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Nel 2025 a Pattaya in Thailandia arriveranno oltre 12 milioni di turisti per vivere la dimensione soprattutto di completa libertà sessuale della citPattaya era uno sperduto villaggio di pescatori nel nord della Thailandia, a 147 km da Bangkok, non ci andava nessuno. Verso la metà degli anni ’60 cominciarono a frequentarla i ricchi borghesi della capitale, per trascorrervi le vacanze. Fu probabilmente per questo motivo che se ne accorsero i marines americani della base militare di U-Tapao e anche coloro che avevano una licenza premio dal conflitto vietnamita. Militari, turisti, commercio, droga, prostituzione il passaggio è rapido. Questo fenomeno in genere fa lievitare i prezzi delle case, dei bar, dei ristoranti e dei negozi. Poi, quando è finita la guerra del Vietnam, i militari se ne sono andati, l’economia è crollata. La fuga, il nulla. C’erano le strutture e s’era capito che il turismo poteva essere una fonte di introiti importante per il piccolo paese asiatico. Così si investì sul turismo di massa e le due località prescelte furono l’isola di Puhket a sud e Pattaya al nord. Quest’ultima s’è sviluppata a partire dalla metà degli anni ’70. Anche perché è un’area con status autonomo di gestione amministrativa, che la rende appetibile per chi voglia crearvi infrastrutture alberghiere e per il tempo libero. Il clima nell’alta stagione è caldo e secco con poche piogge. Il periodo migliore è da novembre ad aprile. Tra maggio e ottobre invece il clima si fa più umido e le piogge più frequenti. Per questo decido di trascorrere qui le “meno natalizie vacanze” di Natale e Capodanno che si possano immaginare e arrivo il 23 dicembre all’Aeroporto di Suvarnabhumi con un volo Bangkok Airways da Londra. L’aerostazione è a soli 110 km da Pattaya. Mi hanno consigliato questo scalo per ridurre al minimo i problemi del trasferimento. Ci sarebbe l’aeroporto di U Tapao Rayong Pattaya, appena fuori l’autostrada Sattahip-Chanthaburi, solo a 30 km a sud dalla città ma è un aeroporto militare e ospita solo alcuni voli commerciali. Non ce ne sono diretti con la capitale per esempio. Espletate le formalità di rito vado a cercarmi un taxi. Le tariffe sono abbastanza economiche e non è difficile contrattare 1.150 baht ovvero 31€ (1€ = 37,12 baht), per coprire la distanza in 90’. Il tempo dipende dal traffico e dal tempo atmosferico ma ora siamo a dicembre, fa un caldo non eccessivamente umido ed è soleggiato. La tariffa comprende il pedaggio dell’autostrada, due caselli da 30 baht ciascuno, anche questo va concordato prima, onde evitare discussioni. Ci sarebbe anche una tassa aeroportuale di 50 baht, che a volte il tassista (se non autorizzato) chiede per intascarsela lui stesso. M’informo per il ritorno. Meglio prenotare un taxi dice l’autista. Siamo in alta stagione e potrei avere la spiacevole sorpresa di non trovarlo all’ultimo momento. Ci sarebbero anche altre modalità, tutte sconsigliate. In autobus per esempio, devi scoprire la stazione di partenza, da Bangkok. Ce n’è una per ogni diversa direzione. I bus di prima classe hanno l’aria condizionata e il wi-fi ma impiegano 2 ore e più senza fermate, gli altri possono metterci anche 11 ore. Il treno impiega poco più di 3 ore, è il meno costoso ma rischi di non trovare dove sederti e non ci sono i bagni come sugli autobus. In auto ci vogliono comunque 2 ore senza traffico, poi a Pattaya non trovi i parcheggi. Il servizio di traghetto non è male, sono tre catamarani con 346 posti ciascuno. Se lo prendi devi sapere che non puoi mai abbandonare il posto a sedere perché lo trovi occupato e sul ponte non ti fanno stare. Se soffri mal di mare sono cavoli amari. Ci mette due ore ma devi andare fino al porto di Hua Hin per prenderlo e ha solo tre corse al giorno. Si potrebbe prendere uno dei voli interni ma non sono facili da trovare. Il taxi mi lascia a Naklua Road, estremo nord della città, lontano dal caos notturno e i suoi schiamazzi. Per questo ho scelto l’Amari Orchid Resort & Tower, fuori del casino. L’hotel ha ogni comfort, oltre 500 camere e suites divise tra le due ali dell’albergo. Tutte ampie, anche “non fumatori”, cosa rara da queste parti. L’arredamento è “ex moderno”, ovvero stile anni ’70 e le stanze danno tutte sulla baia. L’Ocean Tower costa 5000 baht, ovvero 135 €, ma per essere un 5 stelle ci possiamo stare, o no? Altrimenti c’è l’ala Garden Wings che è 4 stelle e costa un po’ meno. Nella hall un albero di Natale addobbato di lucenti palle rosse fa la sua bella figura. In Thailandia la componente cristiana è minoritaria e il giorno di Natale è un giorno come gli altri. Gli addobbi nelle vetrine nelle strade sono quindi un gesto di simpatica accoglienza per i turisti di fede cristiana. Un escamotage commerciale, in pratica come da noi. Dopo una doccia e un breve relax mi telefona Arturo Merlino. Ho scoperto su Facebook che vive qui e ci siamo dati appuntamento per il mio arrivo. L’avevo perso di vista parecchi anni fa, quando cominciò a vivere sei mesi in Thailandia e sei in Italia. L’ultima volta che lo vidi sarà stato prima del 2000, davanti a uno degli ascensori della Direzione generale della Rai. Mi confidò che aveva trovato un amore thailandese e che pensava di trasferirsi definitivamente. Arturo è un musicista napoletano, poliedrico, un artista a tutto tondo. Negli anni ’60 è stato uno scopritore di talenti musicali e non solo, nella Napoli di Pino Daniele, Edoardo Bennato, Mario Schiano e tramite il Playstudio anche di altri artisti. Grazie a Pinotto Fava, un funzionario eclettico della radio, lavorò a diversi sceneggiati, del tutto incomprensibili al grande pubblico ma molto seguito dagli ascoltatori di RadioTre. Adesso dovrebbe avere 75 anni. Da villaggio di pescatori a bordello dell’Asia Ci incontriamo nella hall ed è come se non fossero passati più di 25 anni. Più bianco di barba e senza capelli, ma non ne ha mai avuti molti. Il volto segnato da profonde rughe ma sereno. Dopo i convenevoli mi viene da chiedere della sua storia d’amore. “É finita quasi subito, appena siamo andati a vivere assieme”, mi dice sorridendo, come se la cosa non lo toccasse più di tanto. “Ormai vivo da solo da tanti anni e non sono disposto a rinunciare alle mie cattive abitudini”. Capisco il tema e decidiamo di andare subito a gettarci nella mischia. Lui ha uno scooter con il quale in 5’ arriviamo a Walking Street, il viale dei 1000 bar, night e ristoranti che attraversa il centro di Pattaya, cuore pulsante della vita notturna. Come due vecchi amici ci facciamo le classiche “vasche”, chiacchierando sul corso. Pensa, mi racconta, era un villaggio di pescatori. Ora è il più grande bordello dell’Asia. L’origine del nome è anch’essa militare, come i marines Usa che vi trascorrevano i congedi. Sembra derivi da Thap Phraya, esercito del Phraya, poi è diventato Phatthaya, un vento che soffia da nord, quando inizia la stagione delle piogge. La cosa incredibile è che qui puoi fare qualsiasi tipo di vacanza, dalla più tranquilla a quella familiare, da quella sportiva a quella sessuale più scellerata. Io, mi racconta, organizzo convegni e conferenze per i medici. E che c’entri tu? Niente, risponde, ma cercavano uno che le organizzasse e ho cominciato con degli amici farmaceutici di Napoli. Ogni anno faccio tre o quattro convegni internazionali e campo così. Walking Street la strada del vizio che resta aperta tutta la notte Camminando tra due ali di bar con ragazze e ragazzi che, per lo più, chattano col telefono, bevono birra dalla bottiglia o ammiccano con lo sguardo, mi presenta la città. Attualmente qui vive mezzo milione di abitanti (erano 240.000 nel 2019), dei quali 200.000 residenti, in un’area di poco più di 53 km². Gli altri sono lavoratori stabili, anche se non residenti all’anagrafe, che arrivano dalle zone più povere del paese. Nell’intera provincia di Chonburi sono quasi 1,5 milioni gli abitanti. Ce ne sono poi ancora 100.000 che soggiornano tra novembre e marzo in città, nel periodo dell’alta stagione, come adesso. Perché vengono qui? Perché ci sono circa 9.000 hotel, centri commerciali, locali da ballo aperti tutta la notte, spiagge con attività sportive e di tempo libero, campi da golf esclusivi e una stagione estiva che quasi non smette mai e quindi non mancano le opportunità di lavoro. Secondo il Ministero del Turismo la città accoglie sempre un numero maggiore di stranieri. Quest’anno ne sono previsti oltre 12 milioni. In genere si fermano tra i 5 e i 7 giorni e spendono 4.000 baht a persona, poco più di 100 euro. Nel 2005 erano disponibili oltre 35.000 stanze di hotel, adesso superano le 80.000. È diventata una destinazione molto popolare per le famiglie provenienti da Asia, Russia, Europa dell’est, Scandinavia. Tra le comunità di stranieri che si sono trasferiti, come ho fatto io dall’Italia, piuttosto folta è quella inglese, qui quasi tutti parlano inglese. Quando si