Mission

THE TOMORROW TIMES MISSION 

Siamo tutti in apprensione per il presente e ancora di più per quello che ci aspetta nel futuro immediato e ancora dopo. Le previsioni non sono tranquillizzanti ma non ci sarà chi passerà quel guado per noi. Ci tocca. Sappiamo anche che questa è una grande occasione. Come quando stai traslocando e devi decidere cosa tenere e cosa portare con te. Sono tante le cose da cambiare e le conosciamo bene. Ci riusciremo? Avremo le capacità per farlo? E soprattutto ci sarà chi ha la visione giusta del futuro per pianificare, per orientare il nostro paese, le nostre società verso un futuro migliore? Ormai è chiaro che da soli non andiamo da nessuna parte, ogni paese ha bisogno degli altri, per motivi commerciali e produttivi ma anche culturali. Le nostre società sono integrate tra loro in maniera indissolubile. Mi fanno tenerezza quelli che parlano di uscire dall’Europa. Cambiamo il modo di starci, cambiamo l’Europa piuttosto. Vedremo quello che succede nel Regno Unito (unito fino a quando non saprei?), dove la spinta alla Brexit sembra essersi già esaurita. Il Corona Virus ha destabilizzato imperi, paesi 100 volte più grandi e forti del nostro. Se loro traballano figuriamoci noi. Ma è una grande opportunità per cambiare, comprese le nostre relazioni

Questa è la sfida che con The Tomorrow Times ci sentiamo di raccogliere. Immaginiamoci il futuro. Ma non come desidereremmo (o anche così perché no?) ma soprattutto basandoci sulle proiezioni, calcoli, esperienze, idee maturate in ogni settore dalle menti più coraggiose e creative. In questo magazine, più che blog, vorremmo ospitare le opinioni, le interviste, i video, le chat, i post di quanti sanno immaginare il meglio per le nostre società. Non per salvare il mondo, perché il mondo non ha bisogno di essere salvato da noi, che contiamo niente, appena lo 0,01% della vita sulla Terra ma per salvare l’umanità. Salvarla con i suoi valori più importanti: la solidarietà, la democrazia, la conoscenza, l’equivalenza tra le culture, la capacità di produrre una migliore qualità della vita, ridurre gli sprechi, ridurre i consumi dannosi a vantaggio di quelli virtuosi, scegliere finalmente le energie pulite a danno del carbone e del petrolio, accettare di rinunciare ai privilegi a favore di un sentimento di uguaglianza e di redistribuzione della ricchezza. Vorrei che la opportunità venisse colta anche e soprattutto per cambiare le nostre relazioni sociali. Finirla con il senso di possesso e di odio, con la violenza sui più deboli, donne, bambini, anziani, animali.  Finirla con le intolleranze, figlie dell’ignoranza. Cambiare la scuola, il modo di insegnare e di imparare, cambiare il modello di lavorare, non più a tempo ma a scopo. Non più in ufficio soltanto ma, quando si può, da casa. Cambiare il sistema dei trasporti, i mezzi di trasporto, viaggiare per conoscere più che per sfruttare i luoghi.

Il modello in cui siamo, ancora per poco, immersi, quello che ci ha portato sull’orlo del disastro ecologico e nel pieno della pandemia, è finito, morto. Da questo può nascere qualcosa di diverso, speriamo di buono, ma dipende solo da noi, non dai governi, da noi cittadini. Sapremmo rinunciare adesso ai cieli puliti nelle nostre città? Ai mari cristallini? Alla natura che riprende il suo posto nelle campagne e nei boschi? Sapremo rinunciare ora all’aria da respirare nella Pianura Padana? Alle passeggiate nelle piazze e nelle strade, senza l’orrore del traffico asfissiante, per rumore e per inquinamento?  Lo spero e credo di no. Nessuno vuole tornare a come eravamo prima. Ci costerà abituarci alle nuove regole. Avremo a lungo il senso di paura che ci ha trasmesso l’epidemia. Sappiamo che ce ne sono pronte altre, e non fra cent’anni. Ma questo è un bene. Ora abbiamo la consapevolezza che non siamo forti, non siamo invincibili, non siamo i padroni del pianeta. Torniamo umili.

