La Prova del Cuoco chiude dopo 20 anni

di Carlo Raspollini

Su La Repubblica di oggi 22 giugno, leggo questa notizia:“La prova del Cuoco” chiuderà i battenti dopo 26 anni! In realtà dopo 20 perché il programma è del 2000. Purtroppo questo è il livello dell’ informazione in Italia. Conosco bene quel programma perché ne sono stato autore per i primi 7 anni, dal 2000 al 2007, quando andai via perché, a mio giudizio, era inaccettabile che venisse inserito come autore un ragazzo, seppur intelligente e simpatico, ma senza alcuna esperienza, solo perché fidanzato di Antonella Clerici, che allora conduceva il programma con ottimi ascolti. Dopo una sfortunata parentesi a Mediaset, nel 2000 Agostino Saccà, direttore di Raiuno, volle portare Antonella in Rai e il programma che proponeva Endemol pareva al caso suo. Endemol aveva acquistato i diritti da una società inglese, che produceva “Ready Steady Cook”, format di mezzora, una sfida tra cuochi inglesi, che per la cucina non sono mai stati famosi. Infatti era una sfida, un challenge, dove la gastronomia e la cultura e la tradizione contavano niente. Per questo non poteva andare così com’era. Prima il direttore chiese consiglio a Gianfranco Vissani, poi si fece un numero zero con Marisa Laurito, ma il progetto non convinceva la direzione di Raiuno. Saccà chiamò degli autori che pensassero come arricchire il format italiano, ferma restando la mezzora di Endemol. Fu così che io e Gustavo Verde ripensammo il format, aggiungendo alla sfida, altre parti che dessero ad Antonella l’opportunità di non essere solo un arbitro tra due sfidanti. Il programma avrebbe dovuto chiamarsi “Mezzogiorno di fuoco” in quanto era previsto per le 12, tuttavia quel titolo era già appannaggio di Mediaset che l’aveva usato per un’altra trasmissione, chiusa anzitempo. Allora ci inventammo altri titoli ed io proposi “La Prova del Cuoco”, che poi risultò il più gradito a un pubblico campione con cui venne testato da una società di marketing. L’allora capo struttura Antonio Maccario, che veniva dalla pubblicità, non lasciava nulla al caso. La trasmissione ebbe un successo immediato, venne cucita addosso ad Antonella e crebbe anno dopo anno con il gradimento del pubblico. Tra le idee che vennero aggiunte ce ne furono alcune che hanno fatto la storia della tv. L’idea di Antonella di inserire Anna Moroni. Una cuoca autodidatta, con cui era molto amica. Anna era la classica massaia innamorata della cucina. Con scarse cognizioni di gastronomia ma con una grande passione e simpatia. Quello che Anna faceva a casa sua con il marito e i figli e gli amici lo ripeteva in trasmissione, con la sua irresistibile verve culinaria. Io portai Beppe Bigazzi. L’avevo conosciuto a “Unomattina” dove avevo disegnato per lui varie rubriche e ne avevo osservato le indubbie capacità di spaccare il pubblico, risultando o molto simpatico o molto antipatico. Beppe era un ex manager d’impresa in pensione. In tutta la sua vita si era sempre occupato di fare l’amministratore delegato di grandi aziende come Gepi, Lanerossi, Eni. Ora finalmente poteva dare sfogo alla sua grande passione per la gastronomia. Figlio di contadini del Valdarno, in provincia di Arezzo, era un personaggio di grande spessore culturale e con una profonda conoscenza degli ingredienti e delle gastronomie di varie parti del mondo, ma in particolare della nostra.

I duetti tra Beppe e Anna dietro al bancone in cui si cucinavano le pietanze della tradizione, con Antonella a far da paciere, erano uno spasso e costituirono, a mio avviso, il momento più indovinato di quel programma. Un modo divertente e spassoso per insegnare al pubblico i fondamentali della cucina. Dove Anna sbagliava a detta di Beppe, iniziava un alterco divertente, di quelli che in famiglia coinvolgono la mamma ai fornelli, col papà a tavola. Le dispute sulla cucina sono un classico della nostra cultura e in famiglia avvengono ad ogni riunione domenicale o per le feste comandate. Inventammo un mare di rubriche, tra cui anche “Il mio Campanile”, che trassi da “Campanile Sera” degli anni ’60, dove riportai la sfida tra paesi in chiave culinaria. Ogni paese ha i suoi piatti della tradizione, i migliori al mondo, e la sfida appassionava il pubblico o per l’aspetto gastronomico o per quello campanilistico.

