Professioni che spariscono, mutano, resistono

Il postino, l’autista, il pilota di aerei, il geometra, il minatore ma anche il notaio, sono professioni che vengono considerate come possibili di estinzione nel futuro prossimo, a causa dello sviluppo tecnologico. Non sempre, tuttavia, l’umanità procede univoca nel cambiamento delle società che la compongono. A volte, certi mestieri ritornano, trasformati.

di Carlo Raspollini

Anche se non tutto sarà automatizzato nel futuro, l’automazione anche parziale influirà sulle professioni riducendo il numero degli impiegati e sostituendone le funzioni in misura crescente. L’innovazione e il progresso verranno ovviamente incoraggiate dalle imprese e questo comporterà uno spostamento dell’occupazione verso professioni che richiedono maggiori competenze informatiche e specializzazioni a danno delle professioni tradizionali.

Secondo gli studi di settore i lavori più suscettibili all’automazione sono quelli altamente prevedibili e strutturati: la manifattura, l’ospitalità, le consulenze finanziarie e legali, la vendita al dettaglio e la preparazione e commercializzazione del cibo. Inoltre, a causa degli sviluppi sull’intelligenza artificiale, i sistemi informatici stanno acquisendo sempre più capacità cognitive, quindi alla fine potranno essere in grado di sostituire attività lavorative altamente qualificate.

Uno studio del 2015 della Foundation for Young Australians ha rilevato che quasi il 60% dei giovani di quel paese “studiava o si stava formando per occupazioni, nei quali almeno due terzi dei posti di lavoro saranno automatizzati” entro il prossimo decennio. Ne deriva un enorme spreco di competenze umane e produttive.

Il World Economic Forum ha prospettato una perdita di almeno 7 milioni di posti di lavoro entro il 2020, bilanciata da un guadagno di circa 2 milioni di posti di lavoro. Il Covid però ha accelerato le previsioni e ritarderà le soluzioni. Di certo la pandemia funzionerà come acceleratore delle tendenze in atto.

Il sito finanziario GoBanking Rates in un report ha esaminato quali sono i lavori che fino al 2027 subiranno una diminuzione drastica dell’occupazione. Si parla di dattilografi, riparatori di orologi, addetti alla sosta nei parcheggi, metalmeccanici, fabbricanti di stampi per fonderie, operatori telefonici e informatici generalizzati, mentre aumenteranno le specializzazioni nel settore informatico.

L’elenco di chi sparirà è lungo ma non tutto è come sembra

Le professioni che spariranno quindi sono un elenco che si allunga sempre di più, anno dopo anno. Su alcune si conviene facilmente, su altre meno. Autista, tassista, camionista e finanche il pilota di aeroplani, sono tutte professioni destinate a diminuire fortemente nel tempo, con il successo dei programmi di conduzione dei mezzi di trasporto. Nel caso degli aerei ormai il controllo del pilota interviene solo in fase di atterraggio e di decollo, ma certamente esistono già i programmi per sostituire il ruolo dell’uomo anche nelle fasi più delicate.

Nel caso dell’autista, sia esso tassista o camionista, è abbastanza facile prevedere una riduzione forte del loro numero nel decennio che ci attende, per via dell’automazione che riguarda la conduzione di treni e automobili. Esistono già esempi di auto, bus e treni che viaggiano senza conducente e non è difficile immaginare che anche per motivi di sicurezza, questo rappresenti un futuro prossimo già determinato. Non accadrà ovunque tuttavia e non contemporaneamente.

