Se tra conduttori non c’è armonia

di Carlo Raspollini

In questi giorni mi capita spesso, troppo per la verità, di leggere dell’antipatia che intercorre tra Alberto Matano e Lorella Cuccarini, conduttori de La Vita in Diretta, su Raiuno. Di queste situazioni ne ho vissuta tante, facendo l’autore di diversi programmi in tv, con responsabilità anche ampie e dirette nel seguire la conduzione. Sinceramente, al di là dei motivi strettamente professionali, la cosa non dovrebbe avere molto rilievo per noi e neanche per il pubblico, se non per quell’aspetto di gossip, di ficcare il naso nelle stanze altrui, che un certo “giornalismo” ama fare, sapendo di condividere in questo gli istinti peggiori di una parte del pubblico.

Che due conduttori mal si sopportino e giungano a detestarsi è più una regola che una eccezione in tv. L’assurdo è insistere ancora nel costringerli a presentare in due, nel costituire delle coppie che non hanno nessun motivo di esistere, se non per la necessità di accontentare due parti invece di una. Due parti si deve intendere come due parti politiche, due parti aziendali, due parti istituzionali. Di solito, ormai da anni, la politica entra direttamente nella scelta dei conduttori, degli autori, dei registi… dei redattori, come se questa fosse una delle sue prerogative principali e non avessero altro da fare. Una degenerazione che non si riesce a frenare e che sta distruggendo la tv, tutta, non solo la Rai. Sappiamo l’importanza della comunicazione, televisiva in particolare, di questi tempi di campagne elettorale continue e di presenza in tv di segretari e funzionari di partito, in qualsiasi orario e in qualsiasi tipo di programma. Ma prendiamolo come un dato di fatto, assurdo, sbagliato, con il quale non possiamo farci niente, se non sottolinearlo e considerarlo una variabile tra le altre. Quando non entra la politica entra la pubblicità. Per Mediaset è una prassi, per la Rai lo è solo in parte da qualche anno, soprattutto ora che la crisi è sempre più evidente. Ecco perché si insiste sui soliti noti, sulle formule vincenti, sulle produzioni esterne più affidabili. Il cerchio si stringe e non piace a chi tutela il diritto di concorrenza. Per questo vediamo una tv anchilosata, rivolta su sé stessa, sul passato, copia di altre tv estere, ormai tutte omologate nella programmazione. Ma questo è un altro discorso.

Mai parteggiare per qualcuno, l’unico obbiettivo è il programma

Tornando al nostro tema della lite, non prendo mai parte alle scelte a favore dell’uno o dell’altro, come hanno fatto, sbagliando a mio avviso, alcuni colleghi del programma in oggetto. E’ sempre un errore accondiscendere queste beghe personali e prendere le difese di uno dei contendenti. Le incomprensioni non nascono quasi mai da ragioni fondate ma da antipatie. Legittime e insindacabili. Del resto non è detto che a tutti si debba piacere e che tutti ci debbano piacere. Se poi abbiamo un ego spropositato, come in genere accade a chi mette la faccia davanti alla telecamera, diventa ancora più difficile tollerare l’ego del collega. Quindi dicevo che l’errore non è nei contendenti, che sono quello che sono, esseri umani come tutti, con un carattere che ha le sue fragilità che la professionalità non riesce a cambiare. L’errore è cercare sempre la doppia conduzione. Per condurre basta un conduttore, magari con degli aiutanti, con delle figure secondarie che ricoprano ruoli precisi, con un significato narrativo. Sono figure di esperti, oppure comici, oppure contro-voci, una sorta di opposizione scherzosa, inviati, addetti a rubriche, insomma alter ego. L’ego invece deve restare quello del conduttore massimo. Su di lui/lei si confeziona il programma. Sul suo stile, sulle sue capacità più riconosciute. Funziona così per Carlo Conti, sempre unico conduttore, in ogni suo programma. Per Barbara D’Urso, Amadeus, per Flavio Insinna , per Paolo Bonolis, dove il fedele Laurenti è “spalla comica” e non co-conduttore.

Perché si fa chiamare “la zia”?