lascia che sia il libero mercato a decidere quanto e come debba svilupparsi una località, le linee tendenziali seguono sempre una sola direttrice, quella dello smercio di droghe e della prostituzione. Sono due settori normalmente connessi, nella gestione della criminalità organizzata, che fanno crescere rapidamente il business in un’area e creano una forte accelerazione in tutto l’indotto di supermercati, banche, edilizia, bar, centri di vacanza, alberghi, ristoranti, discoteche e affitti di appartamenti. Un business rapido e facile che conviene a molti. Queste ragazze devono mantenere sé stesse e le loro famiglie Chi sono queste ragazze che vediamo passeggiare? Che storie hanno alle spalle? Come dicevo prima, prosegue Arturo, molte vengono dalle regioni povere del nord e dell’est e fanno di tutto per tirare a campare: spogliarelliste, ballerine, lady bar, prostitute camuffate da massaggiatrici, oppure “dichiarate” per strada. Le più costose fanno le escort e si fanno pagare bene per uscire una sera, andare a cena e concludere in albergo la serata. Ovviamente c’è spazio anche per i ragazzi, qui li chiamano lady boy. Poi ci sono i transessuali e i prostituti maschi, tutti giovani. Nessuno impone loro di sottoporsi a regolari controlli medici, a meno che non sia una scelta individuale. La responsabilità cresce con l’aumentare delle tariffe. E la droga? Uff… ci saranno almeno 50 punti dove si spaccia di tutto. È uno dei grandi mercati e, non lo sappiamo di sicuro, ma forse è il primo mercato del paese. Del resto lo è nel mondo. Walking street è già illuminata alle 4 del pomeriggio, è la strada più frequentata da tutti quelli che vivono a Pattaya. Il grande richiamo è il sesso o la curiosità di vedere il commercio del vizio per strada anche per chi non ne vuole essere comunque coinvolto. Resta sempre uno spettacolo, deprimente o esaltante a seconda di come lo giudichi, ma uno spettacolo. Chiunque si può fermare a parlare con una lady bar. Una cosa rapida costa 1000 baht, circa 20 €, una notte molto di più ma dipende di chi è la ragazza e di quanto può spendere il cliente. Loro hanno imparato e ti pesano con un’occhiata. Capiscono al volo cos’hai nel portafoglio. Se ti fermi al bar, in genere funziona così per non dare troppo nell’occhio, si finge di consumare una bibita… capisci? Se l’incontro avviane al bar poi lasci una tassa per il barista, circa 200-300 baht, oltre al conto. Una specie di tassa comunale… Le bibite sono poco care: 20 o 60 baht al massimo. Bisogna fare attenzione quando si paga con banconote da 1000 baht. In genere ti danno un resto insufficiente e quando protesti ti dicono che gli hai dato 500 baht. È la tua parola contro la sua e lui è a casa e con amici che lo sostengono. Quindi se non ho altro che banconote da 1000 baht che faccio? Pago con la carta? Si, ma anche quella si può clonare facilmente… Allora? L’unica possibilità e dire ad alta voce “pago con una banconota da 1000 baht”, però è sempre meglio avere banconote più piccole. Un night dopo l’altro, un bar dopo l’altro: cibo e sesso sono l’unico scopo Passiamo davanti a un locale dove sostano molte ragazze vestite da hostess che con gesti cortesi invitano il turista, che si è fermato a guardare, ad entrare. Si chiama Airport Club, di fronte all’ingresso di Soi Diamond. È aperto da poche ore e non si sa quando chiude. Dentro, mi spiega Arturo, trascinandomi via, ci sono i soliti pali argentati e ragazze spogliate che volteggiano finché non individuano il pollo da spennare seduto al tavolo. “Soi” sono le viuzze che partono dalla Walking street, brevi, strette, un po’ nascoste. Siamo davanti al Blues Factory a Soy Lucky Star. Due band che dovrebbero suonare blues si alternano sul palco. Al Club Boesche, sulla Soi 16. C’è una piscina davanti al bar, dentro il locale, dove le ragazze s’infilano in bikini o senza il top e a gruppi o a coppie fingono amplessi lesbo. Ora è chiuso ma apre alle 8 di sera e tira avanti fino al mattino. Ma non c’è un posto un po’ meno porno? Beh se vieni qui non è solo per bere una birra, sennò vai da un’altra parte. Pattaya è grande. Comunque c’è l’Insomnia bar, al primo piano di una stradina a sud della Walking, forse lì è possibile incontrare anche una ragazza che non fa il mestiere. Difficile eh, perché ormai qui lo fanno tutte o l’hanno fatto una volta nella vita per sfizio, per farsi qualche dollaro, per comprare le medicine ai genitori o da mangiare al bambino. Non sono proprio delle prostitute professioniste. Ci sono anche quelle, chiaro, ma la maggior parte delle ragazze lo fanno perché è il sistema più rapido per guadagnare, nella speranza di trovare prima o poi un marito. Scippi e furtarelli sono all’odine del giorno, dipende da te C’è il piccolo crimine, lo scippo, il furto, ovviamente. Ci hanno provato anche con me che vengo da Napoli, sorride Arturo, come se non conoscessi già i trucchi dei “mariuoli”. Mai portare una borsa o un borsello a spalla, mai dare nell’occhio con orologi di valore e catenine d’oro. Atteggiamento low profile, sempre. Infradito, bermuda, camicetta. Un po’ di baht in tasca, una fotocopia del passaporto nell’altra, tanto poi sei turista e hai i documenti in hotel, non ti possono fare niente se ti ferma la polizia, ma non ti ferma. Come ti adescano? Le ragazze si avvicinano, sorridenti e ti chiedono “Where are you from?” e mentre tu sei già confuso perché una giovane e carina ti chiede da dove vieni, un‘altra cerca di baciarti, quello è il momento che ti rubano il portafogli o l’orologio. In genere sarebbe meglio non dire mai che è la tua prima volta in Thailandia, significa che sei facile da fregare. Arriviamo al Body Massage. L’insegna è già un programma. Famoso il massaggio thailandese. Ci sono turisti che vengono solo per questo. Nella vasca ci si infila in due, ma è consentito anche in tre o più, una vasca piena di schiuma. Si esce tutti insaponati e l’uomo viene fatto sdraiare su un lettino e la ragazza inizia a massaggiarlo con il corpo. Sono bravissime, c’è una tecnica che s’impara, non è una cosa che sanno fare tutte. Ci sono vari locali, specie verso Soi 3 ma sono per gli asiatici. Il più famoso Body Massage si trova di fronte al centro commerciale Big C a nord della città. Accanto al supermarket c’è il Sabai Land Room. La caratteristica è che le ragazze hanno ben in vista un numero e il cliente si siede a un tavolo, consuma una birra e chiede il numero che ha scelto. Dopo aver bevuto o pranzato c’è una stanza che li attende. Ce n’è uno che si chiama PP Body Massage, che ha diviso le ragazze in due fasce, col cartellino blu hanno fino a 20 anni e con quello rosso oltre. Sono tutte e due lì per la stessa cosa e apparentemente non c’è differenza ma così il cliente sa a cosa va incontro. Un massaggio thai costa 2500 baht e può durare un’ora e mezzo. Ci fermiamo in un ristorantino a mangiare. Dopo un tentativo di approccio capiscono che veramente vogliamo solo mangiare e ci lasciano in pace. Hanno del buon cibo tailandese tra cui narm tok mu (insalata di maiale piccante) e yum pla dook fu (insalata di pesce gatto croccante). Durante la cena proseguo con le domande. Ci sono parecchie stradine buie. Sono pericolose? Domando ingenuamente. Certo che si. Ma anche qui dipende. Se sei uno che ha dato nell’occhio perché ha tirato fuori maldestramente una manciata di dollari, ha un orologio d’oro, ha speso molto nel night con le ragazze, beh devi stare attento. Se sei uno che non si capisce bene se è un disgraziato o uno troppo furbo, non corri pericoli. In genere, in tutto il pianeta, non vale la pena addentrarsi in stradine oscure di notte. Ma funziona anche l’opposto. In che senso chiedo? Nel senso che ci sono locali ben illuminati che attirano il cliente con ingresso gratuito, belle signorine, ammiccamenti… e poi non te ne puoi andare se non consumi o se non saldi un falso conto per consumazioni mai fatte. Hai voglia a protestare, sei in un locale pieno di guardia spalle thai che ti guardano minacciosi e sostengono che devi pagare due birre, che fai? Pago, esco e non mi vedono più. Appunto. E per tornare ai massaggi possibile che siano tutti così… cioè una scusa? No, ci sono anche posti dove praticano il vero massaggio thailandese senza doppi sensi. Per esempio l’One Royale nella Central Road di fronte al ristorante Leng Kee. Massaggi del corpo, piedi, con oli vari, aromi, massaggi alla testa, alle spalle, a quattro mani. Fanno anche lo scrub o un trattamento contro le scottature solari. E le donne? Certamente. Sono le clienti più assidue di questi centri. Hanno anche il trattamento riparazione intima, rassodamento della vagina, trattamento post parto, anti cellulite, insomma non manca niente. Ci sono diversi centri ma i più gettonati sono l’One Royale e poi il Massaggio Serenity alla Third Road a Pattaya Sud oppure la Spa View nel Mark Land Hotel a Soi 1. Qui fanno anche un procedimento per sbiancare la pelle, per chi volesse