Megalopoli che non esisteva 40 anni fa, simbolo della Smart City

di Carlo Raspollini

Viaggio del 15 giugno 2022

In questo viaggio ho abbandonato la verifica del post Covid19, per cercare elementi di futuro nel mondo.  Siamo nel giugno 2022 e l’umanità ha ripreso a camminare più veloce di prima. Verso dove è un altro discorso.

Un enorme obelisco di metallo grigio, con vetrate scure, alto poco meno di 600 metri mi sovrasta. Lo chiamano Ping An Finance Center. È il quarto grattacielo più alto al mondo, in questa folle e assurda corsa a chi osa di più. Lo hanno terminato nel 2017, per festeggiare i 40 anni di questa metropoli nata dal niente, per diventare la vetrina della Cina tecnologica e moderna, secondo la geniale idea di Teng Xiaoping, il presidente cinese morto nel 1997. Dal 115° piano le case e le strade si vedono piccole, come dall’aereo su cui ho volato per venire qui, a Shenzhen, nel Guandong, Cina meridionale. Un tempo villaggio di pescatori, è sorta come risposta a Hong Kong. Shenzhen si trova di fronte alla ex colonia britannica, con cui è collegata da un lunghissimo ponte e un treno super veloce. Oggi ha 15 milioni di abitanti, uffici, laboratori, studi, la borsa, le università scientifiche e tecnologiche, più di 100 parchi. Spiagge, giardini, centri commerciali, ristoranti alla moda, decine di grattacieli, case costosissime da 10mila euro al mq. È una città all’avanguardia, pulita, silenziosa, con un sistema di trasporti da far invidia a Parigi e con una flotta di auto, taxi, bus e motorini tutti elettrici. È una smart city orientata al business. L’idea era che diventasse una espansione di Hong Kong.  Se le rivolte e le proteste del 2020 dovessero tornare e impedire un futuro sereno all’economia della città e della regione, ecco Shenzhen, la finestra principale per l’ingresso del capitale straniero e la tecnologia in Cina, pronta a rimpiazzarla. Di fatto però è già così. Shenzhen supera ormai Hong Kong come giro d’affari e popolazione. L’area metropolitana che ingloba le due città è diventata in poco tempo la più grande del Paese, con Macao e la Baia di Guangdong arriva a 70 milioni di abitanti. In attesa che si completi la fusione al nord di Pechino con Tianjin e Hebei, per una megalopoli industriale da 130 milioni di abitanti. Una città che sarà grande come il Kansas o la Bielorussia!

La tecnologia si usa per il traffico la sicurezza e per ogni attività

Tutti sono attenti alle innovazioni tecnologiche e agli affari. A Shenzhen, nel 1990, è stato inaugurato lo Stock Exchange, il mercato finanziario regolamentato, una borsa valori che è diventata importante più di quella di Shanghai. Il quartier generale dell’azienda simbolo della Cina attuale, la potente Huawei, si trova in un mega campus per la ricerca vicino a Dongguan. Huawei e Shenzhen sono l’una per l’altra, un corpo unico. Questa è la capitale delle telecamere di sorveglianza: ce ne sono 5-6 per ogni palo della luce, anche sulla spiaggia, 400 milioni di occhi in tutta la città. Servono per monitorare il traffico ma soprattutto per la sicurezza. I pali invece per porvi apparecchi che misurano la qualità dell’aria e antenne per diffondere il segnale 5G. Le telecamere sono in grado di distinguere ogni individuo dal riconoscimento facciale, determinarne in pochi attimi altezza, colore degli occhi, vestiti, per arrivare in seguito facilmente all’identità anagrafica e all’indirizzo. Sarà dura commettere un reato e farla franca. Sarà dura anche solo nascondere all’autorità chi si frequenta e per quante volte, quali sono le proprie abitudini, preferenze, hobbies fuori dall’occupazione prevalente. I cittadini non si sentono infastiditi da un controllo così capillare: anzi sono contenti di poter uscire la sera senza rischi per la propria sicurezza. Siamo molto diversi. La tecnologia viene utilizzata anche per il controllo degli accessi in palazzi, uffici, ascensori, con riconoscimento di impronte o riconoscimento facciale che ormai hanno soppiantato i badge. Da tre anni ci sono le prime auto a guida autonoma, come un camioncino che funge da distributore automatico di bevande. Gira per le strade e si ferma non appena con il cellulare inquadriamo il codice QR stampato sulla carrozzeria. È la città del 5G, tutto è interconnesso, le cose lo sono, non solo le persone. Tutto viaggia 10 volte più veloce che altrove. La connettività accelera la burocrazia e migliora l’efficienza ma lo fa anche nel senso della repressione. La città ha così un cervello tecno che “aiuta” l’amministrazione locale a prendere decisioni, promuove l’e-government per consentire al sistema dei trasporti e della polizia di passare sulle piattaforme digitali. Chi fornisce alla città gli strumenti e l’assistenza è Huawei. Questo è il suo laboratorio. Da qui si vuole conquistare il mondo, non con le armi, ma con gli affari e gli affari passano per le tecnologie smart.