Ora “La Prova del Cuoco”, condotta da Elisa Isoardi, verrà chiusa e al suo posto andrà un programma di Antonella Clerici, “La casa nel bosco”.  Non so se Antonella avrà detto a Elisa “Stai serena…” ma certamente non ha mai smesso di pensare a quello spazio orario come casa sua. Da donna intelligente e di spettacolo, Antonella sa che il quotidiano è il programma che ti dà la popolarità e la forza. Senza il quotidiano non ti costruisci come personaggio e lentamente rischi l’oblio. Elisa, che pure conosco benissimo, ha sempre visto nella “Prova del Cuoco” il programma adatto a lei e si è sempre immaginata che un giorno Antonella l’avrebbe lasciato per trasmissioni più importanti. Così quando si presentò l’occasione che le dette Fabrizio Del Noce la prese al volo. E di nuovo nel 2018, quando Antonella lasciò, venne quasi “spontaneo” pensare a Elisa come sostituta. Ma sbagliarono format. Da tempo erano spariti Alessandro Scorsone e Adua Villa, i due sommelier storici eleganti, preparati, funzionali al video. Erano spariti Simone Fracassi, Paolino Tizzanini, Stefano Bencistà, i super esperti della carne, perché la moda vegana lo imponeva. Provarono a richiamare la Moroni ma era volata giustamente verso altri lidi. Bigazzi nemmeno a pensarlo, ormai il format era un gioco e la sua sapienza avrebbe stonato. Era rimasto solo Sal De Riso, di Tramonti, perché non ce ne sono altri in pasticceria della sua forza. Cambiarono troppo, nell’idea che il brand sia più forte dei contenuti. Non è così. Ben presto dovettero fare marcia indietro. Mandare via personaggi che non c’entravano con la cucina e con quel programma, perché arrivavano da fuori, e richiamare anche i vecchi cuochi della sfida. I vari Renatone, Pasquale Giunta, Luigi Pomata, Emanuele Vallini e Paolo Zoppolatti, ancora recentemente sono tornati a sfidarsi con le divise del Peperone e del Pomodoro. Hanno messo e tolto giurie, inserito esperti, spesso troppo “lecchini”, cambiato il ruolo del pubblico, cambiato le canzonette, ingigantito la scenografia e le luci, tutte quisquilie che non potevano competere con le “baruffe” e gli insegnamenti di Beppe e di Anna. Un programma finisce perché si esaurisce la sua empatia col pubblico, se c’è mai stata. Quando termina o si fa un restailing completo con giudizio, come s’è fatto per la “Corrida”, oppure meglio passare ad altro. Oggi ci sono troppi programmi di cucina e nessuno che insegni a cucinare. Sono dei talent, delle sfide dove cucinare non conta e la cattiveria dei giudici fa parte del format ma non serve a chi deve imparare. Il che può sembrare assurdo in un Paese che dovrebbe fare della cultura gastronomica uno dei suoi cavalli di battaglia nel mondo. Noi no, le nostre cose più ricercate non le valorizziamo, così accade per l’arte, per l’archeologia, per i vini, per la gastronomia. Come si dice, speriamo che se ne accorgano prima o poi.

Carlo Raspollini
Carlo Raspollini
Nasce a Follonica, in Maremma. Si laurea in Scienze Sociali a Trento il 12.12.1973 con una tesi di Psicologia Sociale sulle Comunicazioni di Massa. Inizia subito a collaborare in Rai a varie rubriche radiofoniche dal 1971. Partecipa a Per Voi Giovani, Retroscena, vari sceneggiati musicali, Inonda, La Civiltà dello Spettacolo. Dal 1989 arriva in televisione dove, come Autore e -a volte- Produttore e anche Regista, idea e partecipa a numerosi programmi, tra i quali: L'amore è una cosa meravigliosa, Tua, varie prime serate di spettacolo, poi inizia a collaborare a Unomattina e contemporaneamente a Linea Verde, Linea Verde Orizzonti, La Prova del Cuoco, Storie Vere, Ciao Come stai?, Vitabella più vari speciali quasi sempre su Raiuno. Dal 2016 vive a Punta Cana, Repubblica Dominicana , dove si occupa di eventi gastronomici internazionali.

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