Per affrontare il futuro non ci rimane che proporre soluzioni pratiche per rendere migliore la nostra vita. Ascoltare le idee e le proposte degli altri. Imitare i Paesi che hanno avviato le soluzioni più geniali. Confrontarci senza pregiudizi. Smetterla di pensare che esista una “casa nostra” e una “casa d’altri”, che i porti si possano chiudere come i confini. I virus ci passano attraverso senza che ce ne accorgiamo. Le barriere non sono da abbattere, sono inutili, è ridicolo chi le considera ancora. Il nostro nemico non è l’altro, il migrante, lo straniero che, l’abbiamo visto, è fragile tanto quanto noi e ha bisogno di noi come noi di lui. Il nostro nemico lo abbiamo provocato invadendo gli spazi e l’habitat dei selvatici. Venendo a contatto con loro, non rispettando l’igiene, non rispettandoli come esseri degni della nostra considerazione. L’82% della vita sulla Terra è rappresentata dalle piante, il 13% dai batteri e il 5% dagli animali compresi gli insetti, i pesci e altre specie. L’uomo conta solo per lo 0,01% ma ha distrutto l’83% delle specie viventi.  Noi siamo il virus del pianeta! Quando occupiamo tutto il territorio, lo danneggiamo, lo inquiniamo, come le pianure, i fiumi e i mari, creiamo le premesse perché la natura si ribelli, presentandoci il conto. Se non vogliamo che la prossima volta le condizioni non siamo anche più drastiche, facciamo in maniera di andare d’accordo col pianeta e le sue leggi.  Seguirle e rispettarle, come hanno fatto tante generazioni prima della nostra, sarà un premio ancora più grande del possedere case, fuoriserie e bitcoin, che tanto non porteremo via con noi al termine dell’esistenza. Sarà un piacere ancora più bello, quello di vivere al meglio in un ambiente sano e meraviglioso e di lasciare ai nostri nipoti un’opportunità grande di vita e di libertà.

(Carlo Raspollini)

THE TOMORROW TIMES MISSION 

 We are all apprehensive about the present and even more about what awaits us in the immediate future and afterwards. The forecasts are not reassuring but there will be no one who will pass that ford for us. It touches us. We also know that this is a great opportunity. Like when you are moving and you have to decide what to keep and what to bring with you. There are many things to change and we know them well. We will make it? Will we have the skills to do it? And above all, will there be those who have the right vision of the future to plan, to orient our country, our societies towards a better future? By now it is clear that we are not going anywhere alone, each country needs the others, for commercial and production but also cultural reasons. Our societies are integrated in an indissoluble way. Those who speak of leaving Europe make me tenderness. Let’s change the way we stay, let’s change Europe rather. We will see what happens in the United Kingdom (united until I don’t know?), Where the boost to Brexit seems to have already run out. Corona Virus has destabilized empires, countries 100 times larger and stronger than ours. If they wobble let alone us. But it’s a great opportunity to change, including our relationships

This is the challenge that with The Tomorrow Times we feel like taking on. Imagine the future. But not as we would like (or even so why not?), but above all based on the projections, calculations, experiences, ideas developed in each sector by the most courageous and creative minds. In this magazine, rather than blogs, we would like to host the opinions, interviews, videos, chats, posts of those who know how to imagine the best for our companies. Not to save the world, because the world does not need to be saved by us, who count for nothing, just 0.01% of life on earth but to save humanity. Save it with its most important values: solidarity, democracy, knowledge, equivalence between cultures, the ability to produce a better quality of life, reduce waste, reduce harmful consumption to the advantage of virtuous ones, finally choose clean energies to the detriment of coal and oil, agree to renounce privileges in favour of a feeling of equality and redistribution of wealth. I would like the opportunity to be seized also and above all to change our social relationships. End it with a sense of possession and hatred, with violence against the weakest, women, children, the elderly, animals. End it with intolerances, daughters of ignorance. Change the school, the way of teaching and learning, change the model of working, no longer in time but for purpose. No longer in the office only but, when possible, from home. Change the transport system, the means of transport, travel to know more than to take advantage of the places.

The model in which we are immersed for a short while, the one that brought us to the brink of ecological disaster and in the midst of the pandemic, is finished, dead. Something different may arise from this, hopefully good, but it depends only on us, not on governments, on us citizens. Could we renounce the skies in our cities now? Or the clean seas? To nature that takes its place in the countryside and in the woods? Will we know how to give up the air to breathe in the Po Valley? To walks in squares and streets, without the horror of suffocating traffic, for noise and pollution? I hope and believe not. Nobody wants to go back to how we were before. It will cost us to get used to the new rules. We will have for a long time the sense of fear that the epidemic has transmitted to us. We know there are more ready, and not in a hundred years. But that’s good. Now we are aware that we are not strong, we are not invincible, we are not the masters of the planet. Let’s go back humble.