Vista aerea del Huawei Global Headquarters a Shenzhen, Cina.

Come tutte le città cresciute troppo in fretta e senza una storia culturale alle spalle, questa è una città che non ha molte attrattive per un turista. Ovviamente ha buoni alberghi e, rispetto a Hong Kong, il visitatore ha la possibilità di gustare specialità gastronomiche cantonesi e prostituzione a buon mercato. Se non viene per fare affari con l’hardware, le visite sono di breve durata. Chi, venendo da Hong Kong, credeva di trovare la vecchia Cina resta deluso. Siamo finiti in una vetrina di gadget del XXI secolo. Nel chilometro più tecnologico del mondo: la Huaquiangbei, negozi più o meno ufficiali e tanti mercatini, è il Suq del nostro ventennio. Vendono cellulari di ogni tipo e gli addetti dietro ai banconi riescono a farsi capire a gesti o con i traduttori automatici. Tutto si trova a un costo inferiore, perché sono le stesse fabbriche che vendono tramite i negozi. I computer sono sia assemblati sia da montare, con i vari componenti come cavi, cuffie, tastiere, memorie, chip, transistor, venduti separatamente. Nuovi e usati. Li puoi comprare nelle quantità che vuoi, con sconti del 50-70% e ricostruire il prodotto a casa tua per rivenderlo. Porta Portese e Portobello sono un lontano romantico ricordo. Il 60% di tutto quello che si produce in elettronica si fabbrica qui. Molte cose in vendita sono dei falsi. Ovvero hanno un marchio famoso ma sono prodotti a buon mercato. Orologi, televisori, telefoni, droni, giocattoli, software, tutto a prezzi più bassi. Ci sono fabbriche di componenti che lavorano per Apple e Samsung e altri brand allo stesso tempo, in base alle commesse che ricevono. Trovi gli schermi tv di qualsiasi dimensione e costo. Puoi pagare anche 300.000 dollari uno schermo gigante grande come una parete intera. Sono quelli che poi vedi a Times Square o a Picadilly Circus. Questo è il mondo del falso e del vero. Puoi trovare imitazioni dipinte a mano delle più famose opere d’arte da Van Gogh a Picasso a Morandi per 120 dollari. Rolex e Patek Philippe per 50 dollari. Al Parco La Porta del Mondo vedrai fino a 130 riproduzioni dei più famosi monumenti internazionali, ricostruiti, spesso nella stessa scala o quasi, come la Tour Eiffel (alta 108 metri), l’Arco di Trionfo, Piazza dei Miracoli, San Marco, la piana di Giza al Cairo, il Palazzo di Backingham e il Ponte di Londra, il Colosseo, l’Acropolis, la Cattedrale di Colonia, la Statua della Libertà, il Gran Canion, il Taj Mahal, l’Opera di Sidney, le Linee di Nazca in Perù e altro ancora.

