Le megalopoli sono davvero una necessità?

In Cina sta nascendo un mostro da 130 milioni di abitanti che si chiamerà Jing Jin Ji

di Carlo Raspollini

Vogliono far nascere un mostro di 130 milioni di abitanti, quasi la popolazione di Germania e Francia assieme. Si chiamerà Jing-Jin-Ji, ovvero un gioco di parole per coniugare assieme Pechino (Bejing), Tianjin ed Hebei. Una superficie stimata di 212.000 kmq, in pratica quasi l’intero stato del Kansas! Il presidente cinese Xi Jinping ha destinato ad ogni città un ruolo specifico. Pechino diventa distretto culturale e tecnologico. Tianjin quello produttivo. Ad Hebei si concentra l’industria medio piccola. Già si stanno pianificando le infrastrutture che collegheranno le tre città in un super agglomerato urbano mai visto e, che spero ardentemente, non si vedrà. Hanno cominciato a costruire l’integrazione nel 2013 e già abbiamo visto cosa produce mettere tanta gente tutta nello stesso posto in termini di inquinamento atmosferico e di conseguenza malattie, epidemie, danni alla salute e all’ambiente. Si stanno costruendo le ferrovie ad alta velocità, nelle quali i cinesi sono pionieri, assieme alla tecnologia tedesca. Queste ferrovie dovevano essere ultimate quest’anno. Per fare un paragone, la megalopoli oggi più grande al mondo è New York, che occupa 790 kmq con 20 milioni di abitanti. Traete voi le conseguenze.

Una periferia di Pechino oggi

Sono anni che studiosi delle scienze sociali, architetti, urbanisti e medici sconsigliano di creare agglomerati urbani che possono determinare problemi incontrollabili e ingestibili. Vero che i cinesi non debbono affrontare le problematiche connesse con le libertà individuali e la privacy dei cittadini. Già oggi sottoposti a controlli asfissianti, aggravati grazie agli effetti della pandemia, attraverso telecamere intelligenti. Queste vengono piazzate in ogni angolo della città.  Interconnesse tra loro e con centrali dei dati. Possono riconoscere chiunque, autore di un danno, furto o peggio, e fornire alla polizia dati a sufficienza per individuarne l’indirizzo e le amicizie in poche ore, fornendo anche il video del crimine, con tanto di ora e luogo sovrimpresso. Da noi queste telecamere susciterebbero non poche obiezioni. Sembra questo il prezzo che il popolo cinese deve pagare per godere del benessere economico e delle agevolazioni nella organizzazione della vita quotidiana. Tutto sarà efficiente e rapido. Gli spostamenti, le decisioni, le pianificazioni. Non ci sarà spazio per l’individuo se non quello pianificato. Grazie anche alla rete 5G, che già opera in città super smart come Shenzhen e che si appresta ad invadere il mondo, almeno quello industrializzato.

Il famoso mercato di WuHan

Ma non è la perdita della privacy che mi preoccupa di più ma il mettere insieme una cultura super tecnologica avanzatissima, con una presenza di sacche di povertà estrema. Dove ancora perdurano metodi e sistemi di macellazione, conservazione e uso degli alimenti e delle specie animali anche non domestiche, che possono originare facilmente occasioni di contagio per nuove epidemie. Da sempre si immagina il futuro come un luogo di perfezione asettica, mentre la vita ci insegna che non è mai così. Basta osservare le megalopoli di oggi e vedere la qualità della vita dei loro abitanti. Sono anni che, nei paesi avanzati, si assiste alla fuga dalla metropoli per tornare alla campagna, ai piccoli borghi, alle città a misura d’uomo. In questo furono eccezionali film come 2001 Odissea nello spazio, Bladerunner o Alyen in tutta la serie, dove la tecnologia si sposava sempre con sacche di arretratezza e di miseria. Favelas putride accanto a tecnologie spaziali. Mi immagino così anche le favelas future di Jing Jin Ji. In tal modo ai 130 milioni di ordinati colletti bianchi e funzionari di partito, potremo aggiungere facilmente altri 50 milioni di reietti e “miserabili” che, per quanto il regime possa nascondere, dovranno vivere, mangiare, trovarsi un tetto, avere malattie e deiezioni, entrare in contatto con il resto della popolazione.

Carlo Raspollini
Carlo Raspollini
Nasce a Follonica, in Maremma. Si laurea in Scienze Sociali a Trento il 12.12.1973 con una tesi di Psicologia Sociale sulle Comunicazioni di Massa. Inizia subito a collaborare in Rai a varie rubriche radiofoniche dal 1971. Partecipa a Per Voi Giovani, Retroscena, vari sceneggiati musicali, Inonda, La Civiltà dello Spettacolo. Dal 1989 arriva in televisione dove, come Autore e -a volte- Produttore e anche Regista, idea e partecipa a numerosi programmi, tra i quali: L'amore è una cosa meravigliosa, Tua, varie prime serate di spettacolo, poi inizia a collaborare a Unomattina e contemporaneamente a Linea Verde, Linea Verde Orizzonti, La Prova del Cuoco, Storie Vere, Ciao Come stai?, Vitabella più vari speciali quasi sempre su Raiuno. Dal 2016 vive a Punta Cana, Repubblica Dominicana , dove si occupa di eventi gastronomici internazionali.

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