I servizi privati di posta stanno soppiantando quelli pubblici, specialmente dove non funzionano bene

Il postino è già soppiantato dalle e mail ma non dovunque

Si prospetta la fine del postino, connessa alla diffusione delle email come posta immediata e sostitutiva di quella cartacea, che tuttavia viene ancora utilizzata quando si tratta di documentazione giudiziaria o istituzionale formale o plichi con contenuti importanti. Viene facile considerare che non tutto il pianeta utilizza il computer e la posta elettronica per scambiarsi notizie e comunicazioni e, vedremo, come per molte delle professioni condannate all’estinzione, vi siano dei margini di vita possibili in aree meno sviluppate tecnologicamente. Ciò secondo me accadrà però anche nei paesi sviluppati. Penso alle campagne più remote, alle aree di montagna, a tutte le zone in cui internet non arriva, dove non giungono i segnali portati dai satelliti o dalle fibre ottiche. Il mondo spesso lo immaginiamo come un’estensione di ciò che ci circonda ma non è così. La realtà, per quanto vada verso una direzione abbastanza omologata, non lo è affatto. Sacche che chiamiamo di arretratezza ma che lo sono solo ai nostri occhi e secondo il nostro sguardo etnocentrico, permangono e resteranno tali o comunque diverse, anche fra molti anni. La tecnologia può raggiungere località molto lontane ma in mezzo potrebbero permanere aree dove nessuno la richiede e dove non conviene farla arrivare.

È sempre stato così nel mondo, altrimenti non vi sarebbero popolazioni o tribù che vivono secondo usanze, riti e tecnologie che noi non usiamo più da secoli. Qualcuno di voi potrebbe osservare che queste realtà non incideranno per nulla sullo sviluppo del mondo moderno e che le distanze non potranno che aumentare tra chi va su Marte e chi vive passando per i riti di iniziazione. Verissimo. Dal punto di vista prettamente filosofico e umanitario resta da capire cosa sia meglio per l’umanità, se andare su Marte ed essere interconnessi sia il traguardo indispensabile per una vita serena e compiuta. Se allungare la vita, fino a sfidare la morte, sia una vera conquista dell’uomo, tale che lo renderà diverso, compiuto e felicemente realizzato.  Ma questi sono interrogativi che qui non ci interessano e che lascio al giudizio dei singoli lettori. Resta il fatto che il mondo non cambia tutto assieme e nella stessa maniera.

Del contadino non si può fare a meno, magari sarà più preparato e consapevole

Una cosa in cui non credo, per esempio, è la scomparsa del contadino. Si parla di automazione dell’agricoltura ma i processi agricoli futuri, secondo me, saranno più uno sguardo verso il passato che un proseguire sulla strada dell’automazione completa. Crescere e allevare animali e piante non è un qualcosa che puoi affidare completamente alle macchine. Si può automatizzare la mungitura ma non la cura della salute dell’animale nelle sue fasi di crescita, dalla nascita in poi. Si vanno riscoprendo antiche colture abbandonate, che necessitano di un utilizzo minore di acqua per esempio, per ragioni di riduzione degli sprechi, come per il mais o nei legumi. Pratiche che necessitano di una conoscenza e di attenzioni e manipolazioni che non vedo ancora come possano essere gestite diversamente dalla cura attenta e diretta dell’agricoltore. Certamente cambierà la figura dell’imprenditore agricolo. Lo vedo sempre più preparato ed esperto di tecniche, conoscenze e informazioni che una volta erano solo frutto di esperienze o di abitudini e adesso invece si fondano su uno studio approfondito di una materia sempre più complessa e vitale per il futuro dell’umanità.

Geometra, minatore, esattore. Molto cambia, nulla sparisce

Si dice che spariranno i geometri e sicuramente anche il lavoro degli architetti non sarà più lo stesso. Con i software oggi disponibili la loro attività è già cambiata moltissimo ma il livello di creatività di cui avremo bisogno non te lo può dare una macchina, almeno per ora. Spariranno i minatori. Certo la ricerca di materie prime sta subendo enormi cambiamenti e per il futuro ci auguriamo che carbone e petrolio non siano più necessari ma che diciamo del carbonato di litio? Necessario per le batterie di auto elettriche, droni, telefoni e ogni altro meccanismo di comunicazione e movimento?  Che diciamo dei diamanti e dell’oro? Vorreste convincermi che nelle miniere scenderanno solo macchine? Condotte da remoto?