Sono tutti occupati a lavorare e non hanno tempo per l’amore

In molti giardini c’è l’opportunità di esercitare il Tai Chi. Lo fanno soprattutto gli anziani. Con movimenti simili a una danza, molto affascinanti. In un lato di uno di questi parchi, una rete metallica ospita i messaggi di persone single, che cercano un partner. Per lo più sono donne alla soglia dei trenta o quaranta anni e hanno paura di restare sole. Restare “zitella” è una cosa ancora disdicevole in Cina. Il tasso di disoccupazione è molto basso, il 2%, mentre nel resto del paese è del 2,9%. Per questo molte donne sono indipendenti, studiano, lavorano e non hanno avuto tempo per dedicarsi alla ricerca di un partner da sposare. Così lo fanno tramite foglietti appuntati su una rete, con tanto di descrizione della persona, talvolta una foto e un telefono. Nell’era delle “app” per incontri riservati fa pensare che si ricorra a dei “pizzini” per trovare il marito o la moglie. Come si vede non tutto è affidabile ai chip. Si capisce bene che, anche se indipendenti economicamente, molte di queste “ragazze” sono ancora vittime della cultura maschilista ancora ben radicata nel Paese. Nei parchi ci sono i chioschi ambulanti per vendere bibite, beh anche loro hanno il sistema di pagamento via telefono.  Se devi pagare meno di un dollaro, non c’è bisogno di tirare fuori nessuna moneta. Scannerizzando il codice QR, entri in contatto con il c/c del venditore e gli versi il dollaro della bibita e così fai per qualsiasi acquisto, dal taxi alla spesa, dalla lavanderia al tram. Di contanti se ne vedono sempre meno e molti si servono anche di WeChat, un’applicazione del tutto simile al nostro Whatsapp, che integra un sistema di pagamento comodo e immediato, purtroppo ancora non accessibile a stranieri e turisti.

Gironzolando per i mercati puoi passare dalle scintillanti vetrine di prima ai quartieri poveri. Strade strette, case mal costruite, cortili sudici, immondizia abbandonata, inferriate ai balconi. Cammini guardandoti le spalle. Per strada compri lo street food che in Cina significa fritto, tutto si frigge, dai polli al gelato, dalle cavallette agli spring rolls. Il problema è in che olio si frigge. Un bidone di 5 litri di olio di semi lo paghi 15 dollari. Immaginati che cosa può essere. Tanto avanti sono nel copiare le tecnologie e riproporti un ambiente interconnesso, tanto indietro nella gastronomia di strada. La cucina cantonese ha 5.000 anni di storia intendiamoci. Quella che sto criticando non è la cultura ma lo smercio di prodotti infimi a basso prezzo e cucinati male a tirar via, per mantenere bassi i prezzi. Non c’è nella popolazione delle periferie la cultura del mangiare sano. A nessuno importa della salute ma di come arrivare a sera con la pancia piena. Poi c’è il fatto dei cani. È vero. Il 20 % dei cani in Cina vanno a finire nelle ricette. Mi dispiace ma ogni paese ha le sue colpe. Noi mangiamo i maialini, gli agnelli, altri mangiano i delfini o comprano il corno di rinoceronte. Loro mangiano i cani e anche le larve, le cavallette e gli scorpioni. Il cibo del futuro, pare. Io non mi ci abituo. Forse se li trasformano in polvere e poi in irriconoscibili panetti di cibo. Però qualcosa si dovrà fare per ridurre l’inquinamento degli allevamenti intensivi di manzi, conigli, maiali e polli. La soluzione non sono gli allevamenti di qualità, anche se vanno difesi, perché assicurano alimenti per una minoranza esigua.

Il futuro per i cinesi non va sempre d’accordo con la difesa dell’ambiente

L’inquinamento cresce al pari della popolazione. In Cina “futuro” non sempre va a braccetto con la qualità della vita. Il clima della regione è monsonico sub tropicale, con una media di 22,5° C e con estati umide e calde. Shenzhen ha una spiaggia ma non è molto frequentata. In mare una rete limita lo spazio per nuotare, il pericolo è che i pescecani possano ferire i bagnanti. Ragazze vestite si fanno le foto, un signore guarda l’orizzonte sotto un ombrello da pioggia. Si ripara dal sole che ai cinesi non è gradito. Un palo al centro della spiaggia supporta una ventina di telecamere. Comunque il cielo è grigio e il mare non invita a una vacanza. Per molti mesi all’anno l’aria inquinata ristagna come oggi sopra la città e i suoi giardini. Trovandosi così a ridosso di Hong Kong, che gode di un’amministrazione più liberale, per Shenzhen è stata creata la Zona Economica Speciale, con meno restrizioni che nel resto del Paese. Ciò non toglie che gli abitanti delle due città cerchino di passare ( o meglio passavano) il confine con l’altra, per motivi opposti di interesse. I cinesi del Guangdong per lavorare, mentre quelli di Hong Kong per risparmiare, un po’ come tra Como e Lugano. Da qualche anno la realtà si è invertita. C’è più lavoro in Cina che a Hong Kong. Ora un’altra migrazione preoccupa il Governo cinese, quella dei contadini poveri che lasciano le campagne per cercare fortuna in città.  Non per tutti è facile trovare occupazione, se non hai le preparazioni adeguate. Così questa massa di migranti si ferma attorno al perimetro dell’area urbana, costituendo un agglomerato di baraccopoli, case, palazzoni e centri abitati marginali. Sono manodopera a basso costo ma anche ricettacolo di delinquenza e micro criminalità.