Guardate Mara Venier a Domenica in, sola su una poltrona, riceve come a casa gli ospiti/amici. Chiacchierate e video, repertorio e interviste, documentazione e dirette. Il programma gira tutto attorno alla capacità migliore di Mara, la simpatia, la “gigionaggine” di questa ragazzona matura.  Perché si è fatta chiamare “la zia”? Perché la zia è sempre di famiglia ma è anche già qualcosa fuori della famiglia. Alla zia si confidano cose che non si dicono alla mamma e al papà. La zia è complice, è dalla nostra parte, senza essere un’amante, una coetanea, una educatrice che ci rimprovera se sbagliamo. La zia è con noi senza essere una di noi. Domenica in ha avuto diverse vite e diversi conduttori e autori e diversi stili e, più o meno, è sempre stato un programma di successo. Le formule sono infinite e legate ai tempi. Ricordo le stagioni di Boncompagni, un maestro. Bravo nel minimizzare, nel togliere, nel semplificare e nell’essere esplicito, ammiccante. Le stagioni di Pippo Baudo erano invece il trionfo del classico, dell’ecco a voi, con ospiti diversificati, con momenti di balletto, di esibizione canora, di sketches teatrali, di giochi. C’era dentro il repertorio della tv classica. Qualcuno ricorderà la Domemica in di Mino D’Amato, quello che Grillo ribattezzò Mino D’Amianto, perché una volta camminò sui carboni ardenti. La sua era una trasmissione dove lo spettacolo era l’inverosimile della scienza e della fantascienza. Un’idea affatto malvagia ma di difficile continuità. Comunque sono tutte trasmissioni con un conduttore unico, cui si affiancano i partner. Chiaro che se ne metti due, hai due stili di conduzione, due capacità, due preparazioni, due teste diverse da far marciare insieme, con una scaletta che si frammenterà. Perché farli condurre assieme sarà possibile solo per le cose più frivole. Una intervista non si fa in due e quando succede “diocisalvi”. Il copione non verrà rispettato. Hai fatto la domanda che dovevo fare io. Hai anticipato la mia domanda. Hai portato l’ospite su argomenti fuori copione. Insomma un casino.

Michele Cocuzza

Se entra la disarmonia tra le componenti il programma è a rischio

L’interesse dei conduttori, come della squadra di autori e dirigenti, sarebbe quello del successo del programma. Traguardo che si ottiene, da ricetta classica, solo con un clima cooperativo e di sinergie tra le componenti del programma. Una lite strisciante tra due delle componenti basilari, di cui la conduzione è solo quella più in vista, è sufficiente a destabilizzare l’equilibrio precario su cui regge una messa in onda, in diretta poi! Invece, in questi casi, se ne deduce che i litiganti giocano per loro stessi, non per il risultato finale. Questa è la prima colpa che io imputavo sempre a chi poneva problemi nel programma.  L’autore, o gli autori, vivono giornate difficili quando i due conduttori non si parlano e pretendono l’uno di occupare gli spazi dell’altro. Una conduzione di coppia prevede una divisione di compiti abbastanza rigida. Questo accade anche in funzione dell’esperienze e delle capacità di ciascuno di loro. Non sempre si “assemblano” due professionisti a pari livello. Peggio se uno è giornalista e l’altro no. Il giornalista pretenderà per sé gli spazi più importanti, le interviste più serie, lasciando all’altro le briciole, il gossip, la gastronomia, la cronaca rosa.  Programmi come La Vita in Diretta hanno fatto la loro fortuna, passata, proprio con la cronaca rosa, il gossip e le tavolate di cibi in piazza. Era l’epoca di Michele Cucuzza, magistralmente diretto da Daniel Toaff. Ma fin dagli inizi con Piero Vigorelli e Patrizia Caselli le cose non filarono lisce. Non dico che sia impossibile. Me ne guardo bene, ma mettere due galli in un pollaio non può che creare problemi. Così uno dei due deve rinunciare a comandare, l’altro deve avere l’autorevolezza del ruolo principale. In genere è l’uomo che la rivendica, ma non è detto. Con personaggi come Alda D’Eusanio o la Mara Venier di adesso sarebbe impossibile per un uomo fare la co-conduzione, e sarebbe anche sciocco pensare una cosa del genere. Quando scoppiò l’antipatia tra Magalli e la Volpe a I Fatti Vostri, non si trattava nemmeno di doppia conduzione, ma Giancarlo ha troppa conoscenza del mezzo per tollerare collaboratori che non stiano al passo con lui e così accadde anche che sia Adriana Volpe che Marcello Cirillo abbandonarono la barca per “evidente incomprensione personale”, succede nei matrimoni figuratevi sul lavoro.