assomigliare a un occidentale. Paghiamo il conto usando tutte le banconote più piccole e alcuni spiccioli, lasciando una mancia e andiamo via. Lungo la strada Arturo si lascia andare ad alcune considerazioni. Molti stranieri pensano che tutto sia facile e perdono il self control. Bevono troppo e quando sono ubriachi gli levano tutto e li lasciano per strada addormentati. Meglio evitare il giro dell’alcol e delle droghe. Nulla è facile in un mondo che non controlli bene. Senza considerare che se ti becca la polizia sei l’unico a passare un guaio, come se ti trovano a giocare d’azzardo o con un minorenne. Tolleranza zero per certi reati. Li combattono ma di fatto li tollerano e se ne approfittano solo quando uno straniero ci casca. La prostituzione infantile è perseguita e il cliente rischia grosso ma allora perché la tollerano? Il rischio di contrarre malattie gravi come l’HIV cresce a Pattaya se non rispetti le regole fondamentali, principalmente l’uso del preservativo. In città ci sono una decina di bordelli a basso prezzo, frequentati per lo più da thailandesi e a loro non va di usare il preservativo. Ma più sali di livello e più le norme vengono fatte rispettare dalle ragazze e il preservativo e l’igiene sono obbligatori. Secondo l’Unicef in Thailandia nel 2011, c’erano 650.000 malati di HIV, l’1,8% della popolazione, uno dei tassi più alti fuori dall’Africa sub sahariana. La regione più colpita è la provincia di Chiang Rai. I suoi 1,25 milioni di abitanti rappresentano appena il 2% della popolazione thailandese ma tra loro c’è un 10% che ha contratto l’infezione HIV. Pare che questa infezione si stia allargando in Asia con diversi milioni di sieropositivi. Recentemente sono in aumento i casi di sieropositività fra bambini e donne. L’industria del sesso ancora oggi domina incontrastata in questa che è una delle prime mete mondiali del turismo sessuale. E fin qui passi pure ma il triste primato che deturpa tutto il quadro è che c’è una forte presenza di turismo sessuale legato allo sfruttamento della prostituzione infantile. Sull’Osservatorio Diritti ho trovo un articolo di Laura Filios del 27 marzo 2018 nel quale si sostiene che “I turisti sessuali italiani sono circa 80 mila, per lo più uomini (90%). Negli ultimi anni l’età si è abbassata ed è compresa tra i 20 e i 40 anni, come rivela uno studio di Ecpat Italia, contenuto nel Global Study di Ecpat Iternational (End Child Prostitution in Asian Tourism).” Il documento è frutto di due anni di ricerca, condotta tra il 2015 e il 2016 grazie al supporto di 67 partner e al contributo di 66 esperti. I principali paesi di destinazione sono Brasile, Repubblica Dominicana, Colombia, Thailandia e Cambogia. Ultimamente a questi si sono aggiunti anche alcuni paesi dell’Africa e dell’Est Europa. “Da non trascurare anche il numero in crescita delle donne che viaggiano in paesi in via di sviluppo, in cerca di sesso a pagamento con i minori. In totale sono il 10% dei turisti sessuali. Mentre gli uomini prediligono prede più giovani (fra i 12 e i 14 anni d’età) e tendono a cambiare partner ogni sera, le donne vanno in cerca di adolescenti, ragazzi che possano diventare i loro accompagnatori per tutta la vacanza. Questo avviene soprattutto in Kenya e nei Caraibi. Oltre al giro d’affari imponente, secondo solo a quelli di armi e droga, un altro dato preoccupante, sempre diffuso da Ecpat, riguarda i pedofili. Questi, che hanno un target molto profilato (under 12 o addirittura 9) e sono i più consapevoli di ciò che stanno facendo, sono il 5 per cento. Il restante 35% è costituito da clienti abituali, mentre quelli occasionali sono ben il 65%. E c’è di più: gli autori di questi delitti, nella maggior parte dei casi non sanno che quello che stanno commettendo è un reato, tanto in Italia e quanto all’estero.” Conclude l’articolo dell’Osservatorio Diritti. In effetti il reato viene perseguito in ciascuno stato in cui si verifica, ed anche in quello di appartenenza dell’adulto che lo compie, ma non ovunque viene considerato crimine contro l’umanità. “Il bambino viene trattato sia come oggetto sessuale sia come oggetto commerciale. Lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali rappresenta una forma di coercizione e violenza esercitate nei confronti dei bambini ed equivale ai lavori forzati e a una forma di schiavitù contemporanea”. Hiv e malattie veneree sono pericoli più gravi del Covid 19 All’HIV si aggiunse nel 2020 la pandemia da Covid 19 (in verità poche migliaia di casi tra locali e turisti in Thailandia) ma resta sempre il fatto che è una località turistica e il pericolo può sempre arrivare da uno straniero di passaggio. Comunque non c’è stato più il coprifuoco dall’autunno 2020. Permangono, è ovvio, molte malattie veneree, che allignano laddove c’è maggior promiscuità e carenza di igiene intima. Nonostante la buona intenzione del Governo centrale è molto difficile ripulire l’immagine del turismo di Pattaya e delle magnifiche spiagge del Golfo del Siam. Le famiglie straniere, di classe medio alta, vengono dirottate verso il litorale nord e sud della città, in zone come Jomtien e Naklua. La tranquilla Jomtien Beach è apprezzata per gli sport acquatici e i massaggi in riva al mare. L’offerta di sport acquatici come immersione subacquee, jet-ski, vela, sci nautico, windsurf e kitesurf e molto altro ancora è davvero notevole. Il centro invece attira principalmente persone singole o gruppi di maschi americani ed europei, in cerca di facili avventure. Pattaya è soprattutto una città per pensionati Accanto a questo “mercato del sesso”, che resta quello più dinamico, c’è anche la componente minor costo della vita che, assieme a temperature medie tropicali, ha fatto della Thailandia una meta ideale per i pensionati di tutto il mondo. Vengono qui, come vanno alle Canarie, in Tunisia, in Portogallo, nelle Filippine e nei Caraibi, per comprarsi una casa dove trascorrere il resto della loro vita, ottimizzando al massimo il valore della loro pensione. C’è una buona cucina globalizzata, accanto a una delle migliori cucine etniche del mondo, un’offerta occidentale in cibi e pietanze nei supermercati. Sono presenti anche strutture mediche di livello internazionale, dove vengono offerte ogni tipo di cure, come quelle dentistiche o i trapianti d’organo. Comprarsi casa a Pattaya non è difficile e le limitazioni che erano state poste sono andate via via perdendo di peso. Le agenzie vendono o affittano a stranieri ogni tipo di opportunità abitativa. Siamo tornati allo scooter, sono le due di notte e Arturo mi accompagna all’albergo. In una sola notte ho visto abbastanza da nausearmi. Vediamoci domani gli dico ma per fare tutt’altro. La spiaggia è affollata da famiglie e da giovani Il giorno seguente è la vigilia di Natale e decidiamo di visitare la spiaggia di Pattaya, una lingua di sabbia di 3 km, piena di vita, alberghi, ristoranti e negozi. È una città che si affaccia sul litorale come fosse una strada. Troviamo il turista che prende il sole, gruppi di bambini che fanno il bagno, giovani che giocano a pallavolo o a calcio, ragazze stese al sole. Chi balla, chi mangia, chi telefona, chi fa la doccia. Lo spettacolo delle vacanze familiari di ogni estate qui fa da contraltare a quello vissuto lungo la Walking Street, ieri notte. Con l’auto Arturo mi porta alla famosa spiaggia di Jomtien, quella delle famiglie, separata dalla baia di Pattaya dalla collina di Buddha, dove andremo più tardi. Ho visto che si possono noleggiare tavole da surf o anche jet sky a buon prezzo. Tutto è a buon prezzo, dice Arturo, ma attenzione alle trappole. Spesso il turista ignaro affitta una moto d’acqua minimo con 600 baht per mezzora e quando torna gli trovano un danno che viene imputato a lui. Il poveretto sa che non ne ha fatto alcuno ma il danno c’è… ha sbattuto in uno scoglio, ha le eliche piegate, tutte menzogne per danni che c’erano prima e che il turista non ha controllato perché s’è fidato. Come niente ti chiedono 100.000 baht (2.700 €). Anche dopo che fai intervenire polizia, ambasciate e agenzie non te la cavi se non lasci 10.000 baht per danni. Sei il turista, hai i soldi, devi pagare perché è così. Se noleggi qualcosa controllala prima e filma tutto. La Polizia Turistica ha il numero 1155. Si può chiamare perché intervenga subito ma serve a poco. Una lunga teoria di ombrelloni e di sdraio fa pensare alla quantità incredibile di rifiuti che si produce in questa ristretta area di svago, ma forti multe ai contravventori facilitano il mantenimento della pulizia sull’arenile, mentre il mare non è altrettanto limpido. La spiaggia di Wong Phrachan è all’estremità nord della città, è un chilometro di sabbia ad uso e consumo degli sportivi. Qui vengono gli amanti del nuoto ma anche tanti ambulanti che vendono gelati, frutta e cose da mangiare, per lo più cozze e vongole crude. Tra gli ombrelloni si aggirano tatuatori da spiaggia, massaggiatrici, pedicure, venditori