Scomparirà l’esattore fiscale? Anche qui la tecnologia fa passi da gigante. Ma resta un tarlo. La sparizione del problema creditizio dipende da un ordine collettivo che non procede sempre come vorrebbe la società. Per quanto lo si voglia prevedere ci sarà chi trova l’inganno alla legge più previdente. Inoltre, con il progresso tecnologico non sparirà la criminalità organizzata. Si adatterà, cambierà pelle, modalità, obbiettivi. Sfrutterà le novità a suo piacimento.  Credo che certe “soluzioni” ai mancati pagamenti non troveranno facili alternative nel caso del pizzo e del ricatto criminale.

Il notaio sarà un esperto di Blockchain

La professione di notaio garantisce acquirente e venditore sulla fondatezza dell’atto commerciale, dal punto di vita legale.  Tuttavia con l’avvento della “Blockchain” sarà inutile registrare un passaggio di proprietà, la fondazione di una nuova società o qualsiasi altro atto. Perché grazie a questa tecnologia non servirà più chi determina ufficialmente la validità di un documento, ma tutto sarà garantito in automatico. Basterà collegarsi con il proprio computer al portale ufficiale dedicato.

I notai potranno sopravvivere studiando la tecnologia Blockchain e diventandone esperti nel loro settore. Il fatto che tutto sarà automatico non significa che ognuno lo sappia fare da solo, quindi serviranno consulenti che aiutino i propri clienti durante queste operazioni.

Il perito non avrà più ragione di esistere col Blockchain

La stessa tecnologia Blockchain farà sparire il ruolo del perito nelle vertenze di assicurazione. Con questa tecnologia tutto ciò che riguarda la storia della vita di un auto sarà, presumibilmente, registrata su un soft. Grazie alle informazioni archiviate nel sistema sarà lui ha determinare, in base al codice stradale, torti e ragioni in caso di un incidente. Non solo sarà sempre il sistema a quantificare il danno e la responsabilità, senza bisogno di chiedere l’intervento di un perito a dirimere la controversia. I tempi saranno brevissimi e il verdetto inappellabile. Anche quando vorrete quantificare il valore di mercato di un auto usata, basterà consultare il sistema che, nel bene e nel male, valuterà la vettura in base ai dati registrati negli anni: consumi, incidenti, danni, perdita di valore nel tempo. Senza più discussioni. Ma verranno registrati i dati di ogni vettura volta per volta? Non si potranno modificare con artifici illegali? L’esperienza non dimostra che la tecnologia informatica sia inviolabile.

Il libro trova ulteriori comodità nell’i-book ma la carta non sparirà

Le domande sono molte. Per esempio spariranno i libri di carta stampata? Non credo. Il loro ruolo si marginalizza, si riduce di certo ma non può sparire uno strumento come il libro cartaceo, così come la radio non è stata soppiantata dal televisore a suo tempo. I media hanno diverse modalità di fruizione dovute alle molteplici occasioni di approccio che la vita ci offre. La lettura cartacea non verrà totalmente soppiantata da quella elettronica perchè consente un tipo di utilizzo assolutamente insostituibile. Non è solo il contatto fisico con la carta e con l’oggetto libro, ma anche il segnare la pagina, porre la nota, gestire l’oggetto in sé, tenerlo accanto, pronto in ogni momento utile per la lettura. E ho riscontrato che non è una questione generazionale, molti “millennial” provano la stessa sensazione tattile nel tenersi un libro con sé. A parte il fatto della freddezza del “tablet” e dell’i-book. Quel tipo di lettura comporta degli inconvenienti anche ottici e di salute. Stare ore di fronte a uno schermo illuminato non fa bene alla lettura e alla vista.

