna, che intende migliorare la integrazione sociale coinvolgendo le imprese, gli aspetti industriali e di servizio.

Sono al momento 79 le città spagnole che hanno aderito alla Red española de ciudades inteligentes. Tra queste figurano le due citate adesso, Malaga, Santander, Saragozza ma anche Valencia, Cordoba, Oviedo, Gijon, La Coruña, Valladolid.  L’obbiettivo è che tra loro si scambino informazioni ed esperienze e possano lavorare insieme a formare un modello di gestione sostenibile per migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Carlo Raspollini
Carlo Raspollini
Nasce a Follonica, in Maremma. Si laurea in Scienze Sociali a Trento il 12.12.1973 con una tesi di Psicologia Sociale sulle Comunicazioni di Massa. Inizia subito a collaborare in Rai a varie rubriche radiofoniche dal 1971. Partecipa a Per Voi Giovani, Retroscena, vari sceneggiati musicali, Inonda, La Civiltà dello Spettacolo. Dal 1989 arriva in televisione dove, come Autore e -a volte- Produttore e anche Regista, idea e partecipa a numerosi programmi, tra i quali: L'amore è una cosa meravigliosa, Tua, varie prime serate di spettacolo, poi inizia a collaborare a Unomattina e contemporaneamente a Linea Verde, Linea Verde Orizzonti, La Prova del Cuoco, Storie Vere, Ciao Come stai?, Vitabella più vari speciali quasi sempre su Raiuno. Dal 2016 vive a Punta Cana, Repubblica Dominicana , dove si occupa di eventi gastronomici internazionali.

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