di giornali e lotterie, altri offrono gemme e cineserie, occhiali da sole, CD, orologi finti, accendini, vestiti, giocattoli (cinesi) souvenir. Quasi sono più i venditori dei bagnanti. Non so come facciano a sopportare tutto quell’assembramento di venditori ambulanti mentre cercano un po’ di relax tra un bagno e l’altro. Più a nord ci sono altre piccole spiagge, come la Wong Amat Beach, la Crescent Moon Beach e poi Palm Beach. A pranzo ci accontentiamo di uno spuntino in una bancarella, ce ne sono in spiaggia e lungo i viali appena fuori la Walking Street. Hanno più o meno le stesse cose a costi convenienti. Riso fritto 50 baht, pollo, zuppa di pesce con cilantro e peperoncino 30 baht. Dolcetti isaan, som tam (inslata di papaya) e khao neow (riso bollito). Si trovano facilmente anche panini ripieni con salsicce, uova, pomodori, insalate e tonno. Al Sailor Bar and Restaurant, sulla Soi 8 ti puoi sedere e mangi rapidamente, senza tante cortesie. Hamburgher a 60 baht, birra a 50, khao pat a 30 baht, t bone con patatine fritte 120 baht… Alla ricerca del dharma Approfitto della cortesia di Arturo e della sua auto per visitare finalmente il Budda alto 18 metri a Wat Khao Phra Bat. Sorveglia la città dall’alto della collina con il Santuario della Verità di Wang Boran, tutto di legno, molto amato dai turisti in cerca di esotismo e aspetti culturali. Percorriamo la Beach Road e passiamo vicino alla rotatoria dei delfini. A parte la scomodità della guida a sinistra che se non ci sei abituato è sempre un pericolo per chi attraversa la strada, ma anche guidando non è da poco. Per fortuna Arturo c’è abituato e sa come destreggiarsi. Per oltrepassare la rotatoria ci mettiamo 20’. È il posto più trafficato della città, non è l’unico punto di pericolo. Qui avvengono parecchi incidenti, soprattutto fra le moto. Hanno messo dei semafori agli incroci vicini ma la maggior parte non li considera. In fondo ti senti come a casa Arturo? Si, risponde lui soddisfatto, non è stato difficile abituarmi al caos di Pattaya. Non si usa il casco e si passa col rosso, l’unica cosa è che qui è regolare superare da destra, mentre a Napoli non si dovrebbe fare. Wat Khao Phra Bat è il “Tempio della Collina dell’impronta del Budda Minore”. In effetti siamo su una collina a 2,5 km a ovest della città. Non è l’unico tempio ma è il più importante, tra quelli utilizzati dai “monaci della foresta” (Arannavasi) che cercano la tranquillità e la pace per meditare e trovare le vie del dharma. Inutile spiegare cos’è tanto è sempre la stessa cosa, “la via per l'illuminazione, la consapevolezza e la realizzazione dell'enorme potenziale racchiuso in ogni essere umano”. La statua d’oro del Budda alta 18 metri non è d’oro, è solo colorata. Vicino c’è una bellissima area sacra in stile cinese dedicata a Confucio e Lao-zi. Prima della salita, è possibile acquistare cibo, incensi e fiori da portare come dono al tempio. Si possono comprare anche delle gabbiette con degli uccellini da liberare vicino al Buddha, come auspicio di buona fortuna. Procediamo in auto e poi a piedi verso la collina successiva da cui si gode una vista magnifica sull’intera baia. Dicono che è stupenda al tramonto. Ce la perderemo per andare a cena. Intorno a noi è un pullulare di persone, turisti e thailandesi. Nel tornare verso l’hotel decidiamo di fermarci a cenare al Mantra Restaurant & Bar a nord di Beach Road. Fanno una cucina asiatica e mediterranea ed è un buon locale, come si evince dal conto di circa 4.000 baht in due. Al termine della cena ci salutiamo promettendo di non perderci di vista. Natale tra mercati, zoo, bancarelle e musei dell’illusione È Natale e la mattina la trascorro in uno dei mercati stile bazar. Il primo che visito si chiama Made in Thailand Night bazar, aperto anche di mattina. Niente di particolare. Mi sposto alla Galleria delle gemme a Nord Pattaya uno dei tanti negozi dei gioielli più grandi al mondo. Ho visto che ci sono molti negozi che vendono e comprano oro, specie intorno al mercato di Pattaya Sud, così come le gioiellerie a Beach Road. Ma non mi azzardo a chiedere niente, non mi fido. Ci sono tante gallerie d’arte, sembra sia una delle attività più in crescita, ma bisognerebbe essere degli intenditori per valutare se conviene acquistare. Chiedo al tassista di lasciarmi alla Chaiyaphonwithi Road, 15’ dal centro, per visitare il Million Year Stone Park e Crocodile Farm, in pratica uno zoo ma non solo. Passeggio per uno splendido giardino fiorito, tra cascatelle e rocce. Qui si trova una notevole quantità di coccodrilli, almeno un centinaio, degli orsi albini davvero rari, cavalli, scimmie. Per allietare i bambini si fanno anche spettacoli di “magia” da strada, tipo mangiafuoco e mangiaspade. Costa 300 baht per un adulto e la metà per un bimbo. Niente di particolare. Mi attira l’idea del Villaggio degli Elefanti a Tambon Nong Prue. Come saprete gli elefanti indiani sono molto utilizzati da queste parti, meglio dei trattori. In questo parco ti mostrano come vengono catturati e addomesticati, come lavorano nella giungla a spostare tronchi enormi ma anche come vengono vessati per farne degli spettacoli che dovrebbero divertire. Elefanti che giocano a calcio, elefanti che eseguono esercizi circensi, elefanti in assetto di guerra. Ovviamente si può fare un giro di un’ora sulle spalle dell’elefante, scendendo per un fiume o facendo trekking nella foresta per 900 baht. Preferisco fare uno spuntino e poi correre al Santuario della Verità, chissà che non scopra qualcosa di più interessante. Devo andare a Naklua Road, lì si trova questo tempio tutto in legno in riva al mare a Laem Ratchawet, Pattaya Nord. Si entra da Soi 12 pagando 500 baht. La costruzione venne iniziata nel 1981 su un lembo di terra che si insinua nel Golfo del Siam dove cielo, acqua e terra si incontrano, ed è inserito in un ampio parco dove si trovano anche laghetti, ristoranti, zone dedicate allo svago. È un edificio imponente, incredibile per la sua stessa concezione ed è il santuario in legno più grande del mondo. Qui l’arte si unisce al sincretismo religioso, per dare vita a un tempio che celebra attraverso un minuto lavoro di intaglio le religioni buddiste ed in induiste (con una buona dose di animismo). Fortemente voluto dall’imprenditore-filosofo thailandese Lek Viriyaphand e da sua moglie Praphai Viriyapanich, che ritenevano che l’arte e la cultura potessero migliorare il mondo, la costruzione ad oggi non è ancora completata (si pensa che probabilmente lo sarà nel 2050). Il Santuario della Verità di Pattaya è un gigantesco work in progress, come la Sagrada Familia a Barcelona. La struttura principale è terminata, mancano ancora tutte le decorazioni interne, rigorosamente intagliate a mano nel legno, utilizzando mazzetta e scalpello, da artigiani locali. In definitiva è un grande omaggio all’arte dell’intarsio che in Europa ha prodotto quadri e mobili ma mai templi. In tutta la costruzione non vi sono chiodi, viti o bulloni a tenere insieme la struttura ma solo astuti snodi, scanalature, giunti e incastri a coda di rondine – per la posizione sul mare e per il clima caldo, necessita continuamente di manutenzione e restauro. Perfino l’ascensore si mimetizza nella struttura perché rivestito in legno intagliato con minute figurine simboliche. Un museo di illusioni artistiche Faccio ancora in tempo a visitare un museo, si chiama Arte in Paradiso ed essendo il giorno di Natale è la mia maniera di festeggiare la nascita di Gesù, che come tutti sapete non è nato il 25 dicembre, fu una invenzione del Concilio di Nicea a stabilirlo, nel 325 d.C. collocandola lo stesso giorno della festa pagana del “Natalis solis invicti”. Alla Second Road Soy 1 si trova questo luogo delle illusioni, dove si passa da una galleria all’altra tra turisti che si scattano selfie in continuazione. La prima sala è quella del camuffamento, poi la sala dell'oceano, la sala della fauna selvatica, la sala delle arti classiche, la sala della civiltà, la sala del surrealismo, la sala dei dinosauri, la sala delle cascate, la sala degli scenari e la sala delle mostre d'arte. In pratica si tratta di entrare in tromp l’oeil che ti mettono al centro dell’azione, perdi i riferimenti spaziali e ti senti a volte minuscolo o gigante. Per questo i telefonini diventano subito pronti a catturare emozioni, paure, sensazioni immaginifiche. È un museo interattivo di arte. Si gioca con le rappresentazioni della natura e dell’architettura e dell’arte stessa. Vi posso assicurare che i giorni che mi hanno separato dal Capodanno, fino al giorno del mio rientro a casa il 2 gennaio li ho trascorsi tranquillamente a prendere il sole sulle spiagge di Pattaya, a gironzolare per le isole di Ko Phai, Ko Klung Badan e via dicendo, o in piacevoli conversazioni col mio amico Arturo, nei bar della baia. Volevo documentare questa parte di mondo che tanto turismo attira, per rendermi conto di quale fosse l’appeal del luogo e per rendermi conto che purtroppo l’umanità non migliora con il passare degli anni ma anzi, si aggravano certe tendenze che sono ben visibili anche all’epoca in cui voi, lettori dell’articolo, state ancora vivendo. AVVERTENZA. I dati, i personaggi e le informazioni che trovate in questo articolo sono in parte veri e in parte un’opera di fantasia. Le vicende di viaggio sono ambientate in un futuro ipotetico, anche se abbastanza possibile.