To face the future, we just have to propose practical solutions to make our life better. Listen to the ideas and proposals of others. Imitate the countries that have launched the most ingenious solutions. Confront each other without prejudice. Stop thinking that there is an “our home” and a “house of others”, that ports can close like borders. Viruses pass through it without our realizing it. The barriers are not to be broken down, they are useless, those who still consider them are ridiculous. Our enemy is not the other, the migrant, the foreigner who, as we have seen, is as fragile as we are and needs us as we do. We provoked our enemy by invading the spaces and habitat of the wild. By coming into contact with them, not respecting hygiene, not respecting them as beings worthy of our consideration. 82% of life on Earth is represented by plants, 13% by bacteria and 5% by animals including insects, fish and other species. Man counts only 0.01% but has destroyed 83% of living species. We are the virus of the planet! When we occupy the whole territory, we damage it, we pollute it, like the plains, rivers and seas, we create the basis for nature to rebel, presenting the bill. If we don’t want the conditions to be even more drastic next time, let’s try to get along with the planet and its laws. Following them and respecting them, as many generations have done before ours, will be an even greater reward than owning houses, custom-built cars and bitcoins, which we will not take away with us at the end of our existence. It will be an even more beautiful pleasure, to live better in a healthy and wonderful environment and to leave our grandchildren a great opportunity for life and freedom.

(Carlo Raspollini)

THE TOMORROW TIMES MISSION 

Todos estamos preocupados por el presente y aún más por lo que nos espera en el futuro inmediato y después. Las previsiones no son tranquilizadoras, pero no habrá nadie que pase ese vado por nosotros. Nos toca. También sabemos que esta es una gran oportunidad. Como cuando te estás mudando y tienes que decidir qué guardar y qué llevar contigo. Hay muchas cosas que cambiar y las conocemos bien. ¿Lo haremos? ¿Tendremos las habilidades para hacerlo? Y, sobre todo, ¿habrá quienes tengan la visión correcta del futuro para planificar, orientar a nuestro país, nuestras sociedades hacia un futuro mejor? Por ahora está claro que no iremos a ninguna parte solos, cada país necesita a los demás, por razones comerciales y de producción, pero también culturales. Nuestras sociedades están integradas de manera indisoluble. Los que hablan de salir de Europa me hacen ternura. Cambiemos la forma en que nos quedamos, cambiemos Europa más bien. Veremos qué sucede en el Reino Unido (¿unido hasta que no lo sepa?). Donde el impulso al Brexit parece haberse agotado. El Virus Corona ha desestabilizado imperios, países 100 veces más grandes y fuertes que los nuestros. Si se tambalean, mucho menos nosotros. Pero es una gran oportunidad para cambiar, incluidas nuestras relaciones

Este es el desafío que con The Tomorrow Times tenemos ganas de asumir. Imagina el futuro. Pero no como nos gustaría (o incluso ¿por qué no?), pero sobre todo basado en las proyecciones, cálculos, experiencias, ideas desarrolladas en cada sector por las mentes más valientes y creativas. En esta revista, en lugar de blogs, nos gustaría presentar las opiniones, entrevistas, videos, chats, publicaciones de aquellos que saben cómo imaginar lo mejor para nuestras empresas. No para salvar al mundo, porque el mundo no necesita ser salvado por nosotros, que no cuentan para nada, solo el 0.01% de la vida en la tierra, sino para salvar a la humanidad. Guárdelo con sus valores más importantes: solidaridad, democracia, conocimiento, equivalencia entre culturas, la capacidad de producir una mejor calidad de vida, reducir el desperdicio, reducir el consumo nocivo en beneficio de los virtuosos, finalmente elija energías limpias en detrimento del carbón y el petróleo, acuerdan renunciar a los privilegios a favor de un sentimiento de igualdad y redistribución de la riqueza. Quisiera aprovechar la oportunidad y, sobre todo, cambiar nuestras relaciones sociales. Termine con un sentido de posesión y odio, con violencia contra los más débiles, mujeres, niños, ancianos, animales. Termina con intolerancias, hijas de la ignorancia. Cambiar la escuela, la forma de enseñar y aprender, cambiar el modelo de trabajo, ya no a tiempo sino con un propósito. Ya no solo en la oficina sino, cuando sea posible, desde casa. Cambiar el sistema de transporte, los medios de transporte, viajar para saber más que aprovechar los lugares.