Adriana Volpe e Giancarlo Magalli ai Fatti Vostri

Lo spezzettamento della conduzione non giova mai

Senza entrare troppo nei dettagli credo di avere sofferto la peggiore esperienza che si possa vivere nel gestire due conduttori in conflitto tra loro. In diverse edizioni di Unomattina ho imparato la regola che non si parteggia per nessuno, ma per il programma e chi non lo fa se ne assume le sue responsabilità e prima o poi verrà estromesso dalla trasmissione.  Luca Giurato è un professionista indiscutibile con veri lampi di genio nella conduzione ma soprattutto una carica di simpatia incredibile con cui si faceva perdonare le distrazioni, le gaffes, le disattenzioni. E’ stato sempre un gentleman con le sue partner ma non sempre le sopportava. Diciamo che era bravo a non farlo vedere. Tranne qualche volta che perdeva la pazienza. Niente al confronto con i mesi di dispetti, angherie, ritorsioni e incomprensioni soprattutto tra Michele Cocuzza ed Eleonora Daniele. Michele era già oltre l’apice della sua carriera e notorietà, per questo ci si attendeva da lui un maggior senso di responsabilità. Eleonora si stava facendo le ossa per diventare quel “cavallo di razza” che poi è diventata. Devo dire che lei cercava in tutte le maniera di eliminare gli spigoli ma di fronte alle indifferenze e ai dispetti era difficile chiederle di non reagire. Ricordo che giungemmo al punto di segnare i minutaggi di ciascuno, nelle parti di programma assegnato. Nelle riunioni di redazione si controllavano e si aggiornavano queste suddivisioni. Una cosa fuori dal mondo! Invece di pensare a come rendere interessante e piacevole il programma, si cercava di non danneggiare l’ego dei conduttori. Sparirono i momenti insieme. Si alternavano le interviste di spessore. Mentre si spezzettava così il programma, bisognava anche dare un senso alla scaletta e rispettare gli orari. Un Unomattina più spezzettato che mai, già lo è assurdamente da sempre per la divisione Rete, Testata, Pubblicità, Rubriche del Tg Economia, Meteo, ecc… A questo si aggiungevano le divisioni artificiali ma necessarie tra conduttori. Ne uscii a pezzi anch’io.

Eleonora Daniele

Il programma si cuce addosso al conduttore, se è uno!

Il programma “Storie Vere” lo inventai quasi per ripicca. Era la prosecuzione oraria del mattino, senza interruzioni, si poteva approfondire una storia “vera” e discuterne assieme col pubblico. Il programma venne crescendo, adattandolo alle corde di Eleonora, dopo due anni di doppia conduzione, per me sbagliata, con Georgia Luzi e Sabino Zaba.  Sbagliata perché un programma di Storie presuppone un approfondimento psicologico, una curiosità intellettuale e nessuno dei due – pur bravissimi conduttori – che mi erano stati affidati, aveva queste spiccate qualità. Ne avevano altre ma in quel programma faticavano a trovare una sintonia e una presenza. Con la sola Eleonora invece fu più facile trovare la chiave e poi lei, cambiando il format in “Storie Italiane”, si è votata alla cronaca. Prima come “Storie Vere” si voleva sottolineare che decine di programmi attorno a noi facevano recitare degli attori per raccontare le nostre vicende private. Dopo, con la cronaca, Eleonora ha abbandonato in parte le questioni psicologiche per gettarsi nei problemi concreti, entrando nelle tematiche religiose, giudiziali, socio economiche. Era matura per quel passo. Quello che volevo sottolineare è che il programma ha preso il via con gli ascolti solo con la conduzione unica.  Se torniamo alla vicenda di La Vita in Diretta, ci accorgiamo che i due conduttori vengono da esperienze professionali e personali completamente diverse e probabilmente hanno obbiettivi completamente diversi.  Non poteva durare. Ma sono due persone serie e troveranno le loro strade, anzi, nel caso di Lorella già le aveva trovate. Si è saputa riciclare da showgirl di prima serata a conduttrice raffinata di inforteinment serali, forse anche aiutata, dall’esperienza di madre. Quella è la sua strada, non la cronaca del pomeriggio. Alberto Matano ha davanti a sé un brillante futuro con programmi “contenitori di realtà”, programmi popolari dove occorre preparazione, senso di responsabilità, duttilità. Bastava non costringerli.

Carlo Raspollini
Carlo Raspollini
Nasce a Follonica, in Maremma. Si laurea in Scienze Sociali a Trento il 12.12.1973 con una tesi di Psicologia Sociale sulle Comunicazioni di Massa. Inizia subito a collaborare in Rai a varie rubriche radiofoniche dal 1971. Partecipa a Per Voi Giovani, Retroscena, vari sceneggiati musicali, Inonda, La Civiltà dello Spettacolo. Dal 1989 arriva in televisione dove, come Autore e -a volte- Produttore e anche Regista, idea e partecipa a numerosi programmi, tra i quali: L'amore è una cosa meravigliosa, Tua, varie prime serate di spettacolo, poi inizia a collaborare a Unomattina e contemporaneamente a Linea Verde, Linea Verde Orizzonti, La Prova del Cuoco, Storie Vere, Ciao Come stai?, Vitabella più vari speciali quasi sempre su Raiuno. Dal 2016 vive a Punta Cana, Repubblica Dominicana , dove si occupa di eventi gastronomici internazionali.

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