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Così si investì sul turismo di massa e le due località prescelte furono l’isola di Puhket a sud e Pattaya al nord. Quest’ultima s’è sviluppata a partire dalla metà degli anni ’70. Anche perché è un’area con status autonomo di gestione amministrativa, che la rende appetibile per chi voglia crearvi infrastrutture alberghiere e per il tempo libero. Il clima nell’alta stagione è caldo e secco con poche piogge. Il periodo migliore è da novembre ad aprile. Tra maggio e ottobre invece il clima si fa più umido e le piogge più frequenti. Per questo decido di trascorrere qui le “meno natalizie vacanze” di Natale e Capodanno che si possano immaginare e arrivo il 23 dicembre all’Aeroporto di Suvarnabhumi con un volo Bangkok Airways da Londra. L’aerostazione è a soli 110 km da Pattaya. Mi hanno consigliato questo scalo per ridurre al minimo i problemi del trasferimento. Ci sarebbe l’aeroporto di U Tapao Rayong Pattaya, appena fuori l’autostrada Sattahip-Chanthaburi, solo a 30 km a sud dalla città ma è un aeroporto militare e ospita solo alcuni voli commerciali. Non ce ne sono diretti con la capitale per esempio. Espletate le formalità di rito vado a cercarmi un taxi. Le tariffe sono abbastanza economiche e non è difficile contrattare 1.150 baht ovvero 31€ (1€ = 37,12 baht), per coprire la distanza in 90’. Il tempo dipende dal traffico e dal tempo atmosferico ma ora siamo a dicembre, fa un caldo non eccessivamente umido ed è soleggiato. La tariffa comprende il pedaggio dell’autostrada, due caselli da 30 baht ciascuno, anche questo va concordato prima, onde evitare discussioni. Ci sarebbe anche una tassa aeroportuale di 50 baht, che a volte il tassista (se non autorizzato) chiede per intascarsela lui stesso. M’informo per il ritorno. Meglio prenotare un taxi dice l’autista. Siamo in alta stagione e potrei avere la spiacevole sorpresa di non trovarlo all’ultimo momento. Ci sarebbero anche altre modalità, tutte sconsigliate. In autobus per esempio, devi scoprire la stazione di partenza, da Bangkok. Ce n’è una per ogni diversa direzione. I bus di prima classe hanno l’aria condizionata e il wi-fi ma impiegano 2 ore e più senza fermate, gli altri possono metterci anche 11 ore. Il treno impiega poco più di 3 ore, è il meno costoso ma rischi di non trovare dove sederti e non ci sono i bagni come sugli autobus. In auto ci vogliono comunque 2 ore senza traffico, poi a Pattaya non trovi i parcheggi. Il servizio di traghetto non è male, sono tre catamarani con 346 posti ciascuno. Se lo prendi devi sapere che non puoi mai abbandonare il posto a sedere perché lo trovi occupato e sul ponte non ti fanno stare. Se soffri mal di mare sono cavoli amari. Ci mette due ore ma devi andare fino al porto di Hua Hin per prenderlo e ha solo tre corse al giorno. Si potrebbe prendere uno dei voli interni ma non sono facili da trovare. Il taxi mi lascia a Naklua Road, estremo nord della città, lontano dal caos notturno e i suoi schiamazzi. Per questo ho scelto l’Amari Orchid Resort & Tower, fuori del casino. L’hotel ha ogni comfort, oltre 500 camere e suites divise tra le due ali dell’albergo. Tutte ampie, anche “non fumatori”, cosa rara da queste parti. L’arredamento è “ex moderno”, ovvero stile anni ’70 e le stanze danno tutte sulla baia. L’Ocean Tower costa 5000 baht, ovvero 135 €, ma per essere un 5 stelle ci possiamo stare, o no? Altrimenti c’è l’ala Garden Wings che è 4 stelle e costa un po’ meno. Nella hall un albero di Natale addobbato di lucenti palle rosse fa la sua bella figura. In Thailandia la componente cristiana è minoritaria e il giorno di Natale è un giorno come gli altri. Gli addobbi nelle vetrine nelle strade sono quindi un gesto di simpatica accoglienza per i turisti di fede cristiana. Un escamotage commerciale, in pratica come da noi. Dopo una doccia e un breve relax mi telefona Arturo Merlino. Ho scoperto su Facebook che vive qui e ci siamo dati appuntamento per il mio arrivo. L’avevo perso di vista parecchi anni fa, quando cominciò a vivere sei mesi in Thailandia e sei in Italia. L’ultima volta che lo vidi sarà stato prima del 2000, davanti a uno degli ascensori della Direzione generale della Rai. Mi confidò che aveva trovato un amore thailandese e che pensava di trasferirsi definitivamente. Arturo è un musicista napoletano, poliedrico, un artista a tutto tondo. Negli anni ’60 è stato uno scopritore di talenti musicali e non solo, nella Napoli di Pino Daniele, Edoardo Bennato, Mario Schiano e tramite il Playstudio anche di altri artisti. Grazie a Pinotto Fava, un funzionario eclettico della radio, lavorò a diversi sceneggiati, del tutto incomprensibili al grande pubblico ma molto seguito dagli ascoltatori di RadioTre. Adesso dovrebbe avere 75 anni. Da villaggio di pescatori a bordello dell’Asia Ci incontriamo nella hall ed è come se non fossero passati più di 25 anni. Più bianco di barba e senza capelli, ma non ne ha mai avuti molti. Il volto segnato da profonde rughe ma sereno. Dopo i convenevoli mi viene da chiedere della sua storia d’amore. “É finita quasi subito, appena siamo andati a vivere assieme”, mi dice sorridendo, come se la cosa non lo toccasse più di tanto. “Ormai vivo da solo da tanti anni e non sono disposto a rinunciare alle mie cattive abitudini”. Capisco il tema e decidiamo di andare subito a gettarci nella mischia. Lui ha uno scooter con il quale in 5’ arriviamo a Walking Street, il viale dei 1000 bar, night e ristoranti che attraversa il centro di Pattaya, cuore pulsante della vita notturna. Come due vecchi amici ci facciamo le classiche “vasche”, chiacchierando sul corso. Pensa, mi racconta, era un villaggio di pescatori. Ora è il più grande bordello dell’Asia. L’origine del nome è anch’essa militare, come i marines Usa che vi trascorrevano i congedi. Sembra derivi da Thap Phraya, esercito del Phraya, poi è diventato Phatthaya, un vento che soffia da nord, quando inizia la stagione delle piogge. La cosa incredibile è che qui puoi fare qualsiasi tipo di vacanza, dalla più tranquilla a quella familiare, da quella sportiva a quella sessuale più scellerata. Io, mi racconta, organizzo convegni e conferenze per i medici. E che c’entri tu? Niente, risponde, ma cercavano uno che le organizzasse e ho cominciato con degli amici farmaceutici di Napoli. Ogni anno faccio tre o quattro convegni internazionali e campo così. Walking Street la strada del vizio che resta aperta tutta la notte Camminando tra due ali di bar con ragazze e ragazzi che, per lo più, chattano col telefono, bevono birra dalla bottiglia o ammiccano con lo sguardo, mi presenta la città. Attualmente qui vive mezzo milione di abitanti (erano 240.000 nel 2019), dei quali 200.000 residenti, in un’area di poco più di 53 km². Gli altri sono lavoratori stabili, anche se non residenti all’anagrafe, che arrivano dalle zone più povere del paese. Nell’intera provincia di Chonburi sono quasi 1,5 milioni gli abitanti. Ce ne sono poi ancora 100.000 che soggiornano tra novembre e marzo in città, nel periodo dell’alta stagione, come adesso. Perché vengono qui? Perché ci sono circa 9.000 hotel, centri commerciali, locali da ballo aperti tutta la notte, spiagge con attività sportive e di tempo libero, campi da golf esclusivi e una stagione estiva che quasi non smette mai e quindi non mancano le opportunità di lavoro. Secondo il Ministero del Turismo la città accoglie sempre un numero maggiore di stranieri. Quest’anno ne sono previsti oltre 12 milioni. In genere si fermano tra i 5 e i 7 giorni e spendono 4.000 baht a persona, poco più di 100 euro. Nel 2005 erano disponibili oltre 35.000 stanze di hotel, adesso superano le 80.000. È diventata una destinazione molto popolare per le famiglie provenienti da Asia, Russia, Europa dell’est, Scandinavia. Tra le comunità di stranieri che si sono trasferiti, come ho fatto io dall’Italia, piuttosto folta è quella inglese, qui quasi tutti parlano inglese. Quando si lascia che sia il libero mercato a decidere quanto e come debba svilupparsi una località, le linee tendenziali seguono sempre una sola direttrice, quella dello smercio di droghe e della prostituzione. Sono due settori normalmente connessi, nella gestione della criminalità organizzata, che fanno crescere rapidamente il business in un’area e creano una forte accelerazione in tutto l’indotto di supermercati, banche, edilizia, bar, centri di vacanza, alberghi, ristoranti, discoteche e affitti di appartamenti. Un business