El modelo en el que estamos inmersos por un corto tiempo, el que nos llevó al borde del desastre ecológico y en medio de la pandemia, está terminado, muerto. Algo diferente puede surgir de esto, con suerte bueno, pero depende solo de nosotros, no de los gobiernos, de nosotros los ciudadanos. ¿Podríamos renunciar a los cielos y los mares limpios en nuestras ciudades ahora? ¿A la naturaleza que toma su lugar en el campo y en el bosque? ¿Sabremos renunciar al aire para respirar en la “Pianura Padana”, uno de los lugares más contaminado de Europa? ¿Caminar en plazas y calles, sin el horror del tráfico sofocante, por ruido y contaminación? Espero y creo que no. Nadie quiere volver a como éramos antes. Nos costará acostumbrarnos a las nuevas reglas. Tendremos por mucho tiempo la sensación de miedo que la epidemia nos ha transmitido. Sabemos que hay más listos, y no en cien años. Pero eso está bien. Ahora somos conscientes de que no somos fuertes, no somos invencibles, no somos los dueños del planeta. Volvámonos más humilde.

Para enfrentar el futuro solo tenemos que proponer soluciones prácticas para mejorar nuestra vida. Escuche las ideas y propuestas de otros. Imita a los países que han lanzado las soluciones más ingeniosas. Enfrentarse sin prejuicios. Deja de pensar que hay una “nuestra casa” y una “casa de otros”, que los puertos pueden cerrarse como fronteras. Los virus pasan a través de él sin que nos demos cuenta. Las barreras no deben ser derribadas, son inútiles, quienes aún las consideran son ridículos. Nuestro enemigo no es el otro, el migrante, el extranjero que, como hemos visto, es tan frágil como nosotros y nos necesita como lo hacemos. Provocamos a nuestro enemigo al invadir los espacios y el hábitat de la naturaleza. Al entrar en contacto con ellos, no respetar la higiene, no respetarlos como seres dignos de nuestra consideración. El 82% de la vida en la Tierra está representada por plantas, el 13% por bacterias y el 5% por animales, incluidos insectos, peces y otras especies. El hombre cuenta solo el 0.01% pero ha destruido el 83% de las especies vivas. Nosotros somos el virus del planeta! Cuando ocupamos todo el territorio, lo dañamos, lo contaminamos, como las llanuras, ríos y mares, creamos la base para que la naturaleza se rebele, presentando el proyecto de ley. Si no queremos que las condiciones sean aún más drásticas la próxima vez, tratemos de llevarnos bien con el planeta y sus leyes. Seguirlos y respetarlos, como lo han hecho muchas generaciones antes que nosotros, será una recompensa aún mayor que poseer casas, autos de lujos y bitcoins, que no nos llevaremos al final de nuestra existencia. Será un placer aún más hermoso, vivir en el mejor de los casos en un ambiente saludable y maravilloso y dejar a nuestros nietos una gran oportunidad de vida y libertad.

(Carlo Raspollini)

Carlo Raspollini
Carlo Raspollini
Nasce a Follonica, in Maremma. Si laurea in Scienze Sociali a Trento il 12.12.1973 con una tesi di Psicologia Sociale sulle Comunicazioni di Massa. Inizia subito a collaborare in Rai a varie rubriche radiofoniche dal 1971. Partecipa a Per Voi Giovani, Retroscena, vari sceneggiati musicali, Inonda, La Civiltà dello Spettacolo. Dal 1989 arriva in televisione dove, come Autore e -a volte- Produttore e anche Regista, idea e partecipa a numerosi programmi, tra i quali: L'amore è una cosa meravigliosa, Tua, varie prime serate di spettacolo, poi inizia a collaborare a Unomattina e contemporaneamente a Linea Verde, Linea Verde Orizzonti, La Prova del Cuoco, Storie Vere, Ciao Come stai?, Vitabella più vari speciali quasi sempre su Raiuno. Dal 2016 vive a Punta Cana, Repubblica Dominicana , dove si occupa di eventi gastronomici internazionali.

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