Torneremo come prima?

Editoriale di Carlo Raspollini 12.6.2020

Nei giorni del lockdown ci siamo fatti i complimenti da soli. Affacciati ai balconi a cantare “Bella Ciao” o l’Inno di Mameli, sventolando la bandiera, stretti a distanza, in un abbraccio di solidarietà. Il Guardian e altri mass media, non i nostri, ci hanno fatto i complimenti e li hanno fatti anche a Conte per come è stata gestita la pandemia, Regione Lombardia a parte. Si sono susseguite da aprile le inchieste su come reagiscono gli Italiani al post Covid19. Dalle statistiche si hanno come sempre risposte banali. Torneremo nei negozi e nei centri commerciali con un po’ di paura. Torneremo al ristorante ma rispettando le distanze e le altre norme. Torneremo insomma a vivere come prima ma con molte delle paure acquisite e che forse neanche il vaccino servirà a scacciare via. I più inclini a tornare alla normalità sono i trentenni e i ventenni. Certo, loro hanno meno paure e una gran voglia di viaggiare, innamorarsi, vivere.

Il Corona Virus convivrà a lungo con noi

Il Corona Virus conviverà con noi a lungo. Dovremo fare i conti con lui come li facciamo con le influenze annuali, l’HIV, il tifo, il diabete, l’ipertensione, l’epatite, i tumori. Ci abitueremo a usare le mascherine da vicino, a evitare gli affollamenti, a non fidarsi degli sconosciuti. Questo lo si vede già dall’impennata che ha preso il remote working, lavorare da casa (non lo smart working, perché è intelligente anche quello che si fa in ufficio). Il boom di tutto quello che ruota attorno all’informatica lo dimostra. Si ridurrà molto il pendolarismo, ma nei paesi meno avanzati questo sarà impossibile. La distanza sociale favorirà l’uso di biciclette, scooter, monopattini e cose del genere, per i quali il Governo Italiano ha stanziato 500€ di incentivo. Tutto quello che favorisce il muoversi in sicurezza avrà la meglio sui mezzi pubblici affollati, che non vedremo per un bel po’ di tempo o, spero, mai più. La ressa alla metropolitana o sui treni pendolari non sarà consentita. Questo aumenterà inevitabilmente i prezzi delle corse, come delle auto a noleggio, taxi e car sharing. C’è chi sostiene che ci sarà l’impulso a comprare auto private, visto le difficoltà dei viaggi aerei, con i controlli alle partenze e la diminuzione del prezzo del petrolio, ma io non credo. Non rinunceremo ai viaggi all’estero e l’aereo è troppo comodo. Ne faremo di meno, pagando di più.  Il prezzo del petrolio poi ha già ricominciato a risalire. In sostanza non rinunceremo ai nostri privilegi ma solo li useremo con più parsimonia.

La consapevolezza di un maggior rispetto ambientale, che è connesso all’esplosione delle epidemie, ormai è palese. La guerra alle plastiche non si fermerà. Il Corona virus ci ha insegnato che i confini non esistono, sono facilmente perforabili, nessuno si difende da solo, siamo tutti interconnessi, in ogni angolo del pianeta possiamo essere contaminati da un viaggiatore da WuHan. Chi lo avrebbe detto? È stata la sconfitta del “sovranismo”. Chi non ha creduto alla malattia scambiandola per “febbriciattola” a creato le condizioni per una strage. Se a morire sono stati i più emarginati, i diseredati e i più anziani, per qualcuno non era poi così grave, ma per la maggior parte della popolazione non è stato così. Quando ti muore un parente da solo, in una corsia di ospedale e non lo rivedi più, nemmeno in una cassa da morto, non ci passi sopra.

L’altra grande novità sarà come fidarsi del prossimo. Come corteggiare e lasciarsi corteggiare. Che fine faranno le storie extraconiugali, interrotte dalla clausura casalinga? Come sarà complicato avere un’avventura, magari breve, anzi più è breve e peggio sarà. Come ci relazioneremo tra esseri umani al primo approccio? Molto dipenderà dall’incoscienza dei più giovani, dal loro innato ottimismo con cui superano ogni ostacolo. Con il vaccino forse torneremo a fidarci. Magari si ricorrerà alla prova del test sierologico, agli anticorpi, a un documento sanitario, chissà? Prima di fidanzarci bisognerà sottoporsi a un test del sangue, che comunque non sarebbe una cattiva idea sotto il profilo della salvaguardia della salute sociale. Ma che, comunque vada, siamo diventati migliori, non ci credo. Siamo quelli di sempre, con un po’ di paura, che ci farà accettare i controlli, le verifiche, ci darà più dubbi e incertezze, ci farà essere più cauti. Non scambiamo la vigliaccheria con la bontà. Anzi io credo in una certa recrudescenza degli egoismi, delle meschinità, del volersi approfittare dell’altro più debole, in difficoltà. No, la solidarietà ci sarà in chi l’aveva anche prima, in chi non si poneva al di sopra di qualcun altro ma alla pari. Qualcosa dovremmo averla imparata. Per esempio che chi fugge dalle malattie, dalle guerre e dalla miseria, non è poi così difficile da comprendere. Potremmo essere noi un domani.

Carlo Raspollini
Carlo Raspollini
Nasce a Follonica, in Maremma. Si laurea in Scienze Sociali a Trento il 12.12.1973 con una tesi di Psicologia Sociale sulle Comunicazioni di Massa. Inizia subito a collaborare in Rai a varie rubriche radiofoniche dal 1971. Partecipa a Per Voi Giovani, Retroscena, vari sceneggiati musicali, Inonda, La Civiltà dello Spettacolo. Dal 1989 arriva in televisione dove, come Autore e -a volte- Produttore e anche Regista, idea e partecipa a numerosi programmi, tra i quali: L'amore è una cosa meravigliosa, Tua, varie prime serate di spettacolo, poi inizia a collaborare a Unomattina e contemporaneamente a Linea Verde, Linea Verde Orizzonti, La Prova del Cuoco, Storie Vere, Ciao Come stai?, Vitabella più vari speciali quasi sempre su Raiuno. Dal 2016 vive a Punta Cana, Repubblica Dominicana , dove si occupa di eventi gastronomici internazionali.

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