rapido e facile che conviene a molti. Queste ragazze devono mantenere sé stesse e le loro famiglie Chi sono queste ragazze che vediamo passeggiare? Che storie hanno alle spalle? Come dicevo prima, prosegue Arturo, molte vengono dalle regioni povere del nord e dell’est e fanno di tutto per tirare a campare: spogliarelliste, ballerine, lady bar, prostitute camuffate da massaggiatrici, oppure “dichiarate” per strada. Le più costose fanno le escort e si fanno pagare bene per uscire una sera, andare a cena e concludere in albergo la serata. Ovviamente c’è spazio anche per i ragazzi, qui li chiamano lady boy. Poi ci sono i transessuali e i prostituti maschi, tutti giovani. Nessuno impone loro di sottoporsi a regolari controlli medici, a meno che non sia una scelta individuale. La responsabilità cresce con l’aumentare delle tariffe. E la droga? Uff… ci saranno almeno 50 punti dove si spaccia di tutto. È uno dei grandi mercati e, non lo sappiamo di sicuro, ma forse è il primo mercato del paese. Del resto lo è nel mondo. Walking street è già illuminata alle 4 del pomeriggio, è la strada più frequentata da tutti quelli che vivono a Pattaya. Il grande richiamo è il sesso o la curiosità di vedere il commercio del vizio per strada anche per chi non ne vuole essere comunque coinvolto. Resta sempre uno spettacolo, deprimente o esaltante a seconda di come lo giudichi, ma uno spettacolo. Chiunque si può fermare a parlare con una lady bar. Una cosa rapida costa 1000 baht, circa 20 €, una notte molto di più ma dipende di chi è la ragazza e di quanto può spendere il cliente. Loro hanno imparato e ti pesano con un’occhiata. Capiscono al volo cos’hai nel portafoglio. Se ti fermi al bar, in genere funziona così per non dare troppo nell’occhio, si finge di consumare una bibita… capisci? Se l’incontro avviane al bar poi lasci una tassa per il barista, circa 200-300 baht, oltre al conto. Una specie di tassa comunale… Le bibite sono poco care: 20 o 60 baht al massimo. Bisogna fare attenzione quando si paga con banconote da 1000 baht. In genere ti danno un resto insufficiente e quando protesti ti dicono che gli hai dato 500 baht. È la tua parola contro la sua e lui è a casa e con amici che lo sostengono. Quindi se non ho altro che banconote da 1000 baht che faccio? Pago con la carta? Si, ma anche quella si può clonare facilmente… Allora? L’unica possibilità e dire ad alta voce “pago con una banconota da 1000 baht”, però è sempre meglio avere banconote più piccole. Un night dopo l’altro, un bar dopo l’altro: cibo e sesso sono l’unico scopo Passiamo davanti a un locale dove sostano molte ragazze vestite da hostess che con gesti cortesi invitano il turista, che si è fermato a guardare, ad entrare. Si chiama Airport Club, di fronte all’ingresso di Soi Diamond. È aperto da poche ore e non si sa quando chiude. Dentro, mi spiega Arturo, trascinandomi via, ci sono i soliti pali argentati e ragazze spogliate che volteggiano finché non individuano il pollo da spennare seduto al tavolo. “Soi” sono le viuzze che partono dalla Walking street, brevi, strette, un po’ nascoste. Siamo davanti al Blues Factory a Soy Lucky Star. Due band che dovrebbero suonare blues si alternano sul palco. Al Club Boesche, sulla Soi 16. C’è una piscina davanti al bar, dentro il locale, dove le ragazze s’infilano in bikini o senza il top e a gruppi o a coppie fingono amplessi lesbo. Ora è chiuso ma apre alle 8 di sera e tira avanti fino al mattino. Ma non c’è un posto un po’ meno porno? Beh se vieni qui non è solo per bere una birra, sennò vai da un’altra parte. Pattaya è grande. Comunque c’è l’Insomnia bar, al primo piano di una stradina a sud della Walking, forse lì è possibile incontrare anche una ragazza che non fa il mestiere. Difficile eh, perché ormai qui lo fanno tutte o l’hanno fatto una volta nella vita per sfizio, per farsi qualche dollaro, per comprare le medicine ai genitori o da mangiare al bambino. Non sono proprio delle prostitute professioniste. Ci sono anche quelle, chiaro, ma la maggior parte delle ragazze lo fanno perché è il sistema più rapido per guadagnare, nella speranza di trovare prima o poi un marito. Scippi e furtarelli sono all’odine del giorno, dipende da te C’è il piccolo crimine, lo scippo, il furto, ovviamente. Ci hanno provato anche con me che vengo da Napoli, sorride Arturo, come se non conoscessi già i trucchi dei “mariuoli”. Mai portare una borsa o un borsello a spalla, mai dare nell’occhio con orologi di valore e catenine d’oro. Atteggiamento low profile, sempre. Infradito, bermuda, camicetta. Un po’ di baht in tasca, una fotocopia del passaporto nell’altra, tanto poi sei turista e hai i documenti in hotel, non ti possono fare niente se ti ferma la polizia, ma non ti ferma. Come ti adescano? Le ragazze si avvicinano, sorridenti e ti chiedono “Where are you from?” e mentre tu sei già confuso perché una giovane e carina ti chiede da dove vieni, un‘altra cerca di baciarti, quello è il momento che ti rubano il portafogli o l’orologio. In genere sarebbe meglio non dire mai che è la tua prima volta in Thailandia, significa che sei facile da fregare. Arriviamo al Body Massage. L’insegna è già un programma. Famoso il massaggio thailandese. Ci sono turisti che vengono solo per questo. Nella vasca ci si infila in due, ma è consentito anche in tre o più, una vasca piena di schiuma. Si esce tutti insaponati e l’uomo viene fatto sdraiare su un lettino e la ragazza inizia a massaggiarlo con il corpo. Sono bravissime, c’è una tecnica che s’impara, non è una cosa che sanno fare tutte. Ci sono vari locali, specie verso Soi 3 ma sono per gli asiatici. Il più famoso Body Massage si trova di fronte al centro commerciale Big C a nord della città. Accanto al supermarket c’è il Sabai Land Room. La caratteristica è che le ragazze hanno ben in vista un numero e il cliente si siede a un tavolo, consuma una birra e chiede il numero che ha scelto. Dopo aver bevuto o pranzato c’è una stanza che li attende. Ce n’è uno che si chiama PP Body Massage, che ha diviso le ragazze in due fasce, col cartellino blu hanno fino a 20 anni e con quello rosso oltre. Sono tutte e due lì per la stessa cosa e apparentemente non c’è differenza ma così il cliente sa a cosa va incontro. Un massaggio thai costa 2500 baht e può durare un’ora e mezzo. Ci fermiamo in un ristorantino a mangiare. Dopo un tentativo di approccio capiscono che veramente vogliamo solo mangiare e ci lasciano in pace. Hanno del buon cibo tailandese tra cui narm tok mu (insalata di maiale piccante) e yum pla dook fu (insalata di pesce gatto croccante). Durante la cena proseguo con le domande. Ci sono parecchie stradine buie. Sono pericolose? Domando ingenuamente. Certo che si. Ma anche qui dipende. Se sei uno che ha dato nell’occhio perché ha tirato fuori maldestramente una manciata di dollari, ha un orologio d’oro, ha speso molto nel night con le ragazze, beh devi stare attento. Se sei uno che non si capisce bene se è un disgraziato o uno troppo furbo, non corri pericoli. In genere, in tutto il pianeta, non vale la pena addentrarsi in stradine oscure di notte. Ma funziona anche l’opposto. In che senso chiedo? Nel senso che ci sono locali ben illuminati che attirano il cliente con ingresso gratuito, belle signorine, ammiccamenti… e poi non te ne puoi andare se non consumi o se non saldi un falso conto per consumazioni mai fatte. Hai voglia a protestare, sei in un locale pieno di guardia spalle thai che ti guardano minacciosi e sostengono che devi pagare due birre, che fai? Pago, esco e non mi vedono più. Appunto. E per tornare ai massaggi possibile che siano tutti così… cioè una scusa? No, ci sono anche posti dove praticano il vero massaggio thailandese senza doppi sensi. Per esempio l’One Royale nella Central Road di fronte al ristorante Leng Kee. Massaggi del corpo, piedi, con oli vari, aromi, massaggi alla testa, alle spalle, a quattro mani. Fanno anche lo scrub o un trattamento contro le scottature solari. E le donne? Certamente. Sono le clienti più assidue di questi centri. Hanno anche il trattamento riparazione intima, rassodamento della vagina, trattamento post parto, anti cellulite, insomma non manca niente. Ci sono diversi centri ma i più gettonati sono l’One Royale e poi il Massaggio Serenity alla Third Road a Pattaya Sud oppure la Spa View nel Mark Land Hotel a Soi 1. Qui fanno anche un procedimento per sbiancare la pelle, per chi volesse assomigliare a un occidentale. Paghiamo il conto usando tutte le banconote più piccole e alcuni spiccioli, lasciando una mancia e andiamo via. Lungo la strada Arturo si lascia andare ad alcune considerazioni. Molti stranieri pensano che tutto sia facile e perdono il self control. Bevono troppo e quando sono ubriachi gli levano tutto e li lasciano per strada addormentati. Meglio evitare il giro dell’alcol e delle droghe. Nulla è facile in un mondo che non controlli bene. Senza considerare che se ti becca la polizia