Il tour operator servirà più per l’avventura che per il viaggio

Si sostiene che l’operatore turistico sia una professione ormai soppiantata. La gente si organizza le vacanze in proprio. Il viaggiatore fa da solo i biglietti consultando i siti delle linee aeree e quelli che confrontano prezzi e opportunità dei vari hotel.  Tutto molto più rapido, facile e anche meno costoso. Verissimo. Infatti le agenzie turistiche si sono ridotte e stanno cambiando ambito di offerta. Le proposte riguardano pacchetti di vacanze diversificati con mete più complicate e che propongono avventura, conoscenza, curiosità, spesso in località dove non è facile organizzarsi la vacanza da soli. Non è solo il senso del riuscitissimo slogan: “No Alpitour? Ahi ahi ahi…”  La vacanza auto organizzata può funzionare finché ci si muove nel conosciuto e nel banale, ma se si pretende di organizzarsi da soli un itinerario in Patagonia o in Papua Nuova Guinea lì sono dolori, se non sei un esploratore del tipo “Avventure nel Mondo”. Ugualmente se devi organizzare una vacanza in barca in Polinesia o su un caicco turco lungo le coste dell’Anatolia, non è consigliabile fare da soli se già non si conoscono i luoghi e il tipo di avventura cui vai incontro.

Il barista e il cameriere non saranno più degli inesperti

Leggo che il barista e il cameriere sono messi in discussione dalla presenza dei tablet e dei menù da scannerizzare. Già vi sono ristoranti in cui il cameriere non interloquisce col cliente ma si limita a portare a destinazione i piatti che questi ha ordinato sul tablet. Nel caso dei giapponesi poi il nastro trasportatore si incarica di far arrivare a destinazione la pietanza ordinata e un ingegnoso sistema di colorazione dei contenitori permette al cassiere di valutare la spesa del cliente, senza più nessuna presenza di camerieri. Ma siete tutti convinti che il futuro della ristorazione sia la “giapponesizzazione” dell’organizzazione di scelta e distribuzione del cibo?  Io non ci credo. Andare al ristorante non è solo mangiare. Questo può valore per lo spuntino rapido del lunch, può avere senso per chi non conosce il gusto e il piacere della gastronomia e deve solo svoltare un bisogno primario ingozzando alimenti di cui poco sa e poco gli importa. Il futuro dell’alimentazione non sarà con le pillole, come qualcuno lo predisse già in passato. Assolutamente. Anche qui le linee di tendenza sono varie e seguono dettami culturali, mode e opportunità. Credo in un incremento della cucina gourmet e al tempo stesso dello “street food”. Un sistema che l’uomo non ha mai abbandonato nelle varie epoche. Relegandolo magari ai margini dello sviluppo sociale ma senza mai perderlo di vista. Oggi più che mai è in voga. Addirittura i grandi chef stellati decidono di dedicarvisi, con offerte di pietanze super per strada a prezzi più abbordabili ma non certamente economici. Si amplia l’offerta. Si mangerà non solo nei bar e nei ristoranti, ma nei chioschi, nelle osterie, nelle locande e anche nei supermercati, ipermercati, nei centri commerciali, come già succede. L’offerta si allarga e propone dal “fish and chip” all’”empanada”, dal “supplì” alla pizza a taglio, dall’aragosta alla lasagna, dalla “quipe”, al risotto coi funghi o ai “tajerin al tartufo”, magari con un bicchiere di champagne o di franciacorta in coppa di vetro!

Questa crescita dell’offerta impone una crescita della conoscenza in chi compra e in chi vende. Sparirà la figura del cameriere che vive la sua prima esperienza lavorativa. Nel futuro il cameriere deve sapere cosa proporre e cosa sta vendendo al cliente, perché quest’ultimo sarà più esigente, se va in un ristorante. Altrimenti gli bastava un “fast food” qualsiasi o un panino farcito.