L’aeroporto di Shenzhen Bao’an

L’aeroporto di Shenzhen-Bao’an (SZX per lo IATA) si trova a 32 km dalla città. È uno dei tre hub più grandi della Cina meridionale. Il Terminal 3 è stato realizzato su progetto dello Studio Fuksas, un architetto romano. Copre 500.000 metri quadrati e contiene 63 gate, per un km di lunghezza e 80 metri di larghezza. È un aeroporto che cresce con la città, lo stesso Studio Fuksas è stato incaricato di altre progettazioni che saranno completate nel 2025 e nel 2035. La Cina corre anche se non è tutto oro quel che brilla. Per fare alla svelta può accadere che le costruzioni non siano perfette e che infiltrazioni d’acqua, materiali scadenti, lavori non fatti a regola d’arte, possano rallentare la corsa del gigante asiatico ma nessuno si può fermare. È come un treno ad altissima velocità lanciato verso l’ignoto. I fautori di questo tipo di città le vedono come un paradiso in terra, una Disneyland dell’elettronica. Grazie alla tecnologia si pensa di poter aiutare i governi e le imprese a superare i problemi e le sfide del futuro. In effetti la velocità e la interconnessione aiuta chi viene risucchiato in questo frullatore senza sosta che è la vita in una metropoli dove si lavora, si lanciano prodotti, si conquistano mercati e poi si torna a casa soli, o con un gatto o un peluche per compagnia. Allora c’è la palestra, la danza, lo sballo per riempire i vuoti lasciati dalla tecnologia. Tuttavia queste città oggi consumano i 2/3 dell’energia mondiale, emettono il 70% di anidride carbonica e producono 6,3 miliardi di rifiuti in plastica. Se ripenso a tutti gli imballaggi di cellulari, televisori e computer e anche lavastoviglie, frigoriferi e playstation inorridisco a cosa arriverà oggi nelle discariche cinesi. Mentre sono perso in queste terribili immagini, le scintillanti vie del centro scorrono sul mio finestrino oscurato. Uno dei taxi rossi, quelli che possono andare dappertutto, mi porta all’entrata dell’hotel in meno di 25’. Inutile dire che era un’auto ibrida, a benzina ed elettrica.

Avevo pensato di prenotare una stanza nel Ming Hua Hotel, che significa “Spirito della Cina”. Si tratta di una nave da crociera francese ora riadattata ad hotel, bloccata in un laghetto senza sbocchi al mare, al Sea World di Shekou. Un tempo portava croceristi da Marsiglia a Dakar via Casablanca e Canarie. Adesso è un 4 stelle, con ristorante brasiliano e altri occidentali, un wine bar, una casa di sigari, una caffetteria, una boutique e un teatro. L’idea di trovarmi in un baraccone da fiera con i cinesi che si fanno selfie tutto intorno mi ha fatto subito cambiare idea. Ho prenotato uno dei migliori alberghi, il Kapok Shenzhen Bay. È nella parte ovest dello Spring Cocoon, il centro sportivo. Il Mangal Costal Park e le strutture ricreative si raggiungono a piedi, volendo. La stanza costa solo 120 dollari, ha una valutazione che sfiora i 9 punti! Dall’esterno sembra una  zippo enorme, l’accendino che andava di moda molti anni fa. Speriamo che non si accenda mai. L’Hotel è un anonimo super accessoriato 5 stelle. Poteva essere uno qualsiasi. Questo ha un ottimo servizio e pulizia. I cinesi sono fissati per la pulizia, nelle classi agiate. Se ne fottono nelle classi povere.