sei l’unico a passare un guaio, come se ti trovano a giocare d’azzardo o con un minorenne. Tolleranza zero per certi reati. Li combattono ma di fatto li tollerano e se ne approfittano solo quando uno straniero ci casca. La prostituzione infantile è perseguita e il cliente rischia grosso ma allora perché la tollerano? Il rischio di contrarre malattie gravi come l’HIV cresce a Pattaya se non rispetti le regole fondamentali, principalmente l’uso del preservativo. In città ci sono una decina di bordelli a basso prezzo, frequentati per lo più da thailandesi e a loro non va di usare il preservativo. Ma più sali di livello e più le norme vengono fatte rispettare dalle ragazze e il preservativo e l’igiene sono obbligatori. Secondo l’Unicef in Thailandia nel 2011, c’erano 650.000 malati di HIV, l’1,8% della popolazione, uno dei tassi più alti fuori dall’Africa sub sahariana. La regione più colpita è la provincia di Chiang Rai. I suoi 1,25 milioni di abitanti rappresentano appena il 2% della popolazione thailandese ma tra loro c’è un 10% che ha contratto l’infezione HIV. Pare che questa infezione si stia allargando in Asia con diversi milioni di sieropositivi. Recentemente sono in aumento i casi di sieropositività fra bambini e donne. L’industria del sesso ancora oggi domina incontrastata in questa che è una delle prime mete mondiali del turismo sessuale. E fin qui passi pure ma il triste primato che deturpa tutto il quadro è che c’è una forte presenza di turismo sessuale legato allo sfruttamento della prostituzione infantile. Sull’Osservatorio Diritti ho trovo un articolo di Laura Filios del 27 marzo 2018 nel quale si sostiene che “I turisti sessuali italiani sono circa 80 mila, per lo più uomini (90%). Negli ultimi anni l’età si è abbassata ed è compresa tra i 20 e i 40 anni, come rivela uno studio di Ecpat Italia, contenuto nel Global Study di Ecpat Iternational (End Child Prostitution in Asian Tourism).” Il documento è frutto di due anni di ricerca, condotta tra il 2015 e il 2016 grazie al supporto di 67 partner e al contributo di 66 esperti. I principali paesi di destinazione sono Brasile, Repubblica Dominicana, Colombia, Thailandia e Cambogia. Ultimamente a questi si sono aggiunti anche alcuni paesi dell’Africa e dell’Est Europa. “Da non trascurare anche il numero in crescita delle donne che viaggiano in paesi in via di sviluppo, in cerca di sesso a pagamento con i minori. In totale sono il 10% dei turisti sessuali. Mentre gli uomini prediligono prede più giovani (fra i 12 e i 14 anni d’età) e tendono a cambiare partner ogni sera, le donne vanno in cerca di adolescenti, ragazzi che possano diventare i loro accompagnatori per tutta la vacanza. Questo avviene soprattutto in Kenya e nei Caraibi. Oltre al giro d’affari imponente, secondo solo a quelli di armi e droga, un altro dato preoccupante, sempre diffuso da Ecpat, riguarda i pedofili. Questi, che hanno un target molto profilato (under 12 o addirittura 9) e sono i più consapevoli di ciò che stanno facendo, sono il 5 per cento. Il restante 35% è costituito da clienti abituali, mentre quelli occasionali sono ben il 65%. E c’è di più: gli autori di questi delitti, nella maggior parte dei casi non sanno che quello che stanno commettendo è un reato, tanto in Italia e quanto all’estero.” Conclude l’articolo dell’Osservatorio Diritti. In effetti il reato viene perseguito in ciascuno stato in cui si verifica, ed anche in quello di appartenenza dell’adulto che lo compie, ma non ovunque viene considerato crimine contro l’umanità. “Il bambino viene trattato sia come oggetto sessuale sia come oggetto commerciale. Lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali rappresenta una forma di coercizione e violenza esercitate nei confronti dei bambini ed equivale ai lavori forzati e a una forma di schiavitù contemporanea”. Hiv e malattie veneree sono pericoli più gravi del Covid 19 All’HIV si aggiunse nel 2020 la pandemia da Covid 19 (in verità poche migliaia di casi tra locali e turisti in Thailandia) ma resta sempre il fatto che è una località turistica e il pericolo può sempre arrivare da uno straniero di passaggio. Comunque non c’è stato più il coprifuoco dall’autunno 2020. Permangono, è ovvio, molte malattie veneree, che allignano laddove c’è maggior promiscuità e carenza di igiene intima. Nonostante la buona intenzione del Governo centrale è molto difficile ripulire l’immagine del turismo di Pattaya e delle magnifiche spiagge del Golfo del Siam. Le famiglie straniere, di classe medio alta, vengono dirottate verso il litorale nord e sud della città, in zone come Jomtien e Naklua. La tranquilla Jomtien Beach è apprezzata per gli sport acquatici e i massaggi in riva al mare. L’offerta di sport acquatici come immersione subacquee, jet-ski, vela, sci nautico, windsurf e kitesurf e molto altro ancora è davvero notevole. Il centro invece attira principalmente persone singole o gruppi di maschi americani ed europei, in cerca di facili avventure. Pattaya è soprattutto una città per pensionati Accanto a questo “mercato del sesso”, che resta quello più dinamico, c’è anche la componente minor costo della vita che, assieme a temperature medie tropicali, ha fatto della Thailandia una meta ideale per i pensionati di tutto il mondo. Vengono qui, come vanno alle Canarie, in Tunisia, in Portogallo, nelle Filippine e nei Caraibi, per comprarsi una casa dove trascorrere il resto della loro vita, ottimizzando al massimo il valore della loro pensione. C’è una buona cucina globalizzata, accanto a una delle migliori cucine etniche del mondo, un’offerta occidentale in cibi e pietanze nei supermercati. Sono presenti anche strutture mediche di livello internazionale, dove vengono offerte ogni tipo di cure, come quelle dentistiche o i trapianti d’organo. Comprarsi casa a Pattaya non è difficile e le limitazioni che erano state poste sono andate via via perdendo di peso. Le agenzie vendono o affittano a stranieri ogni tipo di opportunità abitativa. Siamo tornati allo scooter, sono le due di notte e Arturo mi accompagna all’albergo. In una sola notte ho visto abbastanza da nausearmi. Vediamoci domani gli dico ma per fare tutt’altro. La spiaggia è affollata da famiglie e da giovani Il giorno seguente è la vigilia di Natale e decidiamo di visitare la spiaggia di Pattaya, una lingua di sabbia di 3 km, piena di vita, alberghi, ristoranti e negozi. È una città che si affaccia sul litorale come fosse una strada. Troviamo il turista che prende il sole, gruppi di bambini che fanno il bagno, giovani che giocano a pallavolo o a calcio, ragazze stese al sole. Chi balla, chi mangia, chi telefona, chi fa la doccia. Lo spettacolo delle vacanze familiari di ogni estate qui fa da contraltare a quello vissuto lungo la Walking Street, ieri notte. Con l’auto Arturo mi porta alla famosa spiaggia di Jomtien, quella delle famiglie, separata dalla baia di Pattaya dalla collina di Buddha, dove andremo più tardi. Ho visto che si possono noleggiare tavole da surf o anche jet sky a buon prezzo. Tutto è a buon prezzo, dice Arturo, ma attenzione alle trappole. Spesso il turista ignaro affitta una moto d’acqua minimo con 600 baht per mezzora e quando torna gli trovano un danno che viene imputato a lui. Il poveretto sa che non ne ha fatto alcuno ma il danno c’è… ha sbattuto in uno scoglio, ha le eliche piegate, tutte menzogne per danni che c’erano prima e che il turista non ha controllato perché s’è fidato. Come niente ti chiedono 100.000 baht (2.700 €). Anche dopo che fai intervenire polizia, ambasciate e agenzie non te la cavi se non lasci 10.000 baht per danni. Sei il turista, hai i soldi, devi pagare perché è così. Se noleggi qualcosa controllala prima e filma tutto. La Polizia Turistica ha il numero 1155. Si può chiamare perché intervenga subito ma serve a poco. Una lunga teoria di ombrelloni e di sdraio fa pensare alla quantità incredibile di rifiuti che si produce in questa ristretta area di svago, ma forti multe ai contravventori facilitano il mantenimento della pulizia sull’arenile, mentre il mare non è altrettanto limpido. La spiaggia di Wong Phrachan è all’estremità nord della città, è un chilometro di sabbia ad uso e consumo degli sportivi. Qui vengono gli amanti del nuoto ma anche tanti ambulanti che vendono gelati, frutta e cose da mangiare, per lo più cozze e vongole crude. Tra gli ombrelloni si aggirano tatuatori da spiaggia, massaggiatrici, pedicure, venditori di giornali e lotterie, altri offrono gemme e cineserie, occhiali da sole, CD, orologi finti, accendini, vestiti, giocattoli (cinesi) souvenir. Quasi sono più i venditori dei bagnanti. Non so come facciano a sopportare tutto quell’assembramento di venditori ambulanti mentre cercano un po’ di relax tra un bagno e l’altro. Più a nord ci sono altre piccole spiagge, come la Wong Amat Beach, la Crescent Moon Beach e poi Palm Beach. A pranzo ci accontentiamo di uno spuntino in una bancarella, ce ne sono in