La guerra è uno dei settori in cui i cambiamenti tecnologici saranno maggiori

Scompariranno i militari sotto l’incalzare dei droni e della guerra moderna, che si combatte con missili e aerei e non più rischiando la vita della fanteria? Gli ultimi conflitti cui abbiamo assistito vedono ancora l’impiego dei carri armati e delle truppe di terra, ancorché assistite dal cielo e precedute dall’artiglieria pesante. Mi pare evidente che il ruolo militare ora e domani deve soggiacere rispetto a quello delle guerre economico finanziarie e rispetto al pericolo di guerre chimiche o addirittura climatiche. Senza voler andare troppo verso la fantascienza militare tuttavia mi pare evidente che il militare come lo abbiamo sempre conosciuto non esiste più. Oggi le truppe vengono addestrate a un livello tale che i singoli sembrano più ingegneri che fanti. Una carriera militare la vedo una grande opportunità per accrescere capacità e competenze che potranno poi tornare utili in altri settori della vita sociale e professionale. Stessa cosa accadrà per i consulenti finanziari, sostituiti da professionisti che operano in remoto ad altissimo livello. Spariranno gli addetti alle televendite perché internet ha aperto la strada ai vari Amazon, ebay, Alibaba, ecc… dove le opportunità di acquisto risultano estremamente vantaggiose e facilitate, ma anche qui se vivi nel mondo organizzato, non nei territori dove non hai un indirizzo facilmente identificabile, o un sistema postale affidabile.

Al cinema le star saranno inventate o “resuscitate”?

Spariranno le star del cinema? Il tema non è paradossale. Già in Cina vi sono programmi video in cui i personaggi sono in tutto e per tutto simili ad attori ma in realtà sono degli avatar. La piattaforma di streaming cinese iQIYI ha realizzato il primo “spettacolo di varietà di idoli virtuali” del paese. Intitolato Dimension Nova, il nuovo talent show presenterà “più di 30 concorrenti virtuali impegnati in una sfida per selezionare il vincitore finale”. Per alleviare l’impatto psicologico di scivolare verso un futuro dominato da idoli virtuali ci saranno almeno giudici umani. Come per il nostro X Factor, saranno altrettanti personaggi noti in Cina. A vederli, sono sincero, non li distinguerei dai personaggi virtuali che dovranno giudicare. (Da Futuroprossimo di Gianluca Riccio del 20 settembre 2020) (http://thetomorrowtimes.info/vietati-gli-umani-dimension-nova-il-talent-show-solo-per-idoli-virtuali/)

La tecnologia permette di creare o “ricreare” volti e figure di attori e attrici del tutto nuove o addirittura ricostruire quelle del passato. Potremmo ancora vedere Kirk Douglas o Marilyn Monroe in una pellicola del futuro interpretare ruoli da star? In teoria e anche in pratica si, se la legge lo consentirà. Ci si potrà appropriare del volto di un attore del passato per utilizzarlo in pellicole o in fortunate e interminabili serie televisive da godersi su Netflix in futuro? Come vedete dipende dai regolamenti, sempre più noiosi lacci alla fantasia scatenabile con la tecnologia informatica.

Carlo Raspollini
Carlo Raspollini
Nasce a Follonica, in Maremma. Si laurea in Scienze Sociali a Trento il 12.12.1973 con una tesi di Psicologia Sociale sulle Comunicazioni di Massa. Inizia subito a collaborare in Rai a varie rubriche radiofoniche dal 1971. Partecipa a Per Voi Giovani, Retroscena, vari sceneggiati musicali, Inonda, La Civiltà dello Spettacolo. Dal 1989 arriva in televisione dove, come Autore e -a volte- Produttore e anche Regista, idea e partecipa a numerosi programmi, tra i quali: L'amore è una cosa meravigliosa, Tua, varie prime serate di spettacolo, poi inizia a collaborare a Unomattina e contemporaneamente a Linea Verde, Linea Verde Orizzonti, La Prova del Cuoco, Storie Vere, Ciao Come stai?, Vitabella più vari speciali quasi sempre su Raiuno. Dal 2016 vive a Punta Cana, Repubblica Dominicana , dove si occupa di eventi gastronomici internazionali.

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