Il Cloud Citizen

Credevate di aver visto tutto o che vi potessi parlare delle discoteche e dei bar dove ci si incontra per un aperitivo? No, il bello deve ancora venire. La città dei 350 grattacieli non ha ancora terminato di stupire o di terrorizzare. Lo Shenzhen Bay Super City Masterplan Competition ha visto concorrere molte società cinesi e straniere per realizzare insieme il Cloud Citizen, un distretto finanziario di 170 ettari nella baia. Ben 30 studi sono intervenuti, dagli Stati Uniti, Germania, Corea del Sud, Norvegia, Italia (Claudio Lucchesi), Emirati Arabi, Australia.  Lo studio internazionale Urban Future Organization ha vinto assieme alla cinese Cr-Design e un team della svedese Chalmer Technical University di Gothenburg e il progetto sarà presto una realtà. Un colosso di grattacieli di 680, 580 e 480m, per una larghezza di 580 m, intersecantesi in una struttura gigantesca, con ponti inclinati, spazi pubblici, giardini, centri commerciali, appartamenti, uffici, moduli ricreativi e culturali, che fluttua nell’aria come una nuvola, in un continuum con le aree celesti e verdi circostanti. Cloud Citizen è la scommessa green più incredibile di questa città. In pratica sono tre grattacieli connessi con strutture sospese, aree di mobilità interna. Una città super-connessa, dove ogni edificio mantiene al contempo la sua individualità. Sarà costruito in maniera tale che le attività finanziarie non vadano più delocalizzate in vari quartieri della città ma possano ritrovarsi lungo corridoi orizzontali.  Grandi brand si ritrovano così accanto alle piccole imprese che operano nello stesso ambito. Tutto concorre a creare networks ininterrotti di relazioni, che aumentano i reciproci vantaggi.  A guardarlo, il colosso, sembra lo scherzo di un progettista matto. Si erge in stratificazioni rocciose come frutto del caso, sbucato fuori da una fantasia di Hieronymus Bosch.  Una serie di nuvole di cemento, che hanno per sfondo il cielo. Le soluzioni green non mancano. Come il sistema di raccolta delle acque piovane, impianti a energia solare, eolica e delle alghe, filtraggio dell’inquinamento atmosferico, sequestro della CO2, che il materiale di rivestimento è in grado di riconvertire in ossigeno e infine un centro sotterraneo per il riciclaggio differenziato dei rifiuti. Tutto questo ci lascia con la bocca spalancata e pieni di ammirazione per tanta capacità imprenditoriale e di progettazione. Hanno anche pensato a rendere più vivibile la struttura con vie di transito che portino, da diverse quote, alle aree verdi pubbliche, come se bastasse uscire dal tritatutto e immergersi nel giardino con le panchine per recuperare lo stress.

Il Progetto futuristico del Cloud Citizen

Se questa “città nella città” sia la soluzione della vita e del lavoro di domani non lo sappiamo. Di certo non posso pensare che per produrre bitcoin e cellulari con cui vedere ogni tanto, a distanza, figli e genitori, sia da considerare un progresso. Per altro da pagare con una vita immersa nel business  e con il recupero dell’acqua piovana e i giardinetti a portata di gamba, appena fuori un massiccio come il Cloud Citizen. Continuo a pensare che chi vive in un casale in Val d’Orcia, accanto a una bella vigna di Brunello, sia ancora più fortunato. E non c’era bisogno di fare tanta strada e di scomodare tanta tecnologia, per poi perdere quei ritmi, i panorami, la quiete e quei silenzi, che solo la campagna senese, o salentina, o siciliana, o marchigiana ti sanno dare. Io continuo a pensare che il futuro dovrebbe essere pensato per stare meglio e in salute, cercando di salvaguardare l’ambiente.

Articolo già pubblicato su : https://www.key4biz.it/

AVVERTENZA. I dati, i personaggi e le informazioni che trovate in questo articolo sono in gran parte veri e solo in piccola parte un’opera di fantasia. Le vicende di viaggio sono ambientate in un futuro ipotetico, anche se abbastanza possibile.  

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Carlo Raspollini
Nasce a Follonica, in Maremma. Si laurea in Scienze Sociali a Trento il 12.12.1973 con una tesi di Psicologia Sociale sulle Comunicazioni di Massa. Inizia subito a collaborare in Rai a varie rubriche radiofoniche dal 1971. Partecipa a Per Voi Giovani, Retroscena, vari sceneggiati musicali, Inonda, La Civiltà dello Spettacolo. Dal 1989 arriva in televisione dove, come Autore e -a volte- Produttore e anche Regista, idea e partecipa a numerosi programmi, tra i quali: L'amore è una cosa meravigliosa, Tua, varie prime serate di spettacolo, poi inizia a collaborare a Unomattina e contemporaneamente a Linea Verde, Linea Verde Orizzonti, La Prova del Cuoco, Storie Vere, Ciao Come stai?, Vitabella più vari speciali quasi sempre su Raiuno. Dal 2016 vive a Punta Cana, Repubblica Dominicana , dove si occupa di eventi gastronomici internazionali.

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