spiaggia e lungo i viali appena fuori la Walking Street. Hanno più o meno le stesse cose a costi convenienti. Riso fritto 50 baht, pollo, zuppa di pesce con cilantro e peperoncino 30 baht. Dolcetti isaan, som tam (inslata di papaya) e khao neow (riso bollito). Si trovano facilmente anche panini ripieni con salsicce, uova, pomodori, insalate e tonno. Al Sailor Bar and Restaurant, sulla Soi 8 ti puoi sedere e mangi rapidamente, senza tante cortesie. Hamburgher a 60 baht, birra a 50, khao pat a 30 baht, t bone con patatine fritte 120 baht… Alla ricerca del dharma Approfitto della cortesia di Arturo e della sua auto per visitare finalmente il Budda alto 18 metri a Wat Khao Phra Bat. Sorveglia la città dall’alto della collina con il Santuario della Verità di Wang Boran, tutto di legno, molto amato dai turisti in cerca di esotismo e aspetti culturali. Percorriamo la Beach Road e passiamo vicino alla rotatoria dei delfini. A parte la scomodità della guida a sinistra che se non ci sei abituato è sempre un pericolo per chi attraversa la strada, ma anche guidando non è da poco. Per fortuna Arturo c’è abituato e sa come destreggiarsi. Per oltrepassare la rotatoria ci mettiamo 20’. È il posto più trafficato della città, non è l’unico punto di pericolo. Qui avvengono parecchi incidenti, soprattutto fra le moto. Hanno messo dei semafori agli incroci vicini ma la maggior parte non li considera. In fondo ti senti come a casa Arturo? Si, risponde lui soddisfatto, non è stato difficile abituarmi al caos di Pattaya. Non si usa il casco e si passa col rosso, l’unica cosa è che qui è regolare superare da destra, mentre a Napoli non si dovrebbe fare. Wat Khao Phra Bat è il “Tempio della Collina dell’impronta del Budda Minore”. In effetti siamo su una collina a 2,5 km a ovest della città. Non è l’unico tempio ma è il più importante, tra quelli utilizzati dai “monaci della foresta” (Arannavasi) che cercano la tranquillità e la pace per meditare e trovare le vie del dharma. Inutile spiegare cos’è tanto è sempre la stessa cosa, “la via per l'illuminazione, la consapevolezza e la realizzazione dell'enorme potenziale racchiuso in ogni essere umano”. La statua d’oro del Budda alta 18 metri non è d’oro, è solo colorata. Vicino c’è una bellissima area sacra in stile cinese dedicata a Confucio e Lao-zi. Prima della salita, è possibile acquistare cibo, incensi e fiori da portare come dono al tempio. Si possono comprare anche delle gabbiette con degli uccellini da liberare vicino al Buddha, come auspicio di buona fortuna. Procediamo in auto e poi a piedi verso la collina successiva da cui si gode una vista magnifica sull’intera baia. Dicono che è stupenda al tramonto. Ce la perderemo per andare a cena. Intorno a noi è un pullulare di persone, turisti e thailandesi. Nel tornare verso l’hotel decidiamo di fermarci a cenare al Mantra Restaurant & Bar a nord di Beach Road. Fanno una cucina asiatica e mediterranea ed è un buon locale, come si evince dal conto di circa 4.000 baht in due. Al termine della cena ci salutiamo promettendo di non perderci di vista. Natale tra mercati, zoo, bancarelle e musei dell’illusione È Natale e la mattina la trascorro in uno dei mercati stile bazar. Il primo che visito si chiama Made in Thailand Night bazar, aperto anche di mattina. Niente di particolare. Mi sposto alla Galleria delle gemme a Nord Pattaya uno dei tanti negozi dei gioielli più grandi al mondo. Ho visto che ci sono molti negozi che vendono e comprano oro, specie intorno al mercato di Pattaya Sud, così come le gioiellerie a Beach Road. Ma non mi azzardo a chiedere niente, non mi fido. Ci sono tante gallerie d’arte, sembra sia una delle attività più in crescita, ma bisognerebbe essere degli intenditori per valutare se conviene acquistare. Chiedo al tassista di lasciarmi alla Chaiyaphonwithi Road, 15’ dal centro, per visitare il Million Year Stone Park e Crocodile Farm, in pratica uno zoo ma non solo. Passeggio per uno splendido giardino fiorito, tra cascatelle e rocce. Qui si trova una notevole quantità di coccodrilli, almeno un centinaio, degli orsi albini davvero rari, cavalli, scimmie. Per allietare i bambini si fanno anche spettacoli di “magia” da strada, tipo mangiafuoco e mangiaspade. Costa 300 baht per un adulto e la metà per un bimbo. Niente di particolare. Mi attira l’idea del Villaggio degli Elefanti a Tambon Nong Prue. Come saprete gli elefanti indiani sono molto utilizzati da queste parti, meglio dei trattori. In questo parco ti mostrano come vengono catturati e addomesticati, come lavorano nella giungla a spostare tronchi enormi ma anche come vengono vessati per farne degli spettacoli che dovrebbero divertire. Elefanti che giocano a calcio, elefanti che eseguono esercizi circensi, elefanti in assetto di guerra. Ovviamente si può fare un giro di un’ora sulle spalle dell’elefante, scendendo per un fiume o facendo trekking nella foresta per 900 baht. Preferisco fare uno spuntino e poi correre al Santuario della Verità, chissà che non scopra qualcosa di più interessante. Devo andare a Naklua Road, lì si trova questo tempio tutto in legno in riva al mare a Laem Ratchawet, Pattaya Nord. Si entra da Soi 12 pagando 500 baht. La costruzione venne iniziata nel 1981 su un lembo di terra che si insinua nel Golfo del Siam dove cielo, acqua e terra si incontrano, ed è inserito in un ampio parco dove si trovano anche laghetti, ristoranti, zone dedicate allo svago. È un edificio imponente, incredibile per la sua stessa concezione ed è il santuario in legno più grande del mondo. Qui l’arte si unisce al sincretismo religioso, per dare vita a un tempio che celebra attraverso un minuto lavoro di intaglio le religioni buddiste ed in induiste (con una buona dose di animismo). Fortemente voluto dall’imprenditore-filosofo thailandese Lek Viriyaphand e da sua moglie Praphai Viriyapanich, che ritenevano che l’arte e la cultura potessero migliorare il mondo, la costruzione ad oggi non è ancora completata (si pensa che probabilmente lo sarà nel 2050). Il Santuario della Verità di Pattaya è un gigantesco work in progress, come la Sagrada Familia a Barcelona. La struttura principale è terminata, mancano ancora tutte le decorazioni interne, rigorosamente intagliate a mano nel legno, utilizzando mazzetta e scalpello, da artigiani locali. In definitiva è un grande omaggio all’arte dell’intarsio che in Europa ha prodotto quadri e mobili ma mai templi. In tutta la costruzione non vi sono chiodi, viti o bulloni a tenere insieme la struttura ma solo astuti snodi, scanalature, giunti e incastri a coda di rondine – per la posizione sul mare e per il clima caldo, necessita continuamente di manutenzione e restauro. Perfino l’ascensore si mimetizza nella struttura perché rivestito in legno intagliato con minute figurine simboliche. Un museo di illusioni artistiche Faccio ancora in tempo a visitare un museo, si chiama Arte in Paradiso ed essendo il giorno di Natale è la mia maniera di festeggiare la nascita di Gesù, che come tutti sapete non è nato il 25 dicembre, fu una invenzione del Concilio di Nicea a stabilirlo, nel 325 d.C. collocandola lo stesso giorno della festa pagana del “Natalis solis invicti”. Alla Second Road Soy 1 si trova questo luogo delle illusioni, dove si passa da una galleria all’altra tra turisti che si scattano selfie in continuazione. La prima sala è quella del camuffamento, poi la sala dell'oceano, la sala della fauna selvatica, la sala delle arti classiche, la sala della civiltà, la sala del surrealismo, la sala dei dinosauri, la sala delle cascate, la sala degli scenari e la sala delle mostre d'arte. In pratica si tratta di entrare in tromp l’oeil che ti mettono al centro dell’azione, perdi i riferimenti spaziali e ti senti a volte minuscolo o gigante. Per questo i telefonini diventano subito pronti a catturare emozioni, paure, sensazioni immaginifiche. È un museo interattivo di arte. Si gioca con le rappresentazioni della natura e dell’architettura e dell’arte stessa. Vi posso assicurare che i giorni che mi hanno separato dal Capodanno, fino al giorno del mio rientro a casa il 2 gennaio li ho trascorsi tranquillamente a prendere il sole sulle spiagge di Pattaya, a gironzolare per le isole di Ko Phai, Ko Klung Badan e via dicendo, o in piacevoli conversazioni col mio amico Arturo, nei bar della baia. Volevo documentare questa parte di mondo che tanto turismo attira, per rendermi conto di quale fosse l’appeal del luogo e per rendermi conto che purtroppo l’umanità non migliora con il passare degli anni ma anzi, si aggravano certe tendenze che sono ben visibili anche all’epoca in cui voi, lettori dell’articolo, state ancora vivendo. AVVERTENZA. I dati, i personaggi e le informazioni che trovate in questo articolo sono in parte veri e in parte un’opera di fantasia. Le vicende di viaggio sono ambientate in un futuro ipotetico, anche se